Toro: vittoria a Padova, ma state zitti!!
L’ultima volta che ero stato qui era il 1 novembre 2000. Il Toro aveva appena perso per la prima volta nella sua storia contro il Cittadella, che allora giocava gli incontri casalinghi del campionato di serie B allo stadio Euganeo di Padova. Ricordo che i pochi tifosi granata al seguito cercarono di avvicinare i giocatori appena sconfitti. Ricordo bene il pulmann sociale che correva via veloce per evitare il confronto con i tifosi inferociti, facendo lo slalom tra i vialetti e i parcheggi esterni allo stadio. Sabato sera, uscendo dall’Euganeo dopo la diretta radio, mi sono trovato a ricordare il fatto, per il motivo opposto: tifosi del Padova ad attendere minacciosi l’uscita dei propri eroi, polizia schierata in forze, aria tesa. A distanza di oltre nove anni da allora, quando al Toro non bastò passare in vantaggio con un rigore di Ferrante per evitare di perdere 2-1, ho ripensato alla situazione. La partita di sabato avrebbe potuto anche prendere una piega diversa. Se Di Nardo fosse stato l’infallibile cecchino del match di andata, se Morello avesse smentito la fresca nomea di pararigori, forse starei a commentare un risultato diverso. Invece il Toro è stato bravo e fortunato a superare il momento difficile, fino a crescere di intensità nella prima parte della ripresa e a sfruttare con il solito Bianchi una delle poche palle-gol a disposizione. Bravo e fortunato. Quel Toro appena messo in mano a Giancarlo Camolese nel marasma del dopo Simoni non seppe sfruttare il vantaggio e capitolò in modo inglorioso contro una rivale modesta. Impiegò un mese e mezzo prima di diventare la corazzata che si guadagnò la serie A con una serie di vittorie consecutive, partendo dalla zona retrocessione. Il Toro dell’era Colantuono due, invece, coglie l’undicesimo punto in sei gare e, a suo modo, mostra continuità di risultati, rispondendo sul campo alle mille critiche, anche nostre, giunte dopo il brutale scivolone con la reietta Salernitana. Tutto bene allora? Non proprio. La squadra deve ancora crescere in personalità, perché dopo un buon inizio si è seduta nel momento in cui avrebbe dovuto galvanizzarsi. Il rigore sventato da Morello, anziché esaltare la squadra, è riuscito a farla sedere. Lì il Toro ha rischiato il tracollo. A destra Scaglia agiva troppo avanzato, senza gli inserimenti di D’Ambrosio, impegnato a contenere Renzetti. A sinistra Gasbarroni e Garofalo non hanno quasi mai trovato i tempi giusti per i rispettivi inserimenti. In mezzo Genevier ha confermato di correre a scartamento ridotto, soprattutto nella fase di non possesso palla, costringendo Pestrin al consueto cartellino giallo di contenimento. Ogbonna è parso l’ombra del giocatore che, invece, può essere. Pià si è divorato un gol, prima di entrare di fatto nella lista dei desaparecidos. La svolta nella ripresa, quando Colantuono si è deciso ad inserire un Leon in giornata felice. L’onduregno è l’uomo giusto per sfruttare le avanzate di D’Ambrosio, che chiede soltanto di poter correre verso un pallone lanciato nel modo giusto. Bianchi ha sfruttato una delle due palle-gol a sua disposizione. Rubin è ricomparso nella ripresa contribuendo ad un’onesta partita difensiva. Tutto il complesso ha arginato la controffensiva del Padova, senza affanno, anche grazie alla medesima scelta di Bergamo: il passaggio ad un centrocampo a tre, con Pestrin come schermo davanti alla difesa, supportato da Genevier e Barusso ai fianchi. Con il passare dei minuti è venuta meno la lucidità dei locali, nel finale anche fischiati dai propri tifosi. E’ finita con i granata a salutare il proprio pubblico e noi a scendere in sala stampa per raccogliere le voci dei protagonisti, da trasmettere ai tifosi a casa. Ma lì, nel ventre dell’Euganeo, ecco ciò che non ti aspetti. Tre-minuti-tre di svogliata conferenza stampa del mister, totale assenza di dichiarazioni da parte dei massimi dirigenti della società, silenzio stampa dei giocatori, su precisa indicazione della società stessa. Peccato, perché immagino che Bianchi avrebbe volentieri raccontato la sua sedicesima rete. E Rubin si sarebbe probabilmente rallegrato per il ritorno in campo. Altri avrebbero potuto mettere l’accento sulla prestazione di gioco, più che sul futuro assetto societario. Ma se mancano i protagonisti che calcano l’erba, l’attenzione si sposta più facilmente sulle vicende che riguardano l’eventuale passaggio di proprietà. Quando la stampa non ha a disposizione le dichiarazioni dei calciatori, con qualcosa dovrà riempire i giornali. E allora mi attendo un’altra settimana di congetture, supposizioni, messaggi subliminali. No, io a questo gioco non voglio giocare. Ho già scritto che cosa penso al proposito. Mi attendo, invece, di poter ancora dialogare con questi ragazzi, che ora non lesinano mai l’impegno e che, forse, riusciranno a portarci verso il sesto posto, valido per i playoff. In caso contrario, se il silenzio stampa dovesse perdurare, non resterà altro che stuzzicare Stellone, in visita sabato prossimo con il suo Frosinone, a raccontarci qualcosa sul Toro passato e presente. Magari ne scappa fuori qualcuna bella da raccontare.
Fabrizio Bellone









