A rischio i formaggi d’alpeggio, manca acqua anche in alta montagna


Coldiretti Cuneo lancia l’allarme. La produzione di latte è in calo a causa della siccità e del caldo anomalo.

A primavera inoltrata molti allevatori avevano scelto di anticipare la salita agli alpeggi di una quindicina di giorni. Tra inizio e metà di giugno avevano già portato capre e mucche in montagna, ben prima del periodo consueto.

Una scelta forzata, spinta dalla siccità in pianura e dalla difficoltà di continuare ad alimentare gli animali.

Per alcuni si è trattato di un atto pensato in prospettiva, immaginando di non riuscire a tenere le bestie in alpeggio fino a fino settembre a causa della scarsità di acqua e della secchezza degli alpeggi.

Oggi Coldiretti Cuneo lancia l’allarme sugli effetti dei cambiamenti climatici anche in montagna. «La mancanza di acqua sta mettendo in crisi un sistema fondamentale per l’agricoltura Made in Cuneo e un patrimonio unico di attività e produzioni tipiche di montagna, essenziali per presidiare le terre alte, salvaguardare la biodiversità e tutelare il territorio dal dissesto idrogeologico» afferma il Direttore di Coldiretti Cuneo Fabiano Porcu.

Un sistema che coinvolge 200 mila bovini e ovicaprini, 1300 famiglie cuneesi e 2600 addetti si trova di fronte ad una realtà che parla di sorgenti pressochè a secco e di una produzione di latte in calo del 10-20%.

«Nei pascoli dove c’è ancora disponibilità di erba gli allevatori portano vasche di abbeveraggio e tubazioni per l’acqua, ma si fa sempre più concreto il rischio di dover anticipare la chiusura della stagione di alpeggio – così il Presidente di Coldiretti Cuneo Enrico Nada -. Un ritorno a valle forzato e anticipato di diverse settimane metterebbe in grave difficoltà economica le aziende zootecniche, che sarebbero costrette ad acquistare foraggio a prezzi esagerati a causa delle speculazioni in atto sui mercati internazionali».

Un rischio concreto, che coinvolge anche la produzione dei formaggi di alpeggio piemontesi.

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