L’estate della Giustizia, stanca ma (forse) soddisfatta
Bar del Palazzo di Giustizia, ore 13,30 circa di venerdì 23 luglio. Uno dei luoghi e dei momenti di maggior ingorgo e vociare del “Bruno Caccia” oggi è un vasto gorgo punteggiato da qualche rara presenza. Manca persino l’allegra pletora di avvocati fumatori che – sfuggendo a un divieto ormai generale – si accendono una sigaretta nel cortiletto davanti alle porte del bar, autentica “Piazza Affari” del Palazzo.
Oggi, martedì 23 luglio, la Giustizia va in vacanza. La data ufficiale sarebbe l’ultimo giorno del mese: la sospensione per legge dell’attività dei giudici (eccetto – s’intende – i procedimennti non soggetti) va dal 1 agosto al 15 settembre; ma da questo lunedì entrano già in funzione le sezioni feriali (appunto quelle che tratteranno i procedimenti che non possono essere sospesi). Quindi, di fatto, da oggi in Corso Vittorio Emanuele 130 si respira un’altra aria. La Signora Giustizia, qui residente, per quasi due mesi si trasferisce in località ignota (motivi di sicurezza, ovviamente…).
Partirà contenta, questa signora Giustizia (torinese) che, onde non scomodare illustri opere d’arte, preferiamo personificare nei perfetti lineamenti di qualche leggiadra avvocatessa…? Pensiamo di sì: di certo, il Palazzo di Giustizia di Torino ha vissuto una stagione 2009/2010 di tutto rispetto.
Ben lo sa chi passava da queste parti giovedì 10 dicembre: quando per un giorno il “Bruno Caccia” più che un Palazzo di Giustiza sembrò uno stadio, teatro della solenne cerimonia inaugurale di una grande kermesse: nella fattispecie, la kermesse era il processo Eternit, che quel giorno prese il via davanti a migliaia di parti civili e di altri spettatori interessati giunti da mezza Europa, protagonisti e coprotagonisti della grande tragedia silenziosa dell’amianto. Un’invasione pacifica, smistata su cinque maxiaule più l’aula magna (il tutto sotto il controllo via monitor del giudice Casalbore), gestita con un’efficienza che stupì il Continente: “Oggi tutta l’Europa guarda a Torino”, ci disse una collega della televisione svizzera.
Ma il bagliore del più grande evento giudiziale della stagione non deve offuscare le tante altre vicende che, dallo scorso settembre, hanno fatto parlare di sé nelle aule e fuori.
Come sempre quando si tirano le somme, piace ed è facile snocciolare un po’ a caso i vari highlights. L’ennesima puntata, in corte d’Assise d’Appello, di quel processo Stroppiana fondato sull’esile indizio di un appuntamento cancellato su un’agenda; le avventure di paparazzo di Fabrizio Corona, condannato per i soldi estorti allo juventino David Trezeguet per certe foto compromettenti; il drammatico processo (a porte chiuse) agli orchi della Falchera, padre e figlio riconosciuti colpevoli dello stupro sistematico (da sempre) della figlia nonché sorella. I misteri dell’eredità di Giovanni Agnelli, e dei contratti in terra svizzera tra Margherita e Marella; le complicazioni – siamo sempre in casa Agnelli – dell’affare Ifil-Exor con di scena l’avvocato Grande Stevens e i suoi colleghi; l’invasione degli studenti per il processo ai responsabili del crollo del tetto al liceo Darwin di Rivoli, stretti intorno alla memoria di Vito, il compagno di scuola morto in maniera così surreale; il ritorno in aula di Anna Maria Franzoni per il processo Cogne bis, con media e pubblico ancora una volta abbagliati dall’atteggiamento suadente e inquietante di un’autentica Cleopatra del nostro tempo.
Potremmo continuare a lungo; ma, prima di esaurire lo spazio a nostra disposizione, dobbiamo tornare a quella Maxiaula 1 che abbiamo lasciato parlando di Eternit. Perché, in otto mesi di alternanza tra lo stesso processo Eternit e il processo Thyssen, proprio lì si sono vissuti alcuni dei momenti più forti dell’anno. Sul fronte Eternit, dopo quel mastodontico inizio il processo ha saputo sopravvivere agli sforzi di un volume tecnico-procedurale nel suo genere forse senza precedenti, con parti civili costituite nell’ordine delle migliaia. Il processo Thyssen, dal canto suo, attraverso le emozioni per il secondo anniversario della tragedia è entrato nella sua fase matura, avvicinandosi alla sospirata sentenza di primo grado.
Minimo comun denominatore tra Eternit e Thyssen: Raffaele Guariniello. Che, con la sua indefessa attività di PM portata in aula per l’ormai celebre canale delle sue battute condite di significativi e mirati sorrisi, più che mai si è erto – se non altro agli occhi della gente – a primo paladino di quella Signora Giustizia che proprio oggi parte, secondo noi soddisfatta, per le sue vacanze.
Nella speranza che nessuno, durante la sua assenza, la faccia arrabbiare troppo.





























