Come funziona aprire una partita iva con Regime forfettario nel 2023


Aprire una partita iva mette in agitazione molti, ma se questa necessità può portare a un lavoro stabile, meglio informarsi bene e non partire subito scoraggiati.

Se non si hanno redditi elevati, può essere applicabile il cosiddetto Regime forfettario.

Il forfettario è un regime fiscale e contabile semplificato per le partite iva individuali.

È stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (legge 190/214) e poi successivamente riformato da varie legge, ultima delle quali la legge di Bilancio 2023.

Quest’anno la soglia di ricavi e compensi per avere diritto al Regime forfettario viene innalzata da 65mila euro annui a 85mila euro annui. Tra gli 85 e i 100mila euro si continua ad applicare la flat tax. Superata questa soglia, non si ha più diritto al regime agevolato.

Inoltre, non si possono sostenere spese superiori a 20mila euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti, e non aver percepito più di 30mila euro di redditi da lavoro dipendente o da pensione.

Non sono invece previsti limiti di spesa per i beni strumentali.

Che tasse si pagano con il Regime forfettario? Se si rientra in una start-up la tassazione è al 5 per cento, altrimenti è al 15 per cento.

Ci sono professioni e quindi partite iva specifiche, anche in base al reddito, che non hanno ancora l’obbligo per il 2023 di emettere fattura elettronica. Ma la maggior parte questo obbligo ce l’ha!

Mentre per chi vende beni al consumo è obbligatoria l’emissione dello scontrino elettronico, con memorizzazione e l’invio dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate, attraverso – se è possibile tecnicamente – l’adeguamento del proprio registratore di cassa, con la possibilità di usufruire di un credito d’imposta di 50 euro, o con l’acquisto di un nuovo registratore telematico, con un bonus per la spesa sostenuta che può arrivare sino a 250 euro.

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