
Diecimila passaggi nel weekend a cavallo tra febbraio e marzo, quasi altrettanti tra le iniziative collaterali e la giornata operatori. Il Salone piace, ma potrebbe essere migliore.
La quarta edizione del Salone del Vino Torino chiude con oltre 19 mila visitatori distribuiti lungo un mese di avvicinamento e tre giorni di esposizione.
«Il Salone del Vino non cresce solo nei numeri, ma soprattutto come comunità: tante cantine tornano ogni anno, scelgono di lavorare con noi e di costruire insieme nuovi percorsi – commenta Patrizio Anisio, direttore del Salone del Vino–. Le iniziative e i momenti di approfondimento nascono dal basso grazie a un grande lavoro collettivo ed è proprio questa partecipazione condivisa a rendere il Salone un progetto vivo, credibile e in continua evoluzione. Più felici di così non potremmo essere».

L’evento è stato organizzato da KLUG APS con il patrocinio e il sostegno di Camera di commercio di Torino, Città di Torino, Unioncamere Piemonte, Turismo Torino e Provincia e con il patrocinio e il sostegno di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e il sostegno di Fondazione CRT.
A conclusione dell’ultima giornata, quella che lunedì 2 marzo è stata dedicata agli operatori del settore, gli organizzatori presentano un primo conto dei numeri che decretano il successo della manifestazione.
I NUMERI DEL SALONE DEL VINO

-Oltre 10 mila visitatori nella due giorni di apertura al pubblico di sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo alle OGR;
-5 mila persone agli eventi OFF diffusi in tutta la città nel mese di avvicinamento al Salone;
-più di 2 mila presenze tra accrediti e operatori del settore nel corso della manifestazione;
-oltre 50 Masterclass sold out alla scoperta delle etichette piemontesi frequentati da oltre 2 mila partecipanti;
-circa 500 le cantine coinvolte nel corso del mese
-19 mila i calici utilizzati;
-vendita delle bottiglie in aumento (non precisato il numero) rispetto all’edizione precedente.
LE NOVITA’ DELL’EDIZIONE 2026

Cene, degustazioni ed eventi speciali all’insegna del gusto hanno accompagnato i torinesi per tutto il mese di febbraio fino al weekend del Salone.
Il motto dell’edizione 2026, Degustare è scoprire, ha coinvolto il pubblico alla scoperta della ricchezza del patrimonio vitivinicolo del Piemonte.
Ampio il palinsesto dedicato a dibattiti e talk con produttori, esperti e ospiti incentrati su racconti ed esperienze per esplorare i nuovi trend del mondo vino e la loro interconnessione con la gastronomia, la cucina e la musica.
La collaborazione con la piattaforma DISSAPORE ha coinvolto maggiormente narratori e creator digitali.
L’area food realizzata in collaborazione con i Maestri del Gusto di Torino e Provincia ha messo in dialogo alcune eccellenze gastronomiche del territorio con il vino.
A CHI PIACE QUESTO SALONE

Ho provato a ragionare con espositori e operatori del settore rispetto ai punti di forza e di debolezza del Salone del Vino torinese.
La location delle OGR ha spinto molti ad azzardare paragoni con Grandi Langhe, da poco terminato in questi stessi spazi. Niente di più sbagliato. Si tratta di eventi completamente differenti tra di loro, a cominciare dal target, proseguendo poi per numeri e finalità.
Certamente chi ha partecipato a Grandi Langhe ha trovato gran parte delle firme eccellenti del mondo del vino piemontese, con una proposta incentrata sul singolo produttore e una sala stampa ricca di numerosissime proposte.
Il Salone del Vino offre un panorama diverso. Rappresenta una serie di piccoli produttori, alternati a consorzi ed associazioni di territorio.
Il limite è dato dal ripetersi di molte delle stesse aziende di anno in anno. Per Patrizio Anisio la fidelizzazione è un punto di forza, il mio parere è differente. La ripetizione è un ostacolo al rinnovamento, anche se non è facile costruire un pacchetto di cantine in continua evoluzione.
Gli spazi sono ampi e consentono di lavorare bene. La possibilità di vendere al pubblico e il sistema dei tokens piace agli espositori, perché li mette in condizione di recuperare qualcosa.
Se la strada che il Salone ha scelto è quella di aumentare il dialogo con enti di tutela e promozione, enoteche regionali e associazioni di produzione farà bene a sviluppare ulteriormente questa parte del progetto.
Di indubbio valore è, invece, la parte di accompagnamento OFF all’evento. Il coinvolgimento di locali e ristoranti e il loro duetto con le singole cantine allarga gli orizzonti e crea aspettativa. Può essere ancora ampliato.
Fabrizio Bellone