Ricorsi elettorali. Si ripartirà da zero?
Pare proprio che il grande carrozzone del ricorso elettorale piemontese abbia fatto di tutto per non andare in vacanza. Avevano provato a convincerlo, con l’ordinanza del TAR che ha posticipato l’inizio delle operazioni di riconteggio delle schede prorogandone il termine ultimo al 30 settembre; ma troppo viva e delicata era la questione perché le acque potessero chetarsi al sole di agosto.
Così, l’esodo estivo non ha bloccato la più attuale delle domande: chi pagherà il riconteggio? Operazione lunga, complessa e per l’appunto costosa, ordinata dal TAR lo scorso 16 luglio ma rimasta incerta nelle sue modalità pratiche. Operazione del resto, la cui durata viene stimata in almeno quattro mesi, e non certo nei 35 giorni che oggi mancano alla prossima udienza davanti al TAR.
Situazione troppo incerta e rischiosa, per non suggerire agli avvocati del centrosinistra un comprensibile cambio di strategia. Sul punto, il teatro delle operazioni si sposta da Torino a Roma: dove il prossimo 28 settembre è in programma davanti al Consiglio di Stato l’udienza che discuterà il ricorso presentato dai legali di Cota contro la sentenza del TAR dello scorso 15 luglio (vale a dire proprio quella che ha ordinato il mai iniziato riconteggio delle schede).
Orbene, quale miglior occasione, per i legali di Mercedes Bresso, di passare al contrattacco? Così, gli avvocati Enrico Piovano, Luca Di Raimondo, Nicolò Paoletti e Sabrina Molinar Min hanno depositato presso il Consiglio di Stato un’istanza che, prendendo atto dell’impossibilità pratica di procedere al riconteggio, chiede tout court che le elezioni vengano annullate e che si ricominci tutto daccapo.
Rientra, insomma, dalla finesta l’ipotesi più temuta: quella ripetizione della consultazione elettorale che lo spirito della sentenza del TAR resa in luglio sembrava aver categoricamente escluso. Ripetizione per la quale, del resto, esiste il solido precedente delle passate elezioni molisane.
Un’evoluzione – diciamolo – quantomai imprevista. In nome della quale l’udienza romana di fine mese diventa la chiave di volta di una storia che da troppi mesi rischia di paralizzare l’attività di governo della Regione. Con il prolungarsi e il complicarsi della diatriba, è infatti destinata a perder forza la posizione di un Roberto Cota che, un mese e mezzo fa, si dichiarava non influenzato dalla vicenda nelle sue linee e nella sua attività di governo.
Purtroppo, destinati a perdere forza sono anche gli auspici pronunciati nello stesso periodo da chi scrive: il quale, nella puntata di Fuori Udienza dello scorso primo luglio, paragonava questa situazione alle elezioni presidenziali americane del 2000, e si augurava che “l’istintivo ed elementare rispetto dei principi costituzionali prevale[sse] sul magmatico e infinito cavillo giuridico, evitando terribili complicazioni al meccanismo di elezione e dunque di governo”, proprio come avvenne Oltreoceano un decennio fa. Terribili complicazioni che, come si vede, ora si presentano puntualmente; con la speranza che le loro conseguenze pratiche risultino, se non altro, contenute.

























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