Festival di Sanremo 2026, pagelle terza serata: icone, nostalgia e nuove promesse


Terzo appuntamento con il Festival di Sanremo 2026, sempre dal palco del Teatro Ariston. La gara entra nel vivo, tra premi alla carriera, ospiti internazionali e artisti che provano a ritagliarsi uno spazio nella memoria del pubblico.

Le pagelle della terza serata
Maria Antonietta e Colombre – Voto 7

Non ancora popolarissimi, ma con esperienza da vendere. Freschi, credibili, con un’intesa che ricorda certe dinamiche dei Coma Cose. Lui sfoggia capelli alla Chiello, ma più misurati; lei ha un’estetica quasi da personaggio animato. Il brano può crescere e trovare spazio anche fuori dall’Ariston.

Leo Gassmann – Voto 5,5

Fa parte della “triade dei figli di” insieme a LDA e Tredici Pietro. Si impegna, ma non lascia un segno deciso. Outfit da playboy navigato, ma la performance resta tiepida.

Mogol – 8 (alla carriera)

Genio indiscusso della musica italiana, autore di successi immortali. Il Premio alla carriera celebra una mente che ha scritto pagine fondamentali della nostra canzone. Che fosse necessario o meno, resta un monumento.

Malika Ayane – Voto 6

Sorprende sentirla meno nitida del solito nella dizione. La samba è gradevole e l’originalità nell’estetica non manca mai, ma da lei ci si aspetta sempre quell’intensità cristallina che stavolta resta un po’ velata.

Sal Da Vinci – Voto 6

Plastificato che di più non si può, non si capisce perché è improvvisamente emerso dai matrimoni campani diventando un nuovo idolo delle folle. Chiudi gli occhi e ti ritrovi al Castello delle Cerimonie mentre tutti intorno ballano

Tredici Pietro – Voto 5,5

Energia e gestualità non mancano, ma l’insieme fatica a incidere. Oversize e attitudine urban, però il ricordo si affievolisce troppo in fretta.

Raf – Voto 7

Elegantissimo in velluto color carta da zucchero. Coerente con la sua linea artistica, interpreta con garbo un brano dal sapore classicamente sanremese.

Eros Ramazzotti – Voto 6

Ripropone Adesso tu, e il tempo trascorso si sente. Qualche incertezza negli attacchi, poi il consueto appello universale alla pace. I fan restano fedelissimi, comunque.

Alicia Keys – Voto 8

Look discutibile, ma talento indiscutibile. Il duetto con Eros è credibile, poi si prende la scena con Empire State of Mind e si ricorda a tutti perché è una star internazionale.

Francesco Renga – Voto 6

Il pubblico lo acclama, ma la proposta non aggiunge molto alla sua storia artistica. Interpreta con mestiere, senza però sorprendere.

The Kolors – Voto 7

Medley trascinante dei loro successi: tutti cantano, tutti ballano. Coreografia arricchita da performer scenici, mentre al centro resta uno Stash tiratissimo e carismatico. Operazione nostalgia ben riuscita.

Eddie Brock – Voto 5,5

Per molti resta un’incognita. Il brano suona familiare, forse troppo. Sensazione di déjà-vu che ne indebolisce l’impatto.

Max Pezzali – Voto 8

A ridajie, eccolo qui finalmente col grandissimo inimitabile successo dell’Uomo Ragno, e a seguire in mezzo ad una folla di figuranti impazziti tutti a saltare e ballare e urlare . Pop puro, liberatorio, collettivo. Tre minuti di felicità condivisa.

Serena Brancale – Voto 7

Look più sobrio rispetto al passato, atmosfera intensa. Il brano commuove e convince per maturità. Meno scintille, più sostanza.

Samurai Jay – Voto 6

Completo bianco che inevitabilmente richiama confronti ingombranti. Il pezzo è leggero, ballabile, senza grandi ambizioni ma piacevole.

Arisa – Voto 8,5

Parte lieve, pulita, tecnicamente impeccabile. Una delle migliori voci italiane contemporanee. Personaggio complesso, ma sul palco resta una certezza assoluta.

Michele Bravi – Voto 6,5

Voce talvolta trattenuta dall’emozione, quasi sussurrata. Però è elegante, educato, ben presentato. Si lascia voler bene.

Mara Sattei – Voto 5,5

Elegante e stilosa, nulla da dire sull’immagine. Ma il brano non aggancia, scivola via senza lasciare traccia.

Sayf – Voto 7

Chiude con energia, canticchiabile e coinvolgente. Lascia il palco con un buon ricordo e una scia positiva.