Darwin: storia di una preside, tra pochi soldi e molte paure

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Ci perdoni Cinzia Palumbo, studentessa della Quarta G del liceo Darwin ieri testimone alla terza udienza del processo, se non ci occupiamo qui del suo dolore, dei suoi traumi, dei giramenti di testa e dei cali di concentrazione che è condannata a provare per tutta la vita da quando sentì sbattere quella porta, e subito dopo le crollò il mondo sulla testa. Ci perdoni, se dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla deposizione – nella medesima udienza – di una donna spaventata, intimidita e incolpevole: la prof.ssa Maria Torelli, preside del liceo Darwin

Spaventata e intimidita, perché chiunque lo sarebbe se, da capo di un istituto scolastico come tanti, si trovasse proiettato nell’occhio del ciclone di una tragedia mortale. Incolpevole, perché incastrata – prima e dopo i fatti – in un meccanismo evidentemente più grande di lei.

Da quando si chiamano “dirigenti scolastici”, i presidi sono diventati parte della grande, innovativa famiglia dei public manager. Ai quali si richiede di gestire il personale in maniera dinamica, la struttura in maniera sicura, le risorse in maniera efficiente,

Già. Ma quale personale, quali strutture, e soprattutto quali risorse…? Il personale è sempre lo stesso, di ruolo e anziano oppure precario e tumultuoso, innovativamente investito di funzioni tipiche dell’impresa privata – quale, come nel caso che qui ci interessa, il responsabile per la sicurezza e la prevenzione – senza però averne né la preparazione, né la mentalità. Le strutture sono o i soliti palazzi fatiscenti di fine Ottocento/inizio Novecento, o i ruggenti prefabbricati del boom demografico di mezzo secolo fa, rapidamente divenuti ancor più fatiscenti dei loro predecessori.

Quanto alle risorse, tutto è stato spiegato molto bene dalla stessa preside dal banco dei testimoni. Enti finanziatori: Ministero, Regione, Provincia. La maggior parte dei soldi utilizzata in esecuzione dei contratti collettivi (quindi per retribuire il personale); poi spese qui e spese là; in fondo al piccolo sacco, il tesoretto per la manutenzione e la sicurezza. Circa tremila Euro l’anno: quanto basta – forse – per una famigliola di cinque persone.

Soldi, insomma, utilissimi – notava in aula il PM Laura Longo – a cambiare ogni tanto qualche lampadina. Come le plafoniere del soffitto della Quarta G, che da tempo erano pericolosamente ingiallite, e facevano compagnia a qualche pannellino un po’ ballerino. Questi gli importanti dettagli di quel soffitto dotati dai responsabili per la sicurezza; i quali non hanno colto l’occasione per notare anche una botola di ispezione che forse stonava un po’, e che – complice un malcapitato refolo – ha causato la tragedia.

Storie di ordinaria inefficienza del settore pubblico, il quale diviene ancora più inefficiente quando si sforza di assomigliare al settore privato. Un settore privato che non manca certo di finire in tribunale per tragedie sul lavoro; ma dove almeno – quando c’è la volontà dei singoli – non mancano spazi e risorse per correre ai ripari per tempo. Riuscendo magari a raggranellare più di tremila Euro all’anno per la manutenzione.

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