L’aroma prima del gusto, sette vini in degustazione alla Cantina Gancia


Asti Spumante, Acqui Rosé, Moscato d’Asti e Brachetto d’Acqui. Il racconto delle differenti sfumature che le uve aromatiche piemontesi sanno offrire in una degustazione a Canelli.

A Canelli Città del Vino il territorio si racconta tra grandi denominazioni ed esperienze immersive.

È questo uno dei temi che hanno caratterizzato Sparkling Canelli – Bollicine a Canelli, evento promosso nello scorso mese di luglio dal Comune di Canelli in collaborazione con i Consorzi di tutela e le associazioni dei produttori.

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Ho scritto di questa iniziativa soffermandomi sulla DOCG Canelli nei giorni scorsi (QUI) e riprendo volentieri il discorso oggi, allargandolo alle denominazioni inserite nel Consorzio per la Tutela dell’Asti e nel Consorzio Tutela Vini d’Acqui.

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Canelli è terra di moscato, nel comune arriva a toccare quasi il 90% della superficie vitata. L’Italia è il maggior produttore mondiale, nel solo Piemonte sono 10 mila gli ettari coltivati e il 57% dei vini bianchi della regione sono realizzati con questo vitigno.

Salendo lungo l’Alto Monferrato verso Acqui, la composizione dei terreni è di natura friabile, ricca di sabbia, limo e argilla. I suoli conferiscono ai vini versatilità espressiva, finezza, eleganza, leggerezza e fragranza.

IL CONSORZIO PER LA TUTELA DELL’ASTI

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Dal 1932 promuove la denominazione Asti nelle sue tipologie Asti Spumante e Moscato d’Asti, insieme al suo territorio di origine.

Nel 1967 Il vino Asti è tra i primi prodotti ad essere insignito della DOC, all’epoca vertice della piramide di qualità del vino italiano. La DOCG arriva nel 1993.

A giugno 2014 il paesaggio vitivinicolo di Langhe, Roero e Monferrato, costituito da cinque aree vitivinicole (tra cui Canelli e l’Asti Spumante) è riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

La Denominazione Asti Docg nasce dal vitigno moscato bianco coltivato in 51 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo. Due sono le tipologie: Asti Spumante e Moscato d’Asti.

La produzione annuale è intorno ai 100 milioni di bottiglie (60 di Asti DOCG e 40 di Moscato d’Asti DOCG), per il 90% esportata all’estero.

Le aziende consorziate sono 1013, divise tra 50 case spumantiere, 778 aziende viticole, 153 aziende vitivinicole, 17 aziende vinificatrici e 15 cantine cooperative.

IL CONSORZIO TUTELA VINI D’ACQUI

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Nasce nel 1992 ad Acqui Terme (AL) con lo scopo di controllare e regolamentare la crescita delle denominazioni dei Vini d’Acqui, a tutela del loro territorio d’origine, dei produttori e dei consumatori.

I vini sotto tutela sono Acqui DOCG, Brachetto d’Acqui DOCG e Dolcetto di Acqui DOC.

Il Brachetto d’Acqui è DOCG dal 1996 e ne esistono tre tipologie: il vino rosso tappo raso, lo spumante e il vino passito.

L’Acqui DOCG è declinato Rosé, sia in versione spumante sia in versione di vino fermo, con piccole quantità di rosso fermo.

Le uve sono quelle della zona classica riservata alla coltivazione del vitigno brachetto, nel cuore del Monferrato patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco.

Riunisce 60 aziende, comprendendo aziende agricole, cantine cooperative e aziende spumantiere.

LA CANTINA GANCIA

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Nel corso di Sparkling Canelli – Bollicine a Canelli la Cantina Gancia ha ospitato una masterclass che ha coinvolto i due consorzi.

Gancia celebra nel 2026 il traguardo dei 176 anni di storia.

Tutto comincia nel 1848, quando Carlo Gancia si trasferisce a Reims per apprendere i segreti del metodo champenois. Rientrato in Italia, insieme al fratello Edoardo nel 1850 fonda a Chivasso la Fratelli Gancia & C., con l’intenzione visionaria di applicare le tecniche francesi alle uve moscato piemontesi per creare il primo spumante italiano, che nasce nel 1865.

L’anno seguente l’esigenza di spazi e infrastrutture all’altezza delle proprie ambizioni li porta a trasferire l’attività a Canelli, destinata a diventare il cuore della cultura spumantistica del Regno.

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La nuova sede, ricavata da un ex deposito doganale lungo la linea ferroviaria, offre condizioni ideali per lo sviluppo della produzione: colline per la coltivazione del Moscato e profonde cantine sotterranee per il lungo affinamento degli spumanti.

Lo scavo delle cantine e delle gallerie underground a Canelli prosegue per alcuni decenni, dando vita a testimonianze architettoniche che si estendono sotto la città, oggi definite Cattedrali Sotterranee. Scavate a mano nel tufo, sono parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

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Il percorso sotterraneo delle sole cantine Gancia supera i quattro chilometri. Sono spazi nati come isolanti termici naturali per mantenere la temperatura costante, luogo ideale per la lavorazione e l’affinamento di Metodo Classico e Alta Langa.

Il legame tra la famiglia e la crescita qualitativa del vino continua nel tempo, come testimonia nel 1932 la presenza di Camillo Gancia alla guida del neonato Consorzio dell’Asti.

LA DEGUSTAZIONE

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L’aroma prima del gusto: le uve aromatiche piemontesi raccontano un territorio unico al mondo, capace di esprimersi in stili diversi senza mai perdersi la propria identità.

Questo il tema della masterclass alla quale ho preso parte nella sala degustazione della Cantina Gancia.

Sette i vini assaggiati: cinque spumanti, un Moscato d’Asti, un Brachetto d’Acqui.

I punteggi di gradimento sono espressi con indici da 1 a 5, con 5 quale valore più elevato.

Asti Spumante Extra Brut Giò – Matteo Soria

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Naso agrumato. Al palato molto secco ma delicato. La freschezza aromatica dell’uva moscato lo rende elegante. Da 1 a 5: 3

Acqui Rosé Brut – Maranzana

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Colore rosato pallido molto bello da vedere. Profilo olfattivo dominato da rosa e da piccoli frutti rossi. In bocca morbido e di buona aromaticità. Ha più corpo del primo Asti e una leggera riduzione iniziale. Ha 12 gr./l. di residuo zuccherino. Da 1 a 5: 3+

Asti Spumante Dolce – Bera

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La versione più classica della denominazione dà vita a un Asti classico, dolce, con 115 gr./l. di residuo zuccherino. Finale piacevolmente amaricante. Da 1 a 5: 3+

Asti Spumante Rosé – Tosti

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Molto bello e luminoso al colore. Naso delicato, buona morbidezza abbinata ad una discreta sostanza. Lieve, non troppo dolce. È realizzato con il 70% di uve moscato e il 30% di brachetto. Una new entry che reinterpreta la tradizione in chiave contemporanea, pensata per i nuovi mercati del mondo. Ha 70 gr./l. di residuo zuccherino. Da 1 a 5: 3,5

Asti Spumante Metodo Classico Cuvée 24 mesi 2013 – Gancia

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Un omaggio alla storia, degustato nella cantina che ha scritto pagine fondamentali del metodo classico italiano. Ventiquattro mesi più dieci anni, questo il risultato di una cuvée leggermente ridotta e pungente appena sentita dentro il calice. In bocca è cremosa e piacevole, dolce ma non stucchevole. Presenta interessanti note di evoluzione che virano sulla pasticceria secca e sulle nocciole tostate. Da 1 a 5: 3/3,5

Moscato d’Asti Lumine 2024 – Cadgal

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L’espressione più identitaria dell’aromaticità piemontese. Naso intenso di salvia e agrumi, fiore d’arancio in particolare. Al palato scende di un tono ma lascia la bocca fresca e pulita di buccia di limone. Semplice, ben fatto. Da 1 a 5: 3,5

Brachetto d’Acqui 2025 – Braida

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Leggera riduzione olfattiva in partenza, offre il meglio di sé al palato, dove le sensazioni vinose giocano amabilmente con la parte dolce. Da 1 a 5: 3/3,5

Fabrizio Bellone