Il movimento No TAV rivendica gli scontri ai cantieri: «Nessuna distanza, siamo tutti responsabili»


All’indomani della tre giorni del festival Alta Felicità, il movimento No TAV rivendica compatto gli scontri avvenuti sabato nei cantieri di Chiomonte e San Didero e respinge la distinzione tra ala pacifica e frangia violenta.

«Non c’è da prendere nessuna distanza. Sia in presenza, sia con il cuore che con la partecipazione, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è capitato», ha dichiarato la storica attivista Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa conclusiva. A farle eco è stato Guido Fissore: «La divisione tra buoni e cattivi è falsa. Entrare nel cantiere è stata un’azione condivisa, siamo tutti responsabili».

La cronaca dei disordini e i danni al cantiere

I disordini sono esplosi sabato a margine del partecipato corteo di circa 20mila persone partito da Venaus. Un gruppo di almeno trecento persone, travisate in nero, si è staccato dal cordone principale riuscendo a penetrare oltre i perimetri dei cantieri. Il bilancio parla di lanci di bombe carta, oggetti e bottiglie incendiarie: quattro camionette della Polizia sono state date alle fiamme e una parte dell’area è stata devastata, scatenando la risposta delle forze dell’ordine con idranti e lacrimogeni.

Il bilancio dei feriti conta 120 operatori di polizia e diverse decine tra i manifestanti. Secondo gli investigatori, nel gruppo d’assalto figuravano molti attivisti stranieri — prevalentemente francesi, tedeschi e spagnoli — inquadrati in un «blocco nero» transnazionale.

Telt, la società responsabile della costruzione della Torino-Lione, ha stimato i danni in circa un milione di euro, parlando tramite il direttore generale Maurizio Bufalini del più grave attacco subito dal 2011.

L’inchiesta della Procura e i fermi

Sugli scontri indaga ora la Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri, con le ipotesi di reato di devastazione e saccheggio e il vaglio dell’aggravante della finalità di terrorismo.

Sul fronte dei fermi, le forze dell’ordine hanno bloccato quattro cittadini tedeschi: per due è stato richiesto l’accompagnamento, mentre gli altri si trovano nel carcere delle Vallette a Torino. Nel complesso sono circa 800 i soggetti identificati durante le operazioni.

La polemica sui controlli a sbarramento e la privacy

A far discutere sono anche le imponenti misure di sicurezza messe in atto nel fine settimana tra la stazione di Torino Porta Nuova, le autostrade e l’area del campeggio. Per tutta la giornata di lunedì l’area del festival è stata perimetrata dalle forze dell’ordine, permettendo l’uscita dei partecipanti soltanto previa identificazione. Una mossa definita dal movimento No TAV come una «strategia di pressione», coincisa con la visita a Chiomonte della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Le modalità delle identificazioni sono finite anche sotto la lente dei legali del movimento. L’avvocato Gianluca Vitale ha denunciato l’impiego del cosiddetto kettling (il contenimento a sbarramento, più volte criticato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) e sollevato dubbi sull’acquisizione di foto e video dei presenti: «Un’imponente raccolta di dati personali di cui non si conoscono le modalità di archiviazione, con il rischio che vengano usati software di intelligenza artificiale e riconoscimento facciale, al momento non consentiti».