
Per i 30 anni di attività dell’azienda presentate a Milano due etichette numerate in edizione limitata dal millesimo 2015: Filari di Timorasso e Barbera Vignalunga.
Conosco Luigi Boveri da diciassette anni.
Quel giorno era ospite della sede torinese Ais, insieme a Walter Massa, Andrea Mutti e ai colleghi di Terralba e La Colombera. Il 5 maggio 2005 avevamo degustato insieme Costa del Vento 1999, Stato 2001, Castagnoli 2003, Derthona 2003 e Filari di Timorasso 2003. I suoi Filari.
Non ricordo perfettamente chi ci fosse per Terralba (credo Stefano Daffonchio), mentre escluderei la presenza di Elisa Semino per la bella azienda di Vho. Ho il ricordo di soli uomini quella sera.

Walter lo conoscevo già e notavo quanto i colleghi lo rispettavano e quanto approfittavano delle sue doti di grande comunicatore. Degli altri erano stati Andrea e Luigi a impressionarmi maggiormente.
Andrea Mutti, quando interveniva, era un fiume in piena. Non mi perdevo una sola parola, per me le sue affermazioni erano vangelo.
Luigi stava un po’ da parte. Ascoltava con attenzione, quasi avesse da imparare qualcosa dagli altri. Schivo, certamente timido. Quando era toccato a lui raccontare gli avevo visto brillare gli occhi. Intuivi lo scontro titanico che aveva dentro, quello tra un’indole riservata e una passione infinita.
Mi era piaciuto da subito.
Dopo quella primavera erano seguite numerose altre occasioni per frequentare Luigi Boveri. Da Vinitaly al Salone del Vino, dalle degustazioni dei vini premiati nelle guide di settore alle visite nella sua cantina.

Amo molti dei suoi vini. Il Cortese nella versione vivace è il preferito di mia moglie, il Rosato perfetto per la stagione dei primi caldi. Poi le Barbera: Poggio delle Amarene, in cemento, sempre fruttata e croccante; Vignalunga, da ceppi vecchi, affinata in legno, più complessa e capace di sopportare il passaggio del tempo.
Il Timorasso è sempre stato il mio preferito. Quei Derthona diretti, franchi, precisi rappresentano bene la figura di Luigi, ma ancora di più lo fanno quei Filari.

Rileggendo i miei appunti di degustazione nei Filari di Timorasso trovo alcune connotazioni ben definite che tendono a ripresentarsi negli anni. Vini inizialmente poco appariscenti al naso, silenziosi, ma da subito fini ed eleganti. Succosi, minerali con il passare delle stagioni. Mai esuberanti, sempre suadenti, convincenti nei fatti. Sorsi pieni e sinceri, che riflettono il carattere del loro vignaiolo.

Oggi dal millesimo 2015 di quei Filari e di quel Vignalunga nascono due etichette numerate in edizione limitata per celebrare i trent’anni di attività della cantina.

La presentazione stampa è avvenuta in una location molto chic di Milano. Giusto così, perché la comunicazione vuole la sua parte e quei vini meritano palati raffinati.
Nessuna deviazione verso le mode o le convenzioni del momento, piuttosto il tentativo di intercettare un pubblico da invitare in cantina a Montale Celli, minuscola frazione di Costa Vescovato. Lì, dove sta per ultimare i lavori della nuova sala degustazione affacciata sulle vigne.
Spiega Luigi: «La nostra idea per questa sala degustazione è una sorta di Boveri incontra, perché vorremmo contaminare il nostro mondo con altre realtà. Ci sarà una cucina a vista per ospitare chef. Non sarà un ristorante, il focus resterà sempre il vino».
Il suo pensiero di partenza non è mai cambiato: «Il vino si fa in vigna. Quando l’uva arriva sana in cantina, dobbiamo essere solo bravi a non rovinarla».
Già, il vino. «Se mi guardo indietro, non riesco a credere a quanto sia cambiata l’immagine del nostro territorio, i Colli Tortonesi, in Italia come nel mondo – racconta Boveri -. Negli anni ‘90 avevamo sei o sette filari di Timorasso, oggi sono sei ettari. Proprio da qui nasce il nome del Cru Filari di Timorasso, che ci ricorda da dove siamo partiti».
Non conoscevo ancora Luigi quando è partito, ma ho imparato presto a distinguere la tenacia e l’ostinazione sua e di una manciata di vignaioli nel provare a costruire un progetto attorno ad un vitigno dimenticato.
È servito coraggio, a volte incoscienza, tanta fatica e sempre fiducia nel futuro. Prove, sperimentazioni, discussioni, fallimenti e successi.
Oggi il Timorasso è il vitigno a bacca bianca più in rampa di lancio dell’intero Piemonte, attira investitori da ogni parte e comincia a vendere sui mercati asiatici.
In tutto questo ci sono pro e contro, come in ogni cosa della vita. Ne ho discusso con lui e gli altri ad aprile, durante Derthona 2.0, e ne avevo già parlato qui
Luigi Boveri sa di aver dato il suo contributo, di aver fatto qualcosa che rimane. Glielo testimonia prima di tutti la sua famiglia, interamente stretta intorno a lui. Dalla moglie Germana, al suo fianco a condividere sforzi e soddisfazioni da prima che tutto cominciasse e che oggi segue marketing e commerciale.

Poi ci sono i figli: Francesco studia Enologia all’Università, Matteo si dedica ad Agraria, Sara si occupa di Scienze Umane. Una seconda generazione che ha un’impronta ben tracciata e la responsabilità di portarla avanti con l’onestà e la fiducia dei genitori.
Fosse per me non finirei mai di scrivere questo pezzo. Forse perché sento la storia di Luigi così vicina, così intimamente connessa a quanto amo pensare, a quello in cui credo.
Lo faccio usando le sue parole, le prendo a prestito per la conclusione: «In questi trent’anni abbiamo lavorato duramente, ma rifarei tutto daccapo».
Fabrizio Bellone
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