
Sì è spento questa mattina all’ospedale Molinette di Torino fratel Enzo Bianchi. Il celebre monaco laico, saggista e figura di spicco del panorama spirituale e culturale italiano, aveva 83 anni.
La sua è stata una vita dedicata interamente allo studio, alla preghiera, alla scrittura e al dialogo ecumenico, vissuta sia all’interno che all’esterno della Chiesa cattolica.
Dalle colline dell’Astigiano alla nascita di Bose
Nato a Castel Boglione (Asti) il 3 marzo 1943, Enzo Bianchi interrompe gli studi in Economia e Commercio all’Università di Torino alla fine degli anni ’60 per abbracciare la vita monastica. Si trasferisce così a Bose, una piccola frazione abbandonata di Magnano sulla Serra (Biella), fondando una comunità basata sulla preghiera, il lavoro e l’accoglienza.
Sotto la sua guida come priore (carica ricoperta fino al gennaio 2017), la Comunità monastica di Bose diviene rapidamente un punto di riferimento ecumenico internazionale, luogo di incontri tra diverse confessioni cristiane, centro di studi biblici e casa editrice con la nascita delle Edizioni Qiqajon.
Prolifico autore e opinionista, Bianchi ha collaborato con i principali quotidiani e riviste nazionali, intervenendo spesso nel dibattito pubblico su temi di etica, pace, società e spiritualità.
Lo scontro con la Santa Sede e il doloroso addio a Bose
La fase finale della sua vita è stata segnata da una dolorosa frattura con il Vaticano. Nel maggio 2020, in seguito a una visita apostolica, un “decreto singolare” approvato da Papa Francesco ha imposto a Bianchi e ad altri tre membri l’allontanamento a tempo indeterminato dalla comunità.
Secondo la Santa Sede, l’ormai ex priore continuava a esercitare un’ingerenza nella gestione di Bose, provocando gravi tensioni interne. Dopo un lungo braccio di ferro durato oltre un anno, nel giugno 2021 Bianchi ha lasciato definitivamente il monastero.
Gli ultimi anni ad Albiano d’Ivrea: la Fraternità della Madia
Nonostante l’allontanamento da Bose, fratel Enzo non ha abbandonato la sua vocazione. Ha fondato la Fraternità della Madia ad Albiano d’Ivrea, una piccola realtà dove ha continuato a praticare l’ospitalità, la preghiera e lo studio.
Fino agli ultimi mesi ha mantenuto una spiccata presenza pubblica, partecipando al dibattito ecclesiale e sociale con la consueta voce critica e autonoma.
Un’eredità importante e complessa
La figura di Enzo Bianchi lascia un’impronta profonda: da un lato il merito indiscutibile di aver creato un’esperienza spirituale ed ecumenica unica in Italia; dall’altro le ombre e le amarezze legate alla rottura finale con la sua stessa creatura.
Rimane la testimonianza di un uomo che ha posto la Parola, l’ascolto e l’accoglienza al centro della propria esistenza.
Le date delle esequie e i dettagli sui funerali saranno diffusi nelle prossime ore dalla Fraternità della Madia.