Tracce di rosa in aula, in un intricato noir

Posted On 28 Gen 2015

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1 / Prima della sentenza

La maxiaula 4, stamattina, sembra il regno dell’enigma. Ogni tentativo di vago pronostico si trasfonde subito in circonlocuzioni che spostano la questione su più o meno astratti principi di diritto. Mentre le parti leggono la memoria appena depositata dal PM, e si attende il ritorno della Corte dalla camera di consiglio, sguardi e chiacchiere si incrociano in un misto di sonnolenza e tensione da evento. Nel processo a un uomo, molto di donna vi è nelle parti. In attesa del verdetto, proviamo a far parlare i loro sguardi di oggi di ieri; del resto, in certi casi, cherchez la femme….

Le avvocatesse Maria Battaglini e Maria Rosaria Ferrara affondano il naso nella memoria del PM, contestualmente – come solo le donne sanno fare – scambiando lumi con il prof. Pecorella. Partite come spalla dell’avv. Pittelli e dello stesso Pecorella, le due hanno finito per rendersi protagoniste, in aula, di qualche schermaglia niente male. Famosa quella tra l’avv. Ferrara e Giampaolo Zancan, poi risoltasi in nome del generalissimo fair play che ha sempre animato un processo difficile. Maria Rosaria Ferrara in questo momento dialoga al telefono, riferendo alcune frasi forti della memoria del PM. Tutt’altro che a caso, toccherà proprio a lei la prima parte dell’importantissima controreplica conclusiva della difesa.

Caterina Furchì, sorella dell’imputato, è seduta nel posto che ormai potrebbe portare il suo nome. Per una strana ironia, il più lontano possibile da dove siede suo fratello. Iconostasi solo apparentemente causale, perché Caterina ha scelto di venire sempre, ma non farsi vedere mai. Nemmeno quando è stata tirata in ballo personalmente, attraverso improbabili affaires amorosi sui quali è stata la prima a scherzare. Discreta coi giornalisti e con tutti, rarissimo caso di un parente dell’imputato presente in aula. Forse l’emozione più insolita e particolare, tra tutte quelle che oggi s’intrecciano in aula.

L’avv. Valentina Zancan chiacchiera seduta con suo padre e con il dott. Furlan. Autrice della prima parte delle conclusioni per le parti civili, ha incassato i complimenti bipartisan da parte dell’avv. Pittelli (“Vorrei avere anch’io una figlia così”, ha detto Pittelli a Giampaolo Zancan). Paradigma incarnato della schiettezza, oggi neanche Valentina si sbilancia. Il che, perdonate la banalità, è tutto dire.

Il punto eutettico tra scientia iuris, coinvolgimento emotivo e conoscenza dei fatti. Con questa definizione molto cervellotica ma per nulla campata in aria, stamattina, ho salutato Antonella Musy. E la sorella della vittima, sorridente come sempre, mi ha risposto: “Stamattina mi sono svegliata con il buio nella mente”. Se lo dice lei, è tutto detto…

Donna Angelica Corporandi d’Auvare, vedova Musy. Un’altisonante presentazione che non potrebbe essere più lontana dalla sostanza del personaggio. In questo momento la vediamo chiacchierare con la cognata, come sempre sottovoce. Così come, sottovoce, ha parlato quando è stata al banco dei testimoni, ispirando un memorabile commento da parte della difesa: “La signora Musy non ha mai cercato un colpevole, bensì il colpevole”. Madre di quattro figlie minorenni rimaste senza il padre, ha lasciato queste tinte forti alle appassionate arringhe dell’avv. Zancan. Doverosamente tenteremo di intervistarla, tra qualche ora; ma credo proprio che sarà un pro forma, al cospetto della regista silenziosa dell’assenza di ogni clamore.

In tema di registi, è donna anche la capa delle telecamere Rai; per la cronaca, un’altra Antonella. Davvero molte tracce di rosa, in un noir dalla difficilissima soluzione.

Roberto Codebò

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