Darwin: sentenza all’americana per un risarcimento record

Posted On 15 Giu 2015

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Torino come l’America. Non è l’ennesima proiezione di un sogno a stelle e strisce ormai meno in voga di un tempo, ma è l’immagine di una giustizia civile che, liquidando un danno record per il crollo del tetto al Liceo Darwin, ha applicato i più caratteristi parametri risarcitori d’Oltreoceano: dove – come si sa anche solo dal cinema – l’importo liquidato non è parametrato tanto e solo sul danno subito, quanto anche e soprattutto sulla gravità della condotta tenuta dal danneggiante. Così come in America la giustizia civile e quella penale si somigliano molto più che da noi, così pure molto più simili tra loro sono il risarcimento e la pena. E molto di punitivo per la Città Metropolitana di Torino vi è, indubbiamente, nell’aver stabilito in favore della famiglia Scafidi un risarcimento pari a una volta mezzo rispetto alle tabelle di riferimento del Tribunale di Milano, che fungono da termine di paragone anche a livello nazionale.

Risarcimento aggravato dalla condotta. Questo, più o meno, il concetto fatto proprio dalla quarta sezione civile del Tribunale di Torino. Un avvicinamento – per l’appunto – alla giustizia penale proprio in un caso in cui quest’ultima è invece stata così clemente nei confronti degli imputati per il crollo del tetto costato la vita a Vito Scafidi e l’uso delle gambe – oggi per fortuna in buona parte recuperato – a Andrea Macrì. In sede penale sei assoluzioni su sette in primo grado, e poco diversa la sentenza di appello dell’ottobre 2013. Quale, dunque, il motivo di una simile differenza tra le decisioni del giudice penale e quelle del giudice civile?

Nessun dubbio che una prima ragione possa essere consistita proprio in un’attitudine di carattere compensativo. Il giudice civile è infatti libero di stabilire l’entità della responsabilità civile in maniera assai sganciata rispetto al giudizio penale: quest’ultimo accerta la penale responsabilità, stabilisce tutt’al più una provvisionale in favore della persona offesa, ma demanda poi al giudice civile la decisione sull’entità – per l’appunto – della responsabilità civile. Non stupirebbe che tale potere discrezionale sia stato utilizzato per riequilibrare un trattamento sanzionatorio sorprendemente tenue in sede penale; il che, in una vicenda come quella del Liceo Darwin, appare a nostro avviso assolutamente logico.

Societas delinquere non potest, dice una massima del diritto. La persona giuridica – o l’ente pubblico – non possono di per sé commettere delitti: la responsabilità penale ricade dunque in capo a chi di tali enti ha la legale rappresentanza, o comunque a chi è titolare di particolari doveri la cui violazione ha reso possibile il fatto illecito. Tale principio, nel caso di una scuola pubblica, fa sì che vengano incriminati il dirigente scolastico, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e così via.

Non vi è dubbio, però, che tale meccanismo sposti la responsabilità penale in capo a singoli soggetti che – pur formalmente titolari di obblighi e poteri – molto meno possono in materia rispetto ai manager di un’industria privata. Quale immensa sproporzione tra i penetranti poteri di questi ultimi, e la debole azione di indirizzo che anche i più volonterosi presidi e affini possono esercitare nei confronti della cronaca e pachidermica mollezza della Pubblica Amministrazione…!

Ma c’è di più. Nel settore privato, il principio societas delinquere non potest è stato sensibilmente attenuato con l’entrata in vigore della legge 231/2001 sulla responsabilità delle persone giuridiche: che dunque sono ora chiamate a rispondere con il loro patrimonio di una sanzione pecuniaria parametrata sulla gravità dei reati accertati in capo ai loro legali rappresentati. Ma tale legge non si applica agli entri pubblici territoriali (regioni, città metropolitane, comuni): vale a dire non si applica proprio dove, come detto, la responsabilità penale appare meno riconducibile al singolo soggetto e maggiormente ascrivibile all’ente in quanto tale.

Logico, da questo punto di vista, appare dunque l’uso del risarcimento civile con finalità anche sanzionatorie. Un segnale forte del quale la Pubblica Amministrazione aveva più che mai bisogno, in un momento in cui il tema della messa in sicurezza delle scuole occupa del resto un ruolo importante nell’agenda di governo e Parlamento.

Roberto Codebò

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