
La scorsa volta ci hai parlato di digitale e salute. Come siamo messi come società rispetto alla consapevolezza su questi temi?
Bentrovati a tutti. Uno dei rilevamenti più aggiornati ed accurati che abbiamo sul tema è il secondo rapporto della Deloitte chiamato Outlook Salute Italia. Da questa ricerca emerge che La digitalizzazione costituisce una delle principali aree di trasformazione del sistema sanitario, in particolare nella relazione medico-paziente attraverso interazione online: 1 su 2 dichiara infatti di aver avuto accesso nell’ultimo anno a un referto medico via e-mail (o portali), prenotato una prestazione sanitaria o comunicato con il proprio medico tramite canali digitali. In parallelo, 1 su 3 dichiara di utilizzare dispositivi di monitoraggio o smartwatch. Ma su questo versante restano comunque margini di crescita: la metà degli intervistati ammette ad esempio di avere una conoscenza ancora vaga della telemedicina.
Approfondiamo allora la telemedicina!
La telemedicina è usare il digitale per aiutare i pazienti ad essere il più possibile autonomi, specialmente nel caso di malattie croniche, dovute all’innalzamento dell’età media, che sono anche il futuro di tutti noi. Si tratta di usare a casa degli strumenti per il monitoraggio, connessi, che diano al medico, non a domicilio,gli strumenti per seguire il paziente. Pensiamo a termometri digitali, misuratori della pressione, sistemi di monitoraggio della glicemia, misuratori dell’ossigeno nel sangue e sistemi di monitoraggio della frequenza cardiaca. Con il monitoraggio a distanza, il trattamento dei dati con sistemi di intelligenza artificiale, si può fare molta più prevenzione, permettere di fare consulti a distanza, ridurre i costi della sanità. Insomma, il digitale ci chiede di essere pazienti collaborativi non solo nel senso dello stare buoni buoni, ma di prenderci cura di noi usando nuove macchine che, standoci accanto, ci accompagnino. In alto il cuore ed alla prossima puntata.