Schettino e De Falco, ovvero: don Abbondio e il Cardinale
“Vada a bordo, cazzo!”. Con un po’ di ritardo, gli anni dieci del secolo XXI hanno trovato la loro frase-icona per tutti i giorni e per molte occasioni; quasi come il “C’è da spostare una macchina” degli anni Novanta, firmato Francesco Salvi. Di qui in poi, immaginiamo automobilisti indebitamente scesi dal loro mezzo perché il Telepass non ha funzionato; operai che abbiano abbandonato le macchine per una pausa caffè non autorizzata; idraulici fuggiti senza collaudare il rubinetto: tutti apostrofati con la stessa immancabile frase. “Vada a bordo, cazzo!”, strillato dal casellante, dal caporeparto o dal padrone di casa con la stessa fiera autorevolezza del comandante De Falco.
Un comandante De Falco rapidamente ed immancabilmente assurto a una sorta di eroe nazionale. Come Simone Farina, il calciatore che ha rifiutato e denunciato le profferte dei truccatori di partite; ma con un impatto ovviamente diverso sul costume e non solo. Giusto stamattina, una collega confessava su Facebook di aver fatto sogni erotici con l’ormai leggendario comandante; il tutto mentre vanno a ruba le magliette su cui è stata frettolosamente stampata la frase rilanciata e tradotta dai media di tutto il mondo con vario dosaggio della scurrilità originale, dal “Get on board, damn it!” scelto dagli americani fino al più pudico “Vuelva a bordo, rápido” per il quale hanno optato gli spagnoli.
La solita, intramontabile arte italica di trasformare la tragedia in farsa, e la farsa in gag. E dietro a tanto rumore mediatico e comico, non può fare a meno di occhieggiare il luogo comune letterario del dialogo tra il codardo e il coraggioso: che ai nostri occhi (come molto spesso: per un esempio, cliccare qui) trova il suo più alto paradigma nelle pagine dei Promessi Sposi: scilicet, nella dura reprimenda del cardinal Federigo Borromeo nei confronti di don Abbondio (capitolo XXV).
Il povero Lisander – ci si perdoni se lo chiamiamo così – si rivolterà nella tomba, a pensare di esser vissuto in epoche nelle quali le parolacce non si potevano mettere in letteratura. Oggi, il cardinale non potrebbe infatti fare a meno di apostrofare il malcapitato prete con un bel “Vada a celebrare il matrimonio, cazzo!”; ma, pur con stilemi del tutto diversi, la situazione appare proprio la stessa: “Come la debolezza della carne v’ha fatto tremar per voi, così la carità v’avrà fatto tremar per loro. Vi sarete umiliato di quel primo timore, perché era un effetto della vostra miseria; avrete implorato la forza per vincerlo, per discacciarlo, perché era una tentazione: ma il timor santo e nobile per gli altri, per i vostri figliuoli, quello l’avrete ascoltato, quello non v’avrà dato pace, quello v’avrà eccitato, costretto, a pensare, a fare ciò che si potesse, per riparare al pericolo che lor sovrastava… Cosa v’ha ispirato il timore, l’amore? Cosa avete fatto per loro? Cosa avete pensato?”. Domande alle quali il comandante Schettino risponderà forse davanti alla magistratura; nel frattempo, mi raccomando: controllate tutti che il vostro Telepass funzioni…
Roberto Codebò
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