
Seconda serata al Festival di Sanremo 2026, sempre dal palco del Teatro Ariston. Se la prima puntata aveva acceso la curiosità, la seconda consolida certezze e ridisegna equilibri. Tra icone che incantano, beniamini del pubblico e qualche esperimento meno riuscito.
Le pagelle della seconda serata
Patty Pravo – Voto 8
Abito strepitoso, quasi da matrigna di Biancaneve in versione haute couture. Ti porge la canzone, ti guarda dritto in camera e ti ipnotizza. Magnetica. La vogliamo sempre così.
Achille Lauro – Voto 9
Stre-pi-to-so. L’Ariston lo ama senza riserve. Sensibile, elegante, incisivo. Piace a tutte le età, trasversale e carismatico. Il successo che sta vivendo è meritato e travolgente. Anche per lui, biglietti del tour già pronti.
LDA e Aka 7even – Voto 6
Pelle anni ’80, colori in linea con le tendenze attuali. Il pezzo è ritmato, si lascia ballare ma non lascia il segno. Intrattenimento corretto.
Enrico Nigiotti – Voto 5,5
Impegno evidente, ma non “buca”. Resta in una terra di mezzo tra riferimenti illustri senza trovare una cifra davvero personale. Anche l’abito passa inosservato.
Pilar Fogliati – Voto 7
Non la bellezza convenzionale, ma un fascino autentico. Elegante, essenziale, con un’allure alla Audrey Hepburn. La scenetta resta enigmatica, ma la presenza scenica funziona.
Tommaso Paradiso – Voto 6
Rivedendolo si conferma una versione più matura di sé stesso. Brano malinconico, postura ricurva e interpretazione intensa. Piace comunque, lo dimostrano i sold out del tour.
Lillo Petrolo – Voto 5
Presenza costante, forse troppo. Ma perché lavora così tanto? Ma chi fa ridere? Purtroppo ce lo dovremo sorbire a lungo, i suoi agenti lo piazzano dappertutto.
Elettra Lamborghini – Voto 4,5
Citare Raffaella Carrà nel ritornello è un’operazione rischiosa. L’abito argenteo la ingabbia, la performance resta rigida. L’energia c’è, ma non basta.
Ermal Meta – Voto 6
Nuovo look, nuovo personaggio. Il brano – filastrocca moderna ispirata a temi forti – non convince del tutto, ma ha tutti gli elementi per girare molto in radio.
Levante – Voto 7,5
Abitino rétro, eleganza misurata, sorriso composto. Sempre intonata, sempre credibile. Una certezza.
Bresh – Voto 7
Amatissimo dai giovani, porta eleganza anche in piazza Colombo. Canta bene e consolida il suo legame con il pubblico.
Bambole di Pezza – Voto 5,5
Energia e attitudine rock non mancano, ma il pezzo scivola via senza un elemento davvero distintivo. Si dimentica troppo in fretta.
Chiello – Voto 5
Viene subito in mente il tormentone diventato Gabriele Cirilli di qualche anno fa: “ma come c… te li sei fatti i capelli?”. Se mettessero i sottotitoli si capirebbe anche cosa dice, non è comunque il solo a masticare le parole a bocca semichiusa.
J-Ax – Voto 6,5
Serata più convincente della precedente. Atmosfere country coerenti e performance più fluida. Leggero e radiofonico.
Nayt – Voto 6
Canzone già sentita nelle atmosfere. Interpreta bene ma non riesce a distinguersi davvero nel mare della proposta urban.
Max Pezzali – Voto 7
Incarna il profondo senso della musica pop, quella a cui non si chiede di comunicare temi importanti ma di dimenticare per pochi minuti i problemi della giornata ballando con un sorriso ebete.
Fulminacci – Voto 7,5
Oversize e richiami anni ’90. Brano orecchiabile, atmosfera malinconica. Per molti resta tra i possibili vincitori.
Fedez e Marco Masini – Voto 6
Continuano a sembrare due mondi paralleli. Masini teatrale e sopra le righe, Fedez più efficace nel rap che nel canto. Eppure piacciono e sono dati tra i favoriti.
Fausto Leali – Voto 9 (alla carriera)
Veterano del Festival (prima volta nel 1968), riceve il meritato riconoscimento. Chiudendo gli occhi, la voce è quella di sempre. Monumento della musica italiana.
Dargen D’Amico – Voto 7
Mantello scenografico e occhiali iconici. Ritornello che entra subito in testa. Radiofonico e strategico.
Dito nella Piaga – Voto 6
Il burlesque continua a essere il suo marchio. Funziona visivamente, meno nella resa televisiva: tra luci sparate e parole poco comprensibili, il brano meriterebbe maggiore nitidezza.