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Thyssenkrupp: tra supporti alla memoria e deposizioni svuotate

12 maggio 2010 Nessun Commento

Molto ci si attendeva, dalla deposizione dell’ultimo testimone del processo Thyssen. Un testimone chiave, la dott.ssa Caterina Di Bitonto (se di testimone chiave si può parlare, in un processo di questo tipo), membro della commissione che ispezionò la Thyssenkrupp nel giugno 2006 per conto del ministero dell’Ambiente. Storia – l’ennesima – intorno a cui ruotano le consuete ipotesi accusatorie relative alle modalità con cui tali ispezioni avevano luogo.

Effettivamente, di tutto ciò in aula si è parlato. Ma, assai sorprendentemente, non si è assolutamente trattato di una testimonianza d’effetto. A fronte di una storia che ebbe inizio nel 2002 con una precedente ispezione, la dott.ssa Di Bitonto si è troppo spesso trincerata dietro i “non ricordo”, ricorrendo così ai numerosi documenti che teneva con sé.

Sul punto, si entra in una questione assai delicata del processo penale. Recitano infatti i sacri principi del dibattimento che il testimone deve parlare sulla scorta della sua memoria (insomma, raccontare senza leggere); tali principi sono però temperati dalla possibilità che il teste stesso tenga con sé taluni documenti “in supporto alla memoria”. Non si potrebbe infatti esigere che egli ricordi a menadito dati, numeri e altre complesse notizie che – in particolare in un processo di tale complessità – rischiano di essere più numerose che mai.

Un tale supporto alla memoria, però non può né deve trasformarsi nella mera lettura delle risposte. Proprio ciò che è accaduto stamattina, con una teste impacciata, trincerata per l’appunto dietro la scarsa memoria dei fatti, intenta a frugare tra le carte in suo possesso dopo ogni domanda rivoltale da pubblici ministeri e avvocati.

Scontate le obiezioni dell’accusa. “Non si tratta di una testimonianza, ma di una lettura”, ha più volte sancito in aula Raffaele Guariniello. Obiezione tanto più carica di significato, visto che i documenti che la testimone teneva tra le sue mani sono già agli atti del processo, e dunque la loro lettura in questa sede diveniva quantomai irrilevante. E lo stesso avvocato Audisio, legale della Thyssen, più volte è apparso spiazzato dall’impossibilità di ottenere alle sue domande una risposta immediata, che non passasse attraverso l’immancabile, meticolosa consultazione delle ormai famigerate carte.

Sul piano tecnico, il peggio che possa accadere in un caso del genere è la sostanziale irrilevanza della deposizione. Dal punto di vista di chi commenta, e vorrebbe suggerire un rimedio, ancora una volta balza agli occhi l’impossibilità di tracciare i confini precisi di una regola: in quale punto finisce il supporto alla memoria, e comincia la mera lettura…? In materia, una sola certezza: stamattina, quel punto è stato abbondantemente superato.

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