Il Principe Filippo: variegato complemento di un’inossidabile monarca


Marito di una regina, ma non re. Tra teste coronate, le pari opportunità funzionano in maniera bizzarra. La moglie di un sovrano è regina consorte; il marito di una sovrana si deve invece accontentare del titolo principesco. Differenza tutt’altro che esclusivamente formale: ché il fatto di non essere re ha sicuramente contribuito a tenere la lunghissima vita del principe Filippo leggermente più discosta dai riflettori, con la collaborazione di una sovrana che, dopo aver sorpassato sua trisnonna Vittoria e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, si appresta a compiere 95 anni e marcia convinta verso la fantasmagorica meta dei settant’anni di regno (obiettivo: 6 febbraio 2022).

Per il media italiani, era sempre stato Filippo di Edimburgo. Fino a suo figlio Carlo compreso (e compresi i suoi fratelli e sua sorella), i nomi dei membri delle case reali si traducevano. Poi la moda è cambiata: i figli di Carlo sono anche per noi William e Harry, e il re di Spagna, omonimo del principe appena scomparso, è anche per noi Felipe. Quanto al titolo di Duca d’Edimburgo, dopo le pari opportunità si dovrebbe scomodare il Manuale Cencelli: nelle famiglie reali, i titoli individuali sono distribuiti in funzione unificante. Ricordiamo del resto che, nella dicitura «Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord», l’aggettivo «Unito» non si riferisce all’Irlanda, bensì proprio alla Scozia. Tuttavia, 314 anni dopo il Union Act, molti scozzesi non se ne sono ancora dati per intesi…

Prima di essere duca di Edimburgo, Filippo era principe di Grecia e Danimarca. Era nato a Corfù il 10 giugno 1921, nipote del sovrano ellenico Costantino, che però era ellenico per modo dire. Il fatto è che gli stati nell’Ottocento e nel Novecento dalla dissoluzione dei grandi imperi, non essendo praticamente mai stati indipendenti, erano alquanto al corto di dinastie regie. Queste ultime invece abbondavano nei territori tedeschi, con la curiosa conseguenza che – similmente ad altri stati balcanici e non – sul trono di Atene salì la dinastia Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, nome che Platone e Aristotele avrebbero avuto qualche difficoltà a pronunciare…

Del resto, quell’intitolazione così teutonica rischiava di suonar male anche nell’Inghilterra del 1947, anno in cui il ventiseienne Filippo sposò la ventunenne principessa Elisabetta. In un regno sfiancato dalla faticosa vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, certi fonemi tedeschi dissonavano due volte: una, perché la Germania in quel momento non poteva star certo simpatica; un’altra, perché rischiavano paradossalmente di risvegliare a posteriori le note simpatie di buona parte dell’opinione pubblica britannica prebellica. Quest’ultima preferiva infatti spesso il Führer al prossimo alleato Stalin, alimentata del resto dalla scenata del primo ministro lord Chamberlain, che, reduce dalla conferenza di Monaco, aveva dipinto mister Hitler come un vero gentiluomo… Così, Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg venne tradotto nel più britannico e più semplice Mountbatten.

Cinque anni dopo le nozze, la principessa Elisabetta divenne regina e il principe Filippo – per le ragioni già spiegate – rimase principe. Dalla coppia non ancora reale erano già nati due figli: nel 1947 l’erede al trono Carlo, principe di Galles a sua volta in chiave unificante, anche se con Cardiff certi problemi “scozzesi” non esistono; nel 1950 Anna, the Princess Royal (titolo che non potrebbe essere più british). Saranno necessari ben altri dieci anni per la nascita del terzo figlio, il principe Andrea Duca di York, nato nel 1960 e seguito quattro anni dopo dall’ultimogenito principe Edoardo, conte di Wessex. Simile… “decennio di preparazione” fu conseguenza non certo dei maggiori impegni di Elisabetta dopo l’accessione al trono, bensì dell’evidente raffreddamento tra marito e moglie che è sindrome quantomai diffusa in seno alla Royal Family. Attorno a Filippo e Elisabetta si scioglieranno infatti le unioni tra la principessa Margaret (sorella della regina) e Anthony Armstrong Jones; tra la principessa Anna e Mark Phillips; tra il principe Andrea e Sarah Ferguson; ma soprattutto tra il principe Carlo e Lady Diana Spencer, punto sul quale torneremo doverosamente tra poco.

Simile sindrome da crisi di coppia non poteva pubblicamente affliggere anche la coppia reale. Nell’opinione pubblica britannica era ancora troppo vivo lo choc della crisi che nel 1937 aveva colpito la Corona per effetto dell’abdicazione di Edoardo VIII per la sua storia d’amore con Wallis Simpson. Così, il presunto gelo tra Filippo e Elisabetta venne gestito tra ufficialità frontale e tradimenti in background. Combinazione vuole che proprio il principe Andrea, l’unico figlio che trae il proprio nome dalla dinastia paterna, sia da molti ritenuto figlio di qualcun altro… Di certo, Filippo ricambiava di pari moneta: lunghissimo l’elenco delle sue amanti vere o presunte, in un Paese dove del resto la stampa scandalistica è nata e sempre prospererà. Poi, lady Diana.

Suocero presuntamente distaccato e gelido, Filippo era in realtà convinto sostenitore della Principessa di Galles. Pare addirittura sia stato lui stesso a risolvere il dubbio nuziale del figlio Carlo tra Diana stessa e Camilla Parker-Bowles (tale dubbio – lo sapete tutti – in realtà non sarebbe mai stato risolto completamente…). Quando nel 1997 Diana morì, in uno dei più grandi momenti di commozione di massa della storia britannica (e mondiale), Filippo si accodò al carro funebre insieme a Carlo, William e Harry percorrendo a piedi quella che ancor oggi è indicata da appositi chiodi infissi nel terreno di vie e parchi londinesi come Princess Diana Memorial Walk. Passando sotto la volta della Horse Guards Parade, tra Saint James’s Park e Whitehall, mise persino affettuosamente la mano sulla spalla del quindicenne Wlliam, lui che in pubblico era assai più avvezzo alle gaffes che non ai gesti affettuosi…

Nel frattempo, l’età di Filippo avanzava. Già quasi ottantenne alla soglia del nuovo Millennio, iniziava a stupire il mondo per la sua salubre longevità. Perfettamente autosufficiente e regalmente impettito ancora quando, a novantun anni, venne a Roma a rendere omaggio al neopontefice Francesco. A quasi novantasei primavere, con pragmatismo tutto inglese prese atto di non essere più un ragazzino e annunciò il proprio ritiro dalla vita pubblica. Per soli due mesi non è arrivato a cent’anni; si consolerà guardando da lassù la sua Consorte che il prossimo febbraio – c’è da scommetterci – festeggerà i settant’anni di regno.

Roberto Codebò

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