Alla scoperta delle Terre Alfieri, un libro bianco con tante pagine ancora da scrivere


La storia e i progetti della Carlin de Paolo, azienda vitivinicola a San Damiano d’Asti. Il racconto di una famiglia e dei suoi vini.

«Quando abbiamo cominciato avevo 22 anni e mio fratello Davide appena 17. Non c’era niente qui, solo tanta voglia di fare e il sostegno di papà e mamma».

È con un misto di fierezza e di nostalgia che Giancarlo Ponte racconta la storia dell’azienda che ha costruito dal nulla insieme ai suoi fratelli.

In borgata Gorzano di San Damiano d’Asti oggi vive e prospera la Carlin de Paolo e le origini famigliari sono evidenti fin dal nome che unisce quelli del bisnonno Paolo e del nonno Carlin.

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Giunti alla quarta generazione, quattro fratelli maschi si distribuiscono nei ruoli fondamentali. In ordine di età, Giancarlo è enotecnico e responsabile marketing per l’Italia; Davide segue la parte agronomica ed enologica; Lorenzo è agri-cuoco, sommelier e conduce la Merenderia, il locale dove abbinare vini e cucina del territorio; Paolo si occupa di imbottigliamento, confezionamento e parte commerciale.

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I quattro fratelli Ponte

Poi ci sono i collaboratori di fiducia, a partire dall’enologo Gianfranco Cordero e dal cantiniere Pier Michele Casetta. Una ventina di dipendenti in tutto.

È l’anno 2000 quando Giancarlo Ponte, ancora fresco di studi, decide che è giunta l’ora di fare il grande passo. Gli anni alla scuola enologica di Alba gli sono serviti per studiare, pensare, congetturare ogni cosa. Vuole creare la sua azienda, anzi l’azienda di famiglia, là dove nonno e bisnonno hanno mosso i primi passi.

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«Non siamo figli di imprenditori che ci siamo trovati un’azienda da portare avanti, qua c’era un prato e sognavo da bambino che diventasse un’azienda vitivinicola – dice Giancarlo -. Ho avuto la fortuna di studiare e sui libri ho capito che non dovevo farlo per un voto, ma per imparare un mestiere. Mi immaginavo come avrei messo le vasche, come avrei fatto la zona di vinificazione, tutto quello che abbiamo poi fatto».

Papà Franco lo asseconda e il fratello Davide è subito con lui. Lorenzo è un bimbo e Paolo nasce quello stesso anno.

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Giancarlo e Davide

Il lavoro non finisce mai, i mutui da pagare anche, ma passo dopo passo arrivano a coltivare 54 ettari di vigneto, tra proprietà e affitti, per una produzione totale di 280 mila bottiglie.

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«Il nostro marchio è un contadino monferrino con il cappello in testa a protezione del sole; la gobba come simbolo della fatica, perchè la terra è bassa; il pugno chiuso, come un segno di forza; il colore marrone della terra e quello grigio, che è il mistero della vita. Con questo simbolo cerchiamo di portare sulla tavola dei nostri clienti un messaggio di un contadino un po’ bizzarro, con tanta voglia di fare». 

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Siamo nelle Terre Alfieri, docg ultima nata in Italia che abbraccia undici comuni tra quelle colline che per qualcuno non erano né carne né pesce, non essendo Monferrato, Langa e neppure Roero.

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Comanda la Barbera, anche negli impianti più giovani, ma ci sono Nebbiolo nei versanti più alti e caldi e Arneis in basso.

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A Cisterna è la Croatina a raggiungere il massimo delle sue potenzialità.

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Cammino tra i filari della vigna Val di Pò. La terra è bianca, con marne e sabbia. Solo in basso c’è un po’ di tufo.

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Osservo il vigneto dedicato al papà Franco, mancato a 73 anni nel 2019. Una vigna di sola Barbera d’Asti, la vera identità dell’azienda, uva coltivata su queste colline da quattro generazioni.

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La biodiversità è evidente, non c’è solo vigneto, ma noccioli ed erba medica, peschi e albicocchi a fianco dei campi di grano. Da Cisterna a Villafranca sopravvive il bosco, al punto che i fratelli Ponte hanno investito anche in tre tartufaie.

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Poco dopo l’anfiteatro, andando verso il comune di Cisterna spicca la Cappella dell’Ascensione, uno dei tre piloni votivi che invocavano e ricordano la protezione divina sull’attività agricola. I fratelli Ponte hanno investito anche per rimetterli in sesto, perché fare vino senza investire nella qualità del territorio non fa parte della loro filosofia.

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La vista dall’area picnic della panchina azzurra

Dal punto più alto del comune di San Damiano, a 330 metri di altitudine, la vista spazia verso Langa e Roero, le montagne del cuneese, Superga e la collina torinese.

Qui è nata la Carlin de Paolo, con la sua cantina storica che custodisce i quattro cru della linea Bricco della Cappelletta, la riserva di famiglia: Terre Alfieri Arneis, Terre Alfieri Nebbiolo, Barbera d’Asti Superiore e Cisterna d’Asti Superiore.

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Ci sono le bollicine, metodo Martinotti e Classico, e un’Alta Langa 2020 alla prima uscita pubblica.

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Arriva da una vigna di Pinot Nero di Vesime, grazie alla collaborazione con altri fratelli appassionati, i Dagelle.

Ha perlage fitto e grana fine, colore giallo brillante, sentori agrumati e di frutta tropicale che si armonizzano con una trama che riporta alla pasticceria. Finisce con un lieve retrogusto di nocciola.

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È un pas dosé che affina 36 mesi sui lieviti.

Nella stessa cantina riposano le annate successive, dalla 2021 alla 2023, in attesa di capire bene quale sarà lo stile e il futuro di questo metodo classico che nasce dalla condivisione del lavoro di due gruppi di fratelli.

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Giancarlo racconta che qualche anno fa, al ProWein di Düsseldorf, chiese un consiglio ad Angelo Gaja. La risposta, lapidaria e illuminante al tempo stesso, fu: «Il vostro territorio è ancora un libro bianco dove bisogna scrivere tante pagine».

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Dice con orgoglio Giancarlo: «Ventiquattro anni fa pensare di investire in questo territorio dimenticato da tutti non era scontato. Adesso gli sforzi di tanti hanno prodotto una enorme crescita. C’è ancora tanto da fare, ma quella risposta di Gaja mi ha fornito uno stimolo davvero significativo».

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La strada è tracciata, nel solco della tradizione, con un occhio all’ambiente e l’altro alle novità tecnologiche. Poi c’è quella figura di contadino, sempre in movimento, ad aprire la via.

Fabrizio Bellone

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