Toro: Cairo vende, chi può comprare o anche solo affittare?
Faccio parte di un gruppo di tifosi granata, quasi tutti piemontesi, molti torinesi da generazioni, qualcuno certamente capace, ma nessuno ricco. Noi non abbiamo alcuna possibilità di rilevare il Toro, almeno secondo l’identikit del futuro compratore, delineato dallo stesso Urbano Cairo. Peraltro qualcun’altro si è già affacciato alla finestra, anche ricco, ma non piemontese, neanche di confine. Ma il tratto che mi preoccupa maggiormente è quello relativo alla “capacità”. Esiste davvero qualcuno più capace di Cairo? Non lo chiedo in termini assoluti, ci mancherebbe. Me lo chiedo partendo dal presupposto che questa “capacità” dovrebbe essere valutata dal venditore. E un uomo dallo smisurato culto della personalità come l’attuale presidente del Toro sarà in grado di scovare, tra gli scarsi pretendenti, almeno un candidato all’altezza? I nomi circolati nell’ultimo mese, da Gaucci alla Lidl, mi spaventano. Altri hanno rinunciato prima ancora di cominciare, come Bertarelli, il patron di Alinghi. A questo punto non mi faccio prendere dalla frenesia e torno a pensare che il Toro procederà, almeno per un altro po’, a dibattersi tra alterne fortune nelle mani dello stesso timoniere. Ma mi piacerebbe capire per quale motivo Urbano Cairo sia uscito allo scoperto proprio oggi. Comunicare a Petrachi e Colantuono di voler vendere (entrambi hanno il contratto in scadenza a giugno) non è il modo migliore per motivare la truppa prima di una trasferta cruciale come quella di Padova. Se davvero il presidente pensasse che l’inopinata sconfitta contro la Salernitana deve solo ricondursi ad una giornata storta, non avrebbe avuto motivo di dubitare di poter riprendere a sperare nell’aggancio alla zona playoff attraverso un successo in Veneto. Io sono tra quelli che ancora sperano che il 2-3 interno di sabato scorso sia dovuto ad una giornata-no e ad una squadra mal schierata in campo. Aspetto di vedere all’Euganeo se Colantuono ha capito che cosa deve correggere, anche perché ha la possibilità di recuperare elementi importanti a centrocampo, dove nascono i reali problemi del Toro. Ma accorgermi che un imprenditore attento ai rapporti personali e al marketing, come Cairo, non ci crede più mi fa star male e non credo faccia star meglio una squadra costituita da tanti lavoratori con un contratto a termine. Chi non ha avuto neppure il tempo per radicarsi, o anche soltanto trovar casa a Torino, riuscirà a fare quadrato per rispondere sul campo a questa ennesima destabilizzazione? Proprio questo termine, “destabilizzazione”, era stato utilizzato dal patron granata per lamentarsi dei danni successivi alla vicenda Ciuccariello. In questo momento mi pare che il Toro si stia “autodestabilizzando” attraverso il suo stesso primo cittadino. Mi rassegno all’ennesimo weekend tormentato, in attesa di raccontarvi quello che i miei occhi vedranno all’Euganeo di Padova. Ma voglio chiudere con una battuta, che spero non diventi realtà nell’immaginifico mondo del calcio: presidente, invece di vendere, perché non prova ad affittare?
Fabrizio Bellone









