Don Peyron: “Come ogni legge che riguardi la tecnologia, invecchia in fretta perché nasce in un contesto storico che muta di continuo”


La volta scorsa ci hai parlato di dati e della loro sicurezza. Dal punto di vista delle leggi e della tutela pubblica come siamo messi?

Bentrovati a tutti, viviamo in uno dei paesi più attrezzati. Spesso ci lamentiamo del nostro Paese, ma su questi temi dobbiamo andarne fieri. L’Italia e l’Europa, imitando spesso quest’ultima l’Italia, sono all’avanguardia dal punto di vista legislativo. Il famigerato GDPR, sigla che in molti avranno sentito, è una ottima legge che tutela i nostri dati. Certamente, come ogni legge che riguardi la tecnologia, invecchia in fretta perché nasce in un contesto storico che muta di continuo.  

Quindi possiamo essere sereni?

Sì e no. Una legge è carta se non si applica e se i cittadini tutti non la difendono e proteggono. Ci sono gli strumenti ma poi sia la pubblica amministrazione sia i singoli devono insieme lavorare perché quella legge diventi cultura condivisa e buone prassi. Con una battuta dire che certe leggi, quelle buone, quelle migliori, sono tali quando diventano inutili.

Cosa intendi?

Quando il comportamento dei singoli e della amministrazione è continuamente nel solco di una certa norma diventa abitudine agire in un certo modo e la legge, che ha di solito un accessorio di sanzioni, non deve essere applicata in quella parte. Pensiamo ad esempio, alle cinture di sicurezza. Per noi più vecchietti è stato una introduzione di legge che per diverso tempo abbiamo subito in qualche modo. Oggi mettere le cinture in auto è un corollario tanto quanto accendere i fari di notte. Una abitudine sana che ha salvato molte vite. Nel digitale dobbiamo e possiamo insieme fare lo stesso. In alto il cuore e cinture allacciate anche digitali.