Dalla Vigna del Parroco 60 anni di Ruchè


La storia del Ruchè e di un vigneto, oggi di proprietà della Ferraris Agricola, coltivato con ostinazione da un sacerdote speciale. La degustazione di cinque annate, dal 2009 al 2024. La Festa del Ruchè.

Questo pezzo di Monferrato non è sempre stato così.

L’abbandono dei vigneti, lo spopolamento delle campagne e la fuga in città avevano trasformato questo territorio in gerbido e terreno boschivo.

Con la crescita del Ruchè, dal 2000 in avanti, le colline e il territorio intorno a Castagnole Monferrato sono stati completamente ridisegnati dal ritorno dell’uva, guadagnandosi il pieno diritto di fregiarsi dei riconoscimenti UNESCO.

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Dal 2014, infatti, Castagnole Monferrato e comuni limitrofi fanno parte dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato e sono inseriti nella lista dei beni Patrimonio dell’Umanità.

IL RUCHÈ

La sua riqualificazione è dovuta a Don Giacomo Cauda, sacerdote che negli anni ’60 riscoprì un vitigno praticamente abbandonato rilanciandolo.

Nasce come una piccola DOC nel 1987 e acquisisce la DOCG dal 2010. La denominazione raccoglie i vini prodotti in soli sette comuni astigiani: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi.

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Prodotto sui terreni sabbiosi dell’astigiano con uve Ruchè, può contenere un massimo del 10% di Barbera o Brachetto. È prevista la menzione Riserva quando l’affinamento raggiunge i due anni, dei quali almeno uno in legno.

È una denominazione che dal 2011 segna una crescita costante in ettari coltivati e vendite: il valore dei terreni cresce; la superficie di coltivazione è salita a 215 ettari; la produzione tocca il milione e 200 mila bottiglie; l’export non si limita agli USA ma arriva nel continente asiatico con percentuali significative.

Il prodotto odierno è diverso da quello degli esordi, che risultava più dolce, maturo e morbido. Colpa della grande quantità di zucchero presente nelle uve, che non si riusciva a far fermentare completamente.

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La tecnologia di oggi consente di estrarre un vino secco, che rispetta le caratteristiche aromatiche del vitigno, il tannino pronunciato, una florealità fatta di rosa e di viola, una trama speziata dove il pepe è spesso protagonista positivo.

Un limite può essere la scarsa acidità complessiva, ma l’equilibrio del vino è garantito dall’alcolicità e dal suo rapporto con i tannini.

FERRARIS AGRICOLA

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L’azienda di Luca Ferraris possiede 35 ettari di vigneti di proprietà, ai quali se ne aggiungono altri sedici a Montemagno, dove piantare altro Ruchè.

La storia di questa famiglia Ferraris è emblematica di un tempo che non c’è più.

Nel 1921 la bisnonna Teresa acquista una casa in Via al Castello, a Castagnole Monferrato, grazie ai soldi del marito, partito per la California alla ricerca dell’oro.

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Due anni dopo, il nonno Martino, compra il Casot, un casolare rurale in mezzo a un appezzamento di 40 mila mq dove attualmente sorge uno dei vigneti più rappresentativi del territorio.  È proprio Martino a impiantare i primi vigneti e a vinificare e commercializzare lo sfuso, ma suo figlio Luigi preferisce trasferirsi a Torino e lavorare in città.

Anche il destino di Luca, figlio di Luigi, pare lontano dalla terra. Invece sceglie di diplomarsi all’istituto agrario e, nel 2001, riprende l’azienda di nonno Martino, ristrutturando la cantina.

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«Questa è casa mia – afferma -, sono torinese ma qui sono cresciuto nei weekend e d’estate con mia nonna».

Di fronte all’abitazione dei nonni c’è la cantina di don Giacomo Cauda, oggi oratorio comunale. È da questo cortile che nasce l’idea del Ruchè.

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L’impronta di Luca Ferraris è quella dell’imprenditore contemporaneo, fermo e deciso. Partito a vent’anni da un frutteto-vigneto, oggi sviluppa la sua attività su 51 ettari di vigneto.

Nel 2008 sposta la produzione dal paese in Località Rivi, perché le bottiglie immesse sul mercato sono già più di 100 mila. La vecchia casa-cantina diventa museo e sala degustazione. Da qualche anno in questi locali sono allestite tre sale che raccontano oltre un secolo di storia agricola e vitivinicola di Castagnole Monferrato.

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Nel 2018 vuole una panchina gigante sulla sommità di una vigna, dalla quale si scorgono i sette comuni che formano la denominazione.

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Nel 2020 sceglie di trasformare tutto il suo Barbera di Castagnole in Ruchè, acquisendo altri sei ettari coltivati a Barbera d’Asti nella MGA Colli Astiani a Ca’ Mongròss, nel comune di Montegrosso. Nello stesso anno acquista 2,5 ettari di terreni ai 500 metri di Monastero Bormida per la produzione di Alta Langa, con un progetto di 55 mila bottiglie nel 2025.

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Oggi l’azienda esporta in 35 paesi del mondo, con gli Stati Uniti come primo mercato estero.

LA VIGNA DEL PARROCO

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Il Ruchè nasce nel 1964 grazie a Don Giacomo Cauda e alla sua Vigna del Parroco, che ospita le viti più antiche dell’intera denominazione. Sono viti impiantate dallo stesso sacerdote su un crinale ad un’altezza di circa 230 metri sul livello del mare.

La Vigna del Parroco si estende su soli due ettari di ceppi piantati vicino alla chiesa di Castagnole Monferrato. Don Giacomo se ne occupa in ogni momento libero dal suo uffizio, con la solidarietà dei parrocchiani. Al conferimento della DOCG, la vigna diventa il primo Cru del Ruchè.

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Con il pensionamento dell’anziano parroco il vigneto è affidato a Francesco Borgognone, ma in tanti pensano che nessuno meglio di Luca Ferraris meriti di condurlo. Così Luca lo acquista nel 2016, vinificandolo in purezza e nella storica bottiglia usata dal suo fondatore.

Nel 2024 il vigneto ha festeggiato il sessantesimo anniversario e quella vendemmia esce ora sul mercato.

LA DEGUSTAZIONE

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Cinque Ruchè di Luca Ferraris in assaggio: due Clàsic in acciaio, incontro tra i diversi vigneti aziendali; due Riserve in legno in arrivo dal Bricco della Gioia, etichettate come Opera Prima; l’ultima annata prodotta dalla Vigna del Parroco.

La degustazione si svolge da seduti, con servizio vini al tavolo, nelle medesime condizioni di luce e temperatura.

Il punteggio assegnato va da 1 a 5, con 5 quale valore più elevato.

Clàsic 2009

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Frutto di un’annata eccezionale, presenta abbondanti sfumature speziate e qualche nota vegetale. Al palato ha aromi ben definiti e bella densità. Vellutato, morbido, piacevole da bere. Da 1 a 5: 4+

Clàsic 2012

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Una buona annata, calda, con vendemmia piuttosto anticipata. L’alcolicità è notevole ma dona morbidezza e pienezza al vino. Il colore è granato, la nota prettamente aromatica del vitigno è attenuata, il profumo di rosa si è perso e subentra una sfumatura di cipria. Ha bella complessità ma è tuttora giovane da bere. Può crescere ancora. Da 1 a 5: 3,5

Opera Prima 2010

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Annata tardiva, fresca, con piogge anche durante la vendemmia. Il vino ha un frutto inizialmente un po’ ridotto e selvatico, potenza controllata e nota aromatica ancora ben percepibile. Al palato c’è vita, l’acidità è tuttora presente, è integro e ciccioso. La fase ossidativa è già partita e in bocca la parte tannica non è particolarmente equilibrata. Affina trenta mesi in legno. Da 1 a 5: 3,5+

Opera Prima 2011

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Una grandissima annata per il Ruchè si rispecchia in un naso fine, intenso, gradevolmente fruttato e giustamente speziato. È un campione ampiamente riconoscibile: di ottima freschezza, ampio e pregno di profumi terziari, potente ma anche morbido e ricco al palato. Affina in legni di Allier a tostatura controllata. È un vino di proporzioni enormi, grande nella struttura e nell’aromaticità che il legno non copre in alcun modo. Spettacolare, quasi commovente. Da 1 a 5: 5

Vigna del Parroco 2024 – 60^ vendemmia

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Vigna del 1964, dal 2016 di proprietà Ferraris. È un esempio di quello che possono offrire vecchi ceppi in un’annata giovane e piovosa. Naso floreale di rosa e violetta, fruttato di marasca, aromatico, dolce e ricco in bocca. Ha un tocco vegetale, vagamente balsamico, che si distende con eleganza ed equilibrio. Manca della struttura che hanno le annate migliori, ma ha la sua complessità, il suo carattere, la sua persistenza. Esce ora sul mercato, con un bel futuro davanti. Da 1 a 5: 4

LA FESTA DEL RUCHÈ

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Sabato 16 e domenica 17 maggio la Tenuta La Mercantile di Castagnole Monferrato ospita la Festa del Ruchè.

Promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con Go Wine, la manifestazione rappresenta un momento di riferimento per il territorio e per tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza di uno dei vini più identitari del Piemonte.

Cuore dell’evento sono i banchi d’assaggio, organizzati all’interno delle sale storiche del complesso, dove il pubblico può degustare liberamente le etichette presentate dalle cantine associate al Consorzio, incontrare i produttori, confrontarsi sulle diverse interpretazioni della denominazione e approfondire caratteristiche, annate e stili produttivi.  

Info: www.viniastimonferrato.it

Fabrizio Bellone