
Un bistrot di impronta laziale condotto da una coppia schietta e appassionata. Il racconto del mio pranzo da AraSolis.Lab.
Sono cinque anni che è aperto e non mi ero mai accorto che esistesse.
Nella Torino che cambia, alle spalle della Parrocchia di via San Secondo e a due passi dalla stazione di Porta Nuova, dal 2021 AraSolis.Lab ha preso il posto di una gastronomia.
È un bistrot di cucina romanesca e arsolana il cui nome deriva da Arsoli, borgo medievale in provincia di Roma lungo la strada che sale verso l’Abruzzo.

Mauro è arsolano, a Torino dal 2006; Laura è nata a Torino, con origini siciliane da parte di padre e sarde da parte di madre. Una bella coppia.
Si conoscono alcuni anni fa perché fanno lo stesso lavoro, sono educatori professionali. Lei continua a farlo, con un part-time in una RSA a Bosconero, oggi Mauro si dedica a tempo pieno al locale.
Mi raccontano che la scelta della vicinanza alla stazione è stata secondaria ma funzionale, perchè «a noi soprattutto piaceva il locale e abbiamo lottato per averlo».

Osservo dall’esterno e mi colpisce la tipologia di proposta: tante curiosità, ingredienti che non conosco o che raramente si trovano in città.
Entro e ordino frascarelli e coda.
I frascarelli sono un piatto antico e umile, fatto di acqua e farina, che si mangiava la domenica in casa.

Mauro fa dei piccoli grumi con le mani, usando farina di riso tipo 0, tipo 2 macinata a pietra e soia; aggiunge timo, maggiorana, mentuccia romana ed erba cipollina nell’impasto; li bolle per 40’ fino a raggiungere una via di mezzo tra la consistenza di un risotto cremoso e quella della polenta.
Visti i lunghi tempi di cottura è un piatto che abbatte e mette in monoporzione.

Li serve con il sugo finto, quello che vuol far credere ci sia dentro la carne anche se non c’è: pomodoro, aglio, olio, peperoncino, le stesse erbette dell’impasto, una ricca copertura di pecorino.
I frascarelli tendono ad agglomerarsi e mostrano una netta tendenza dolce, bilanciata dall’acidità del sugo finto, dalla sapidità del formaggio e da una piccantezza moderata. Se piace quella consistenza è un piatto che merita di essere assaggiato appena comincia a fare freddo.
La coda alla vaccinara è più conosciuta e rappresenta la cucina dello scarto.

Sigillata e stufata all’infinito con il pomodoro, cuoce con un mix di una quindicina di spezie tra cui bacche di ginepro, chiodi di garofano, timo, anice stellato.
Di solito Mauro sta chiuso in cucina, ma se chiedi esce e non vede l’ora di raccontare. «Cucino a occhio e a sapore, ogni volta la mia coda ha qualcosa di diverso: stavolta ci ho messo il cioccolato fondente al 75% e il mais tostato».

Viene spontaneo domandare perché non replichi una ricetta precisa e vi dirà che gli piace cambiare, anche se Laura puntualizza: «digli la verità, che sei un jazzista e la tua filosofia si basa sull’improvvisazione». Così scopro che Mauro suonava il contrabbasso e ora il sax, studiati a Torino con Mauro Battisti.
Chiudo con l’amaro realizzato per loro da Alba Spirit, con la foto in etichetta che ritrae il Castello Massimo di Arsoli.

Nasce da una ricetta di AraSolis.Lab ed esalta l’aroma del fagiolo grazie ad una spruzzata di estratto all’essenza pura del fagiolino di Arsoli, presidio Slow Food. Un’esperienza da ripetere, è un signor prodotto.
Due piatti extralarge (se non li finite chiedete una doggy bag) a 25 euro, altri 5 per un calice abbondante di Frascati Superiore.

Da tornare per assaggiare i piatti più richiesti dal pubblico: carbonara, trippa e maritozzo salato.
Aperto a pranzo dal lunedì al giovedì; venerdi e sabato anche a cena: chiusura domenica.

Un posticino onesto, rivolto a chi piace respirare aria di famiglia, a chi è curioso di provare qualcosa di nuovo e allo stesso tempo antico, a chi ama essere servito con un sorriso sincero.
In vetrina i pupazzetti che li ritraggono in caricatura, opera di Laura: «tre mesi di lavoro per farli all’uncinetto, vuoi che non mi facevo più magra?».

DOVE
AraSolis.Lab
Via San Secondo 9/G – Torino
tel. 3498550735
Fabrizio Bellone