Ecoreati: novità e sensibilità di fronte ai primi test concreti

Posted On 29 Lug 2015

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Non sembra certo casuale, a prima vista, il fatto che la notizia di un importante blitz delle Forze dell’Ordine in tema di reati ambientali abbia luogo giusto due mesi dopo l’entrata in vigore delle nuove norme penali che puniscono assai più severamente tali illeciti. Com’è ovvio, tali azioni della Polizia Giudiziaria sono in realtà il frutto di attività investigative che durano da assai più tempo; nondimeno, il segnale è e resta particolarmente forte.

Con i nuovi articoli che la legge 22 maggio 2015, n. 68 ha introdotto nel codice penale, non solo sono state istituite nuove specifiche figure di reato ambientale, ma è stato significativamente inasprito il regime sanzionatorio in ordine a circostanze, reato diverso da quello voluto, concorso di reati e altro. Il tutto del resto ben simboleggiato dal fatto che non siano stati introdotti soltanto nuovi articoli, ma che essi diano vita a un apposito nuovo Titolo “Dei delitti contro l’ambiente”. 

Indubbiamente, tutto ruota attorno al nuovo reato di inquinamento ambientale, previsto dall’art. 452-bis: “E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Quando l’inquinamento à prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”. Norma – come si vede – molto severa e articolata, cui fa da contorno, come detto, un sistema di altri reati e norme satelliti complessivamente improntato a eccezionale rigore.

In base a uno dei più sacri cardini del diritto penale, nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato; e neppure possono essere applicate sanzioni più gravi di quelle in vigore al momento del fatto. Dunque, il blitz di Givoletto potrebbe rappresentare uno dei primissimi casi in Italia di applicazione della nuova normativa. Il reato di inquinamento ambientale è stato puntualmente contestato agli arrestati; ma sarà ora necessario attendere gli sviluppi delle indagini per sapere se e come assisteremo a un importante test applicativo della normativa appena entrata in vigore.

Per il momento, non resta che osservare che alla particolare sensibilità del legislatore in materia fa riscontro un’intensa dedizione delle Forze dell’Ordine. In assenza della quale, naturalmente, la sensibilità in questione sarebbe destinata a rimanere sul piano astratto.

Roberto Codebò

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