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Confartigianato, De Santis: “Il 30% delle imprese non ce la farà, serve unità politica”


La fase di lockdown è ormai alle spalle e le imprese stanno cercando di ripartire, anche se con le tante difficoltà del momento portate da un’emergenza che ha sconvolto l’economia e la vita sociale in generale.

Ne abbiamo parlato con Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino, che non nasconde gli effetti della crisi e lancia l’allarme sulle azioni da intraprendere per evitare ulteriori gravi danni al tessuto imprenditoriale torinese.  

Siamo entrati nel pieno della Fase 2. La maggior parte delle attività torinesi ha riaperto, quelle che mancano lo faranno nei prossimi giorni. Alcuni esercizi non hanno più riaperto o altri hanno posticipato la ripartenza per potersi allineare alle misure di sicurezza. Possiamo fare un bilancio provvisorio?

“È possibile fare un primo bilancio prendendo il numero di partenza di 117 mila imprese artigiane del nostro territorio e considerando che di queste imprese il 30%, secondo le previsioni, non ce la farà. È sufficiente guardarsi intorno per accorgersi che una serie di attività non sarà in grado di ripartire o che aspetta ci siano i soldi per ripartire. Senza un sostegno economico questo non sarà possibile. Il periodo di lockdown ha avuto un effetto devastante e le norme poco chiare e di difficile applicazione finora non hanno aiutato”.

Qual è l’esigenza che emerge maggiormente da parte delle imprese e qual è il problema che ritiene fondamentale affrontare?

“Il problema principale è sicuramente la mancanza di sostegno economico reale. Il credito di imposta può andar bene ma soltanto con le attività che hanno degli utili. Ma gli altri come faranno?

Inoltre ritengo sia necessaria una maggiore unità politica. In queste settimane abbiamo assistito ad una frammentazione eccessiva sul fronte politico. In un momento come questo occorre invece che tutti vadano nella stessa direzione”.

Servirà un grande lavoro per la messa in sicurezza dei locali secondo il nuovo protocollo. Come stanno rispondendo le imprese?

“Bisogna comprendere che i protocolli vanno rispettati ma purtroppo offrono diverse interpretazioni. Per rispettare le norme sulla sicurezza inoltre bisogna anticipare i soldi e questo meccanismo innesca un circuito vizioso. Per gli imprenditori il rispetto delle norme di sicurezza non va solo a vantaggio dell’utente ma anche dell’artigiano, dell’imprenditore stesso, che deve tutelare se stesso. Se non stiamo bene è difficile poter lavorare e non lavorando non si fa fatturato. Lo stesso discorso vale per la tutela dei dipendenti e dei collaboratori. Fortunatamente L’Inail ha rivisto la propria posizione: non sarebbe stato possibile lavorare con la presunzione di colpevolezza del datore di lavoro”.

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