La storia di Paolo Rossi, campione eterno come tre gol al Brasile


Erano stati in molti a dubitare che il redivivo Paolo Rossi, reduce dalla squalifica di due anni per lo scandalo delle calcioscommesse del 1980, fosse pronto per disputare un Mondiale. Le sole tre presenze nella fase conclusiva del campionato 1981/82 parevano utili più per la statistica. Invece quell’estate terminò con noi ragazzini che, giocando in cortili e campetti con annessa… “autotelecronaca”, facevamo a gara a chi per primo si faceva chiamare Rossi…

A raccontarla così, pare che Paolo Rossi fosse fino a quel momento un semisconosciuto, un po’ come Schillaci prima di Italia 90. Al contrario, la Juventus lo conosceva benissimo sin quando lo aveva fatto approdare sedicenne alle proprie giovanili, facendolo traslocare dalla natia Prato contro il volere della famiglia. Poi, l’anno di gavetta al Como nella stagione 1975/76 e il passaggio al Lanerossi Vicenza, in serie B. Sembra un altro step della medesima gavetta, invece il non ancora Pablito con 21 reti prima trascina la squadra al primo posto in serie B, dopodiché nel campionato 1977/78 si assiste all’incredibile favola di una neopromossa che giunge seconda in serie A. Paolo Rossi segna 24 reti in 30 partite: in quell’epoca di fuorigioco più severo, catenacci e marcature asfissianti, una cifra astronomica. Che inevitabilmente attira l’attenzione di Enzo Bearzot, il quale sta preparando il mondiale argentino. A qualificazione ormai acquisita, il Vecio fa debuttare Rossi (direttamente dal primo minuto) a Liegi in un’amichevole natalizia con il Belgio, poi lo schiera nuovamente (sempre dal primo minuto) il 25 gennaio 1978 in un’amichevole con la Spagna che – profeticamente – si gioca al Santiago Bernabeu. Indi, con mossa molto alla Bearzot lo nasconde e, nelle due successive prove generali per il Mondiale schiera nuovamente la coppia d’attacco titolare Graziani-Bettega. Tuttavia, le pessime prestazioni degli azzurri in queste due esibizioni (soprattutto a Napoli con la Jugoslavia) fanno lievitare i voti del partito che vorrebbe i giovani Cabrini e Rossi al posto di Maldera e di Graziani. E il 2 giugno, a Mar del Plata contro la Francia, entrambi vanno in campo dal primo minuto. Segnano immediatamente i transalpini, ma al 29′ minuto Paolo Rossi riequilibra le sorti dell’incontro segnando il suo primo gol in Nazionale. Per la verità tale marcatura è frutto di un’indecifrabile serie di rimpalli casuali, e pare fatta apposta per contribuire alla creazione – anni dopo – del termine “gollonzo”; ma del resto il miglior gesto di Rossi nel Mondiale argentino non è un gol (né – ovviamente – questo, né il successivo segnato all’Ungheria), bensì la splendida doppia combinazione volante con cui il neo-Pablito manda in gol Roberto Bettega contro l’Argentina. Segno di un’intesa tra i due che – tra squalifiche e infortuni – avrà poche occasioni per palesarsi in maglia bianconera. L’Italia in quel Mondiale giunge quarta: nella finale per il terzo posto persa col Brasile, l’Italia va in vantaggio per prima con… un gol di testa di Causio su cross di Rossi. Insomma il centravanti che crossa per l’ala, a testimoniare la grande versatilità di un campioncino appena ventiduenne.

Nel successivo campionato 1978/79, finisce la favola del Lanerossi Vicenza, che frana direttamente dal secondo posto alla retrocessione. A giungere secondo in quel campionato è invece l’altrettanto sorprendente Perugia di Ilario Castagner: stavolta Paolo Rossi è chiamato non a realizzare un miracolo, ma a confermarlo. Lo stronca però lo scandalo delle calcioscommesse: domenica 23 marzo 1980 le auto delle forze dell’ordine irrompono negli stadi e arrestano giocatori e dirigenti. Implicato anche Paolo Rossi, cui vengono inflitti due anni di squalifica che – in chiave azzurra – gli fanno saltare gli imminenti Europei disputati proprio in Italia.

Si salta così direttamente al 2 maggio 1982, giorno in cui Rossi rientra in campo in Udinese e Juventus segnando subito e spingendo ulteriormente la Juve verso il ventesimo scudetto. Delle tre presenze in bianconero in quel campionato abbiamo già parlato in apertura, così come dei dubbi che accompagnano Rossi, che si trova dunque in una posizione curiosamente inversa rispetto alla vigilia mondiale di quattro anni prima. La scelta da parte di Bearzot di schierarlo titolare stavolta non è innovativa ma conservatrice, e viene fatta oggetto di attacchi durissimi visto che contro Polonia, Perù e Camerun Rossi non segna, tutta l’Italia gioca notoriamente male e passa il turno soltanto per maggior numero di reti segnate a parità di differenza reti rispetto… al Camerun (cosa che suscita anche qualche odiosa ironia di stampo razzista, anche perché a quell’epoca i calciatori africani non erano cittadini francesi e belgi naturalizzati al contrario, bensì autentici e sconosciutissimi figli del Continente Nero…). Il primo incontro della seconda fase oppone gli azzurri all’Argentina di Diego Armando Maradona: contro i campioni del mondo in carica Rossi non segna, ma partecipa al redivivo ubriacante gioco azzurro di rimessa, che manda in rete Tardelli e Cabrini. Poi, Italia-Brasile.

Più volte – e in chiavi diverse – abbiamo raccontato la storia del più bell’incontro di quel Mondiale, nonché uno dei due più belli (con Italia-Germania 4-3) che l’Italia abbia mai giocato in un Mondiale. Troppo presto ci tocca raccontarlo dal punto di vista del suo mattatore, che quel giorno si consegna alle glorie eterne del calcio. Al quinto minuto Bruno Conti cambia gioco per Cabrini, che crossa lungo. Largo sul secondo palo, Rossi appoggia di testa insaccando sul lato opposto e realizza un momentaneo vantaggio azzurro che, contro quel Brasile, pare già un sogno. Pareggiano i carioca con Socrates dopo soli sette minuti e sembra l’inizio della scoppola (superflua, visto che al Brasile basta il pareggio), invece al 25′ Rossi sulla tre quarti intercetta un fraseggio orizzontale dell’allegra difesa verdeoro e scaraventa in rete. L’Italia va al riposo in vantaggio per 2-1, ma il sogno pare essere nuovamente infranto da Falcao al 68′. E invece sei minuti dopo gli azzurri battono un corner, corta respinta della difesa, tiro da fuori che Paolo Rossi corregge imparabilmente in rete. L’Italia come per miracolo va in semifinale, dove Rossi rifila il proprio quarto e quinto centro nel Mondiale a una Polonia senza Boniek (che a settembre sarà con lui alla Juventus). Infine, il primo gol alla Germania in finale in quel Bernabeu in cui, quattro anni e mezzo prima, un giovane Rossi aveva timbrato la propria seconda presenza in azzurro.

Gli anni successivi al trionfo mondiale sono gli anni della consacrazione alla Juventus. Una Coppa Italia, un secondo scudetto (stavolta… interamente partecipato), la Coppa delle Coppe e – nella tragica serata dell’Heysel – la Coppa dei Campioni. Nel 1985 Rossi passa al Milan a far coppia con Mark Hateley, ma siamo ormai verso il tramonto. C’è ancora tempo per portare la leggendaria maglia azzurra numero 20 in gita premio al Mondiale messicano. Anni dopo, un Paolo Rossi dai capelli ormai bianchissimi racconterà le sue gesta come opinionista sportivo. Se n’è andato senza clamori, così come senza clamori esultava dopo aver segnato un gol. Perfino quando ne fece tre a un Brasile che sembrava davvero invincibile.

Roberto Codebò

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