Intervista a Mario Furlan dei City Angels: “Torneremo a sorridere e a sperare in un futuro migliore”


La pandemia ha sconvolto le vite di tante persone sottolineando l’importanza sempre maggiore del sostegno umano reciproco. Fondamentale, in questo senso, il ruolo di persone che hanno fatto della solidarietà la propria ragione di vita. Tra queste troviamo Mario Furlan, fondatore dei City Angels, giornalista, formatore, motivatore e scrittore che ci ha raccontato come sta affrontando questi mesi molto difficili.

Iniziamo parlando dei City Angels: come avete affrontato la pandemia nel 2020 e come è iniziato quest’anno?

“Da un anno e due mesi la situazione è molto difficile perché la pandemia non soltanto ha fatto morire migliaia di persone ma ha impoverito milioni di persone. Ai senzatetto non si pensa ma rappresentano una delle categorie più colpite perché ci sono meno posti letto per loro a causa del distanziamento nei centri accoglienza: dove prima si potevano ospitare cento senza tetto adesso e se ne possono stare soltanto 50, gli altri 50 rimangono sulla strada. E poi ci sono più timori da parte di alcune associazioni di avvicinarsi a loro. Non hanno soltanto bisogno del cibo, della coperta, del vestito ma necessitano anche di contatto umano. Infatti loro lamentano proprio questo: le persone, già normalmente, quando vedono un senzatetto stanno a distanza, ora anche alcuni volontari non si avvicinano per via del Covid. Questo è comprensibile ma a livello psicologico è qualcosa che li ferisce. 

Oltre ai senzatetto, che sono in aumento, c’è anche una crescita di chi ha ancora un tetto – non si sa fino a quando – perché hanno perso il lavoro, sono in cassa integrazione, hanno chiuso la loro attività commerciale, non sanno quando potranno riaprire, per cui ci capitano sempre più persone e famiglie che si rivolgono a noi per avere il pacco alimentare e vestiti, cose che prima davamo soltanto ai senzatetto”.

Qui si inserisce anche il tuo lavoro come motivatore e formatore. Sono tante le persone che hanno subito questa crisi sia a livello economico sia a livello psicologico. Che cosa ti chiedono e che cosa dici loro?

“Cerco, come formatore, di rassicurarle. Non è facile perché non ha senso dir loro che le cose andranno meglio, possono sentirsi prese in giro se comunicato in questo modo. Però io ho una convinzione: nella vita nulla è eterno. Noi tendiamo ad assolutizzare ciò che stiamo vivendo, quindi quando le cose vanno bene pensiamo che sarà così per sempre: non è vero, prima o poi andranno male. D’altronde quando le cose vanno male prima o poi le cose torneranno ad andare bene quindi prima o poi – non sappiamo quando, speriamo entro quest’anno – usciremo dalla pandemia e mi auguro, come insegna la storia, che ci sia un “effetto Fenice”: dopo un disastro come questo o una guerra si rinasce, c’è voglia di ricostruire e ritorna l’ottimismo. Io spero che di qua a poco si possa tornare a sorridere, non solo ad abbracciarci ma a sperare in un futuro migliore”.

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