Le nuove sfide per il tessuto economico torinese, intervista al presidente di AMMA Stefano Serra


Il nostro tessuto economico-produttivo sta affrontando grandi sfide in un periodo di forte cambiamento come quello che stiamo vivendo. Per scoprire come le imprese del territorio hanno subito l’impatto del Covid e come possono riorganizzarsi per conquistare un futuro migliore, abbiamo parlato con Stefano Serra, presidente dell’AMMA e vice presidente di Unione Industriale e Piccola Industria di Torino.

Qual è stato l’impatto della pandemia sul mondo industriale italiano ed in particolare torinese?

“Le condizioni in cui si trova l’Industria oggi sono note a tutti. L’impatto è visibile: è stata una tempesta non prevista e non prevedibile. Guardiamo però ai lati positivi: abbiamo riscoperto un ulteriore capacità delle nostre imprese, che si sono riconfigurate e messe a servizio per supportare la gestione della causa Covid. Penso ad imprese di abbigliamento che si sono messe ad importare mascherine; imprese dell’aerospazio che hanno sviluppato componenti di respiratori polmonari; imprese dell’elettronica che si sono messe a realizzare termometri automatici. Questo per non cercare soluzioni fuori ma aiutarci tra di noi con solidarietà”.

Che cosa si sta facendo per superare questa situazione di crisi?

“Le manovre del Governo sono note a tutti e sicuramente c’è un intervento del Paese deciso e fermo sul far ripartire l’economia. Lato imprese quello che stiamo chiedendo è far sì che tutto il denaro che arriverà venga tramutato in progetti concreti e progetti che abbiano una loro redditività.

Questa è la grande determinazione con cui collaboriamo a stretto contatto con il governo regionale, nazionale e tutte le parti sociali federate con questo unico obiettivo”.

La sindaca di Torino Appendino ha criticato Stellantis per non aver citato Torino nei propri piani. Che cosa ne pensa e quali sono gli asset del territorio da cui partire per la ripresa?

“Trovo che il mondo dell’economia si muove per dei principi di efficienza di allocazione. Il tema di Stellantis è stato discusso. Partiamo da cosa possiamo fare perché guardarci indietro non cambia il nostro futuro.

Siamo impegnati nel ricostituire delle competenze perché la grande sfida per tutti oggi non è costruire un veicolo con i criteri degli anni ’50 ma è far sì che siamo in grado di costruire veicoli elettrici o a idrogeno. Sono tecnologie che nessuno domina come dominavamo in passato. Su questo gli asset del territorio sono diversi: abbiamo competenze forti sull’elettrico e non solo legate alla produzione della 500. Dall’altro lato stiamo sviluppando il primo motore a idrogeno e stiamo lavorando su tutte quelle competenze che già abbiamo per traguardarle su queste nuove tecnologie. Non nascondo che anche questo è un lavoro di squadra che facciamo con tutte le istituzioni. Avere a Torino l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale non è uno scherzo: vuol dire dominare una di quelle tecnologie che sono essenziali per un veicolo autonomo, per l’assistenza dei malati a casa o il controllo delle infrastrutture, una tecnologia trasversale. Oppure, ad esempio, ci darà un vantaggio non banale avere a Torino il test drive del veicolo autonomo: è un asset che fa la differenza.

Guardando in positivo, sicuramente veniamo da una storia bellissima. Abbiamo sperimentato un momento difficile, non solo con il Covid, negli ultimi decenni, ma Torino ha una grande capacità, quella di serrare le fila, guardare ad un domani e di giocarsela perché comunque le tecnologie di domani non le domina nessuno e noi abbiamo gli elementi di base per conquistarle”.

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