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Viaggio nei luoghi del sisma del Centro Italia

Posted On 04 Gen 2018

Non è facile raccontare tutti i giorni quello che accade in Piemonte se il pensiero va anche a territori più lontani. L’interesse e la voglia di raccontare insiti nella professione del giornalista ci hanno infatti spinto ad uscire dai confini tradizionali delle nostre narrazioni, per giungere nei luoghi del Centro Italia devastati dal sisma in questi ultimi mesi. In qualità di direttore responsabile ho affrontato in estate un viaggio nel cuore della disperazione, tra paesi distrutti quasi interamente e persone sconvolte da un evento tragico, difficile da prevedere e affrontare.

L’itinerario include come prima tappa il Lazio ed, in particolare, Amatrice, comune tra i più colpiti dal terremoto, nello specifico dalla scossa di magnitudo 6.0 del 24 agosto 2016. Il viaggio in macchina sembra non terminare mai: lungo la strada il navigatore ci segnala che mancano pochi chilometri ad Amatrice ma siamo costretti ad utilizzare la via alternativa per raggiungere il paese. Percorrendo il tragitto possiamo così assistere allo spettacolo di devastazione: strade chiuse e rovinate dal sisma, case crollate e una quasi totale assenza di persone. Poi, ad un tratto, compare il cartello che ci segnala l’arrivo. La prima sosta è nel nuovo cuore pulsante del paese: l’area food con le costruzioni appena terminate dove rinasceranno i principali locali di Amatrice. Qui la vista sui Monti della Laga è bellissima. Ma dobbiamo procedere per raggiungere il punto più doloroso. Lo facciamo a piedi. Lungo la breve strada che porta al centro città, sopraggiunge un sentimento di disperazione e speranza allo stesso tempo. Da un lato siamo scossi dalle abitazioni completamente divelte che si mostrano a noi, dall’altro i cantieri delle nuove strutture in costruzione e quelle già pronte ci fanno capire che non è finita. In particolare ci emozionano le parole di una commerciante che ha vissuto in prima persona il dramma del sisma, rischiando di perdere anche alcuni familiari, ma che ha già ricominciato la propria attività.

All’improvviso ci troviamo davanti all’immagine più brutta del terremoto del Centro Italia, finora osservata soltanto in televisione. Sono le macerie del centro di Amatrice: lì non è permesso accedere ma, anche se distanti, riusciamo a vedere molto bene le case crollate lungo la via principale, scorgendone arredi ed oggetti personali all’interno. Sul posto tanti turisti e curiosi ma anche la gente che quel terremoto l’ha vissuto, mentre entra nella zona rossa per recuperare ancora qualche oggetto o semplicemente pregare.

Con la tristezza sul volto, torniamo alla macchina: il viaggio continua verso le Marche. Prima tappa Cupi, frazione di Visso, epicentro delle scosse di ottobre 2016. Nel paese, fatto di poche case nel Parco dei Monti Sibillini, sorprendentemente troviamo la consueta Mostra del Pecorino: assaggiamo ricotta e formaggi lungo la stradina del paese, arricchita dalla presenza di bancarelle di tutti i tipi. Le case, a Cupi, non hanno subito gravi danni, ma in molti casi sono inagibili. È la situazione di Beniamino e Sandra, e di loro figlio, Arcangelo, tre dei pochi abitanti di Cupi. Loro sono i proprietari del caseificio Il Pastorello di Cupi. Hanno dovuto abbandonare la propria casa, oltre che il negozio e il laboratorio di produzione. Ora, però, dopo un rigido inverno e tante difficoltà, hanno potuto ricominciare a svolgere il proprio mestiere, grazie ai tanti aiuti che hanno permesso di ricostruire il caseificio.

La festa di Cupi ci distrae per un pomeriggio ma il viaggio prosegue e raggiungiamo Visso per una brevissima sosta. Tutto il centro è infatti zona rossa, quindi, oltre a vedere la devastazione lungo le strade del paese, ci possiamo soltanto affacciare ed immaginare le rovine di uno dei Borghi più belli d’Italia.

Il nostro intenso viaggio tra i luoghi terremotati termina qui: si torna a Torino dopo aver potuto vivere le emozioni contrastanti del sisma in una terra che ancora sembra non voler smettere di tremare.

Orlando Ferraris

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