2,35 ml di euro: è il valore del marchio Salone del Gusto che, dal 2012, sarà unito a Terra Madre

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salone-gusto 2,35 ml di euro: è il valore del marchio Salone del Gusto che, dal 2012, sarà unito a Terra MadreIl Salone del Gusto è un marchio che vale 2,35 milioni di euro e le sue ricadute sul territorio, materiali e immateriali, si attestano intorno ai 65 milioni. Questo è quanto emerge dalla ricerca ricerca “Salone del Gusto: l’impatto sul territorio e il valore del marchio”, promossa dalla Camera di commercio di Torino e realizzata da Ip Finance Institute e Icm Research. Organizzato ogni due anni da Slow Food con Regione Piemonte e Città di Torino (proprietarie del marchio per un terzo ciascuno), il Salone del Gusto è un evento unico nel suo genere, caratterizzato da un’offerta ampia che si rivolge non solo al mondo dell’enogastronomia, ma che rappresenta per il territorio piemontese e nazionale un’opportunità preziosa dalle ricadute economiche, sociali e culturali. Il valore della ricaduta dell’evento in Piemonte è stato calcolato attraverso gli investimenti per l’organizzazione del Salone (8,7 M€ nell’edizione 2010, di cui circa il 90% “speso” sul territorio piemontese); le spese in città e nella regione da parte del pubblico in visita all’evento (stimate, attraverso una segmentazione per profilo di consumo dei 200.000 visitatori dell’edizione 2010, in oltre 30 M€) e gli oltre 25 M€ con cui sono stati certificati da una società terza i valori di reputazione e notorietà dati dalle rassegne stampa, audio e video (al netto della presenza sui giornali stranieri, sul web e sui media a livello locale).
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino – era quello di rilevare elementi quantitativi reali e attendibili, ma anche qualitativi, per cogliere il valore economico di un evento internazionale come il Salone del Gusto e il suo rapporto con il sistema economico locale. Da questi dati si può partire per pianificare gli investimenti e le scelte di marketing territoriale di istituzioni pubbliche e private, considerando anche le caratteristiche peculiari del marchio. Il Salone infatti porta con sé progetti che poi hanno una continuità nel tempo e sul territorio e soprattutto capovolge il modello della fiera enogastronomica tipica, considerando i prodotti esposti non come il fine, ma come il mezzo per costruire una cultura enogastronomica. E a beneficiarne è anche Torino, che una volta di più appare come città laboratorio, capace di innovare non solo in campo produttivo, ma anche negli stili di vita”.
Accanto all’accreditamento sempre maggiore e alla sua reputazione, il Salone ha vissuto negli anni un’evoluzione numerica importante: si sono riscontrati un notevole aumento nei visitatori (dai 138.000 nel 2002 ai 200.000 nell’ultima edizione) e un trend crescente nella partecipazione degli espositori (passati da 500 a 912 in cinque edizioni), a cui si abbina il loro giudizio positivo sulla presenza all’evento (il 37,8% l’ha giudicata fondamentale o molto importante e il 48% importante). Nella valutazione hanno avuto un forte impatto, al di là ovviamente dell’ampiezza di un’offerta enogastronomica unica nel mondo, anche le attività educative rivolte ai bambini e agli adulti, le conferenze e la promozione in generale di una maggiore consapevolezza verso il mondo del cibo e le nostre scelte alimentari (anche quelle quotidiane).
Alla presentazione dei risultati della ricerca, Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, ha anticipato che nell’edizione 2012 del Salone, che si terrà al Lingotto Fiere dal 25 al 29 ottobre, si realizzerà la piena integrazione di Salone e Terra Madre che diventeranno un evento unico, per la prima volta interamente aperto al pubblico.

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