1945-2015, ovvero: mai fidarsi dei luoghi comuni della storia

Posted On 09 Set 2015

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Uno dei più dettagliati reportage fotografici dell’arrivo degli ebrei nei campi di sterminio ha ad oggetto un grosso trasporto di ebrei ungheresi che giunge nel campo di Auschwitz-Birkenau. Sconvolgenti i primi piani sorridenti per la fine di un viaggio da incubo, relax che più o meno inconsciamente sovrasta l’imminenza della morte; sconvolgenti le immagini del medico di Auschwitz, che con un freddo gesto della mano verso destra o verso sinistra decide chi dei nuovi arrivati sarà vivo il mattino dopo e chi invece – sono parole di Primo Levi – sarà “puramente e semplicemente” inghiottito dalla notte; sconvolgente sullo sfondo il mesto corteo che – anche stavolta più o meno consapevolmente – si avvia alle camere a gas.

Ungheresi, tedeschi, treni. Settant’anni dopo, nel grande e terribile ballo della storia, gli stessi protagonisti compongono un secondo ritratto segnato da clamorosi cambi e scambi di ruoli. Da veicolo di morte, il treno diviene veicolo di salvezza; da sterminatori i tedeschi si sono trasformati in salvatori, che applaudono i profughi e portan loro doni mentre il governo di Berlino dirige le operazioni su scala continentale; dal canto loro, gli ungheresi passano dal ruolo di perseguitati al ruolo di “persecutori” (le virgolette sono naturalmente d’obbligo): minacce, muri e – notizia di oggi – cartelli con scritto “pericolo di contagio da migranti”.

Sarebbe a questo punto difficile trarre complessi insegnamenti da un simile balletto dei protagonisti della storia. L’insegnamento possibile, forse, è uno solo: mai attribuire a un singolo popolo gli stereotipi del persecutore o del perseguitato. Stereotipi che anticamente volevano addirittura essere ancorati alle caratteristiche biologico-somatiche della razza (si pensi alla propaganda antigiudaica dei nazisti sulla rivista Der Stürmer); e stereotipi che ora, lontane quelle terribili suggestioni, restano pur sempre legati a singoli grandi eventi della storia, come per l’appunto la seconda guerra mondiale.

Magistra vitae come sempre, la storia oggi insegna: mai fidarsi dei luoghi comuni regalati o contrabbandati dalla storia. I popoli sono come le singole persone: non si lasciano mai dividere in buoni e cattivi. A ognuno di noi l’onere di leggere ogni evento al di fuori di simili insensati pregiudizi.

Roberto Codebò

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