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Coinbase approda in Giappone in controtendenza

Posted On 12 Giu 2018

Il noto Bitcoin exchange di San Francisco, Coinbase, ha di recente comunicato l’apertura di un ufficio in Giappone. A dirigere il nuovo avamposto troviamo Nao Kitazawa, membro della Fintech Association del Giappone, con una lunga carriera nel settore finanziario. In precedenza Nao ha lavorato per Morgan Stanley Japan, Money Design ed altre società del settore fintech negli Stati Uniti.

Fonte: pixabay.com

Al nuovo AD di Coinbase Japan, accolto nella nuovissima sede dal fondatore Brian Armstrong in persona, spetterà un compito non facile e già fallito da altre società: lavorare fianco a fianco con le autorità giapponesi.

Come è noto l’autorità giapponese Japanese Financial Services Agency FSA, che si occupa di rilasciare la licenza agli exchange di cripotvalute, ha adottato regolamenti ferrei per evitare il riciclaggio di denaro e le manipolazioni di mercato da parte degli exchange di Bitcoin. Questo regolamento è stato poi ulteriormente inasprito a seguito del furto da 500 milioni di dollari ai danni del crypto exchange Coincheck.

Tra le regole richieste dalla FSA annoveriamo l’obbligo per gli exchange di criptomonete di tradurre l’intera piattaforma in lingua giapponese. Un lavoro che Coinbase ha annunciato inizierà subito e che seguirà di pari passo l’adeguamento del servizio alle leggi locali. L’obiettivo della società è quello di conseguire la licenza entro un anno per iniziare a offrire servizi agli acquirenti di monete digitali giapponesi.

Coinbase ci prova dove altri hanno fallito

Coinbase, considerata tra i migliori exchange di Bitcoin, non è nuova ad accettare “sfide” contro i legislatori locali. Nel 2017 era riuscita ad ottenere la Bitlicense istituita dallo Stato di New York negli USA. Una licenza con requisiti molto alti, imposta a qualsiasi azienda voglia operare nel settore dei crypto asset. In Giappone però, hanno già fallito tanti nomi blasonati: tra i primi a gettare la spugna ad aprile il servizio di scambio Kraken, scelto dalla Borsa di Chicago per formare il prezzo ufficiale dei suoi Bitcoin Futures. Kraken operava in Giappone da ottobre 2014. Si è vista costretta a sospendere il servizio per i residenti dello stato nipponico a causa dei costi legali necessari all’adeguamento alle richieste del Governo locale. Il servizio verrà ufficialmente sospeso a fine giugno 2018.

Identica decisione quella presa dalla società inglese HitBTC, che abbandona il mercato asiatico con una nota del 3 giugno postata sul proprio blog ufficiale. HitBTC, fa sapere, non intende però uscire completamente dal mercato e sta valutando la possibilità di aprire una società sussidiaria esclusivamente dedicata ai clienti nipponici a fine 2018.

Fonte: pixabay.com

Le regole che hanno fatto scappare gli exchange

Nei primi mesi del 2018 l’Agenzia per i Servizi Finanziari del Giappone (FSA) ha condotto ispezioni in 15 exchange di criptovalute non ancora registrati rilevando criticità nei sistemi di sicurezza. A seguito di tali ispezioni, il quadro normativo è stato aggiornato nel tentativo di migliorare i sistemi di gestione interna degli scambi, a favore di una maggiore protezione degli investitori.

Adesso le società devono monitorare gli account dei clienti più volte al giorno alla ricerca di fluttuazioni sospette, gestire le risorse dei clienti separatamente da quelle dello scambio ed archiviare le posizioni crittografiche solo sui sistemi offline. Inoltre la verifica del cliente è diventata più rigorosa e il trasferimento di Bitcoin di grandi dimensioni dall’account del cliente deve obbligatoriamente prevedere password multiple.

In questo modo il governo giapponese intende meglio proteggere gli investitori e allo stesso tempo avere un controllo serrato sui mercati di scambio delle criptovalute, affermandosi come uno dei legislatori più intransigenti sull’argomento.

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