Concorso nel reato: una questione comunque sia molto spinosa

Posted On 08 Ott 2015

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Non vi è dubbio che il concorso di persone nel reato sia una delle materie più spinose del diritto penale, commentava il grande Francesco Antolisei più di mezzo secolo fa. Una spinosità che è rimasta tale e quale da allora, perché, se è già difficile accertare e misurare la colpevolezza di un singolo individuo in relazione a un reato, è facile immaginare che cosa accade quando al fatto criminoso abbiano partecipato due o più persone.

Il primo busillis giuridico si crea proprio a proposito del concetto di partecipazione. Un conto è l’esecutore materiale, un conto è colui il quale qualche volta si chiama mandante, ma che – mandante oppure no – è un soggetto che, in accordo con l’esecutore materiale stesso, ha comunque contribuito alla causazione del fatto criminoso.

Il Codice Zanardelli, in vigore sino al 1930, comminava all’esecutore materiale di un reato pene più severe di quelle previste per gli altri compartecipi. Al contrario, il codice attuale in prima battuta mette tutti sullo stesso piano: nulla strano dunque, in teoria, nel fatto che una seconda partecipe, pur non esecutrice materiale, sia punita a sua volta con la pena dell’ergastolo.

Fin qui – lo abbiamo detto – la teoria. In pratica, si tratta di un caso piuttosto raro. Del resto, anche nell’immaginario comune, l’espressione “concorso in omicidio aggravato” suona meno grave della più secca “omicidio aggravato”. Una distinzione che non dovrebbe nemmeno esistere: sul piano teorico, se vi è concorso di persone nel reato tutti sono pariteticamente concorrenti, almeno fino a prova contraria; ma una distinzione che invece pesa eccome non solo – come detto – nel sentire comune, ma anche nella giurisprudenza.

Impossibile, fino a quando non vi saranno le motivazioni, entrare nel merito della specifica sentenza. In ogni caso, una simile decisione rappresenta una delle possibili soluzioni offerte a quella che è davvero – come diceva il prof. Antolisei – una delle materie più spinose del diritto penale.

Roberto Codebò

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