
Tra novità e conferme arriva in libreria la 35^ edizione di Osterie d’Italia, bibbia gastronomica di Slow Food dedicata ai luoghi del buon mangiare. Tutte le esperienze da non mancare.
Una volta si chiamavano semplicemente piole. Posti conviviali dove mangiare in modo genuino e senza sorprese sui prezzi.
Poi molte di loro hanno preso l’aspetto del ristorante, altre quello della trattoria d’eccellenza. Ma il cuore pulsante è rimasto alle origini ed è ancora quello dell’osteria.
Dagli anni ’90 Slow Food le cerca, le seleziona e le recensisce in un volume cult per gli appassionati del buon cibo. Questo è Osterie d’Italia, giunto alla 35^ edizione con una raccolta di 1917 indirizzi sparsi su tutta la penisola.
Curato da Francesca Mastrovito ed Eugenio Signoroni, il volume si avvale del lavoro di oltre 250 collaboratori.

La guida presenta uno spaccato preciso per ogni regione, attraverso il racconto di osterie, agriturismi, ristoranti o enoteche con cucina sul territorio.
Materia prima di qualità, valorizzazione del territorio, adeguata selezione di vini e formaggi, prezzo corretto. Queste le caratteristiche principali per entrare in guida.
Slow Food premia con il simbolo della chiocciola quelle che si caratterizzano per un ambiente, una cucina e un’accoglienza in sintonia con i canoni dell’associazione. Quest’anno sono 324.
Novità dell’edizione 2025 è la sezione dedicata ai locali quotidiani. Rientrano nella tipologia tutti quei format che, pur non rappresentando un’osteria, si caratterizzano per attenzione e aderenza al territorio, materie prime di eccellenza e accoglienza conviviale.
I nuovi ingressi in guida sono 460, dei quali 134 proprio nei locali quotidiani.
Altri 211 locali ottengono il simbolo del Bere Bene, assegnato per la ricchezza della selezione di bevande offerte.
La Bottiglia indica il premio per la carta dei vini e tocca ben 524 osterie.
Sono 960 pagine in vendita in libreria al costo di 24 euro.
IL PIEMONTE IN GUIDA

I numeri della regione attestano la grande ricchezza della proposta gastronomica.
Il Piemonte ottiene il maggior numero di locali segnalati, ben 178, con 29 chiocciole.
Rispetto alla passata edizione figura la novità di un inserto con le migliori pizze al padellino a Torino.
Sarebbe facile segnalare ancora una volta i locali di eccellenza inseriti nella guida. Di molti ho già scritto e generalmente sono quelli dove mi trovo sempre bene.
Sarebbe troppo scontato e ripetitivo.
Quindi non scriverò di un luogo del cuore come Pane e Vino a Cherasco, della maestria di Flavio a gestire la sala e di quel semifreddo torrone e moscato che solo Emy sa prepararmi.

Non racconterò del sontuoso carrello delle carni di quel tempio che è Del Belbo da Bardon a San Marzano Oliveto.

Mi limiterò ad accennare che sono solo tre le chiocciole a Torino e rispondono al nome di luoghi che merita frequentare: Antiche Sere, Consorzio e Scannabue.

Non dirò se a Monteu Roero sto meglio alla Cantina dei Cacciatori o al Belvedere, perché mi piacciono entrambi.

La stessa cosa vale per La Morra, dove non vi condizionerò nella scelta tra Locanda Fontanazza e Osteria del Vignaiolo.

Non mi dilungherò a descrivere tre luoghi di resistenza gastronomica come l’Osteria della Pace a Sambuco, i Cacciatori a Cartosio o Giuseppe a Montemarzino.

Non racconterò di tutte queste perle enogastronomiche.
Vi lascerò leggere, scegliere e infine provare.
UNDICI OSTERIE D’ITALIA DOVE ANCHE SOLO UN PIATTO MERITA IL VIAGGIO

Voglio darvi altri undici indirizzi. Undici posti nel resto d’Italia dove un pranzo o una cena valgono ben di più del viaggio che farete.
Luoghi dove rilassarsi e mangiarbere come si deve, come sostiene Slow Food.
Ogni anno scrivo di Osterie d’Italia su queste pagine (QUI) indicando i miei locali preferiti.
Mi ripeto adesso, proponendo undici suggestioni diverse, ugualmente meritevoli.
Sono in rigoroso ordine alfabetico, sparse da nord a sud tra le meravigliose regioni italiane.
Non una classifica, piuttosto una squadra di calcio dove ognuno fa la sua parte. E sa farla ottimamente.
AL BECCO DELLA CIVETTA – Castelmezzano (Pz)

Siamo nelle Dolomiti, ma in quelle lucane dette Piccole Dolomiti.
Castelmezzano è un borgo incantevole abbarbicato sulla roccia, affacciato a Pietrapertosa che si trova sulla vallata opposta. Sono collegati con un cavo d’acciaio e un volo dell’angelo che consente di coprire un chilometro e mezzo in linea d’aria in poco più di un minuto.

Sono stato al Becco della Civetta qualche anno fa, ma ho ritrovato Mariantonietta Santoro a Torino durante Terra Madre.
I suoi strascinati con pezzente e oliva infornata di Ferrandina mi hanno dato la stessa gioia di allora. Serviti con cardoncelli e fiore di finocchietto selvatico hanno nobilitato i due unici presìdi Slow Food della regione.

La chef aderisce all’Alleanza dei Cuochi Slow Food di Basilicata.
Info: 0971986249
Buttitta Bagheria (Pa)

Qui troverete soltanto paesani, al massimo palermitani che si spostano in treno.
Buttitta è a due passi dalla stazione di Bagheria, cittadina poco valorizzata ma con quell’atmosfera un po’ decadente che caratterizza parte della Sicilia.

Visitate Villa Cattolica, che rappresenta in pieno il contesto di cui parlo.
La pasta con le sarde è ottima, ma il piatto che vale il viaggio è il calamaro arrosto. Chiudete con il loro tiramisu.

Un posto semplice, una cucina senza fronzoli, tanto sapore e prezzi giusti.
Info: 3201621061 – 091934366
DEVETAK – Savogna d’Isonzo (Go)

Nella frazione di San Michele al Carso, non lontano dal sito di Brestovec, questo è un posto elegante che ha saputo mantenere atmosfera e radici autentiche.
Da una carta dei vini spaziale ho scelto il Collio Sauvignon Russiz Superiore di Marco Felluga. Il patron è venuto al tavolo e si è scusato perché l’aveva terminato. Mi ha invitato a scegliere un qualsiasi altro sauvignon a mia discrezione, di qualsiasi prezzo. Me lo avrebbe servito allo stesso costo dell’altro. Una cosa non da tutti.
Poi, certo, c’è una offerta gastronomica di grande rilievo. Due i piatti indimenticabili: lo spiedino di lumache con sarde impanate e le tagliatelle al tartufo nero abruzzese.

D’estate c’è tanto spazio esterno dove accomodarsi.
Per chi fosse curioso di sapere che cosa ho poi bevuto, non ho resistito al fascino di un grande Isonzo Sauvignon: il Piere di Vie di Romans.
Info: 0481882488
IL MAGAZZINO – Firenze

Ci sono tanti posti dove si mangia bene in città e alcuni non compaiono della guida. Ci sta, come tutte le volte che si fanno delle scelte.
Tra i locali recensiti mi sono trovato a mio agio in questa Osteria Tripperia in Oltrarno, a piazza della Passera.

Da assaggiare assolutamente la cucina povera: polpette di lampredotto e totani di bosco, che sono una specie di trippa fritta.
Al primo meglio la chitarra del trippaio piuttosto che i pici al ragù bianco, molto carichi di crema di latte.

L’ossobuco con verdure è da manuale.
Ambiente giusto e conto corretto.
OMENS – Verrès (Ao)

La trattoria della famiglia Bertolin quest’anno compie 50 anni.
Qui è fresco venire d’estate, ma ad ottobre nel periodo delle castagne è ancora meglio. Il posto si addice ad una passeggiata oltre il locale, ma anche a scendere verso valle dopo il pranzo lungo il bosco.
I piatti da non perdere sono la polenta concia e la seuppa valdostana. Sono entrambe ricche, sapide, ghiotte.

Merita, però, partire dagli antipasti della valle: cotechino con patate e bagnet vert; salami di suino, misto, di patate e barbabietole rosse; coppa al ginepro, mocetta bovina, prosciutto crudo al Genepy.
Finale con castagne dolci e riccioli di burro fresco.
Il conto non riserva sorprese e all’ora di pranzo nei giorni feriali è ancora più conveniente.
Info: 3474775334
OSTERIA DEL CASTELLO – Arquata del Tronto (AP)

Ci sono stato una sola volta ed è stato amore a prima vista. Ci sono arrivato a inizio luglio da un altopiano di Castelluccio di Norcia in piena fioritura, scendendo lungo le Marche dopo la Forca di Presta.

La bellezza della zona stride con i disastri ancora vivi del terremoto 2016. L’Osteria è ormai da anni ubicata tra le casette dell’area SAE di Pescara del Tronto.
È proprio vero che nelle difficoltà esce il cuore. Qui le porzioni sono abnormi e la cucina d’impronta laziale vince con due pantagrueliche versioni di amatriciana e gricia.
Al momento di pagare un conto davvero basso mi son visto arrivare un piatto di formaggi con la composta di frutta che «dovevo assolutamente assaggiare».

Slow Food gli ha riconosciuto il Premio Coraggio con una motivazione che merita di essere riportata: «Una vocazione di oste talmente forte, chiara e radicata da fronteggiare anche le avversità più impattanti, come quelle causate da un terremoto ma anche, se non soprattutto, dalle sue conseguenze: l’Osteria del Castello, con coraggio e ostinazione, continua a fare accoglienza di grande qualità anche in un contesto che accogliente non lo è stato, per tanto tempo, neanche per i suoi stessi abitanti».
Info: 3385993283
OSTERIA DEL TEMPO STRETTO – Albenga (Sv)

Non pensate ad un tavolino vista mare e neppure tra i carrugi del centro.
Dopo Ceriale l’Aurelia corre tra le serre e le coltivazioni del carciofo ingauno e dell’asparago violetto. È lì che troverete l’Osteria, appena all’interno del comune di Albenga.
Bisogna adocchiare il benzinaio sulla destra per scorgere l’accattivante insegna che invita a fermarsi, perché il locale resta più in basso rispetto alla sede stradale.

All’interno due salette, in cucina e in sala solo donne.
Il punto esclamativo va alla coscia di coniglio con patate, ma non si sbaglia se si sceglie tra i prodotti stagionali e quelli dei presìdi Slow Food. Del resto Miranda, sommelier che serve in sala, è fiduciaria della condotta cittadina.

In stagione sotto con l’insalata di carciofi e gamberi o con i calamari spadellati, sempre con i carciofi.

Chiusura con un semifreddo ben realizzato.

Info: 3926221924
OSTERIA MEDITERRANEA – Napoli

Il locale è piccolino, soltanto una ventina di coperti sul mare di Mergellina.
Lontano dalla confusione e dal caos del centro, qui si respira davvero l’aria del mare.
È un ottimo punto di partenza (o di arrivo) per gli aliscafi verso le isole o per salire sulla collina di Posillipo approfittando della funicolare panoramica.

I piatti sono opulenti, come nel caso dello stoccafisso con pomodori e capperi.
La portata del ricordo è il polpo alla luciana, ricco come pochi.

Al primo scelta tra i gnocchetti alle vongole e le linguine ai ricci.

Si beve bene, senza esagerazioni di prezzi.
Info: 3385610124
PITZOCK – Funes (Bz)

In una delle valli più selvaggiamente autentiche di tutto l’Alto Adige, la val di Funes, Oskar Messner è cuoco e patron dell’Osteria Pitzock.

Personaggio funambolico, a lui si deve la nascita di Slow Travel Val di Funes e la cura del presidio del Villnösser Brillenschaf, la pecora con gli occhiali.
Di questo animale non si butta via nulla e dalla sua lana arrivano cappelli, pantofole e sciarpe.

Alla sua tavola assaggerete salame e affumelli d’agnello per iniziare il pasto.

Tra gli antipasti va provato il prosciutto affumicato di agnello su lenticchie di cinque varietà. Il piatto è finito da una deliziosa crema liquida di patate viola.

Poi gli schlutzer fatti in casa e lo stinco, sempre di agnello.
Prima o dopo il pasto è doverosa una gita tra i sentieri delle Odle per godere dei silenzi della valle e della maestosità di un paesaggio ancora inurbato.

RISTO’ FRATELLI PESCE – Taranto

Volendo assegnare il premio per l’osteria dell’anno sceglierei quella dei tre fratelli Pesce. Quindi ora mi devo dilungare un pochino nel racconto.

Ci sono stato due volte quest’estate, la seconda delle quali reduce dalla visita a quel capolavoro che è il Cappellone di San Cataldo.

Arrivateci a piedi, attraversando la decadente e talvolta fatiscente città vecchia.

Dire che troverete l’accoglienza e il calore della gente del sud può sembrare scontato. Qui aggiungete cordialità, simpatia e competenza in dosi massicce e capirete perché Ristò Fratelli Pesce è la mia osteria del 2024.

Gli antipasti di mare sono sei e vanno assaggiati tutti, con un urlo di felicità per le cozze fritte, presidio Slow Food.

A quel punto Ivan o Gabriele saranno i primi a suggerirvi di accontentarvi anche solo di mezza porzione di uno spaghettone vongole e seppie sensazionale.

Se non gli avrete dato ascolto sarete costretti a tornare per assaggiare il resto.

Ecco allora le cozze nere di Taranto, il calamaro verace, i paccheri alla ricciola e la tagliata di tonno.

Per non parlare del tiramisu, che Adriano realizza con l’elisir San Marzano Borsci. Un liquore tarantino con quasi duecento anni di vita che mi hanno permesso di degustare con tutta calma.

Per la scelta del vino lasciatevi consigliare tra i tanti rosati e i grandi vitigni del sud in carta. Scoprirete qualche chicca anche se siete intenditori.

Dimenticavo. Prima del dolce mi arriva in tavola a sorpresa un assaggio di salame di tonno con un calice di Verdeca della Valle d’Itria. Così, giusto perché vedono che sono un tipo che apprezza.

Il conto è onesto, un altro ottimo motivo per tornarci.

Info: 3398182010
WALDRUHE – Sesto (Bz)

Ecco un’altra vallata altoatesina spettacolare, anche se in inverno e in estate si colma letteralmente di turisti.
Stefan Senfter, chef del Waldruhe di Sesto, ha fatto una scelta precisa quando ha preso le redini del ristorante di famiglia: non più di 40 coperti, anche a Natale e Ferragosto, per garantire tranquillità, comfort e qualità assolute.

Il piatto che vale il viaggio sono i pressknödel mit graukäse, i canederli con il formaggio grigio.

Sono realizzati in casa con fonduta di burro e ricotta fresca alle erbe.

Se siete per i sapori decisi prenotate lo stinco di maiale e la trota fritta, prima di terminare con i classici dolci sudtirolesi.
L’osteria è parte di un maso con quattro camere arredate con il calore del legno di queste parti.

Non andate via senza fare anche solo una semplice passeggiata lungo la val Fiscalina, uno dei paradisi in terra delle Dolomiti.
Info: 0474710512
Fabrizio Bellone