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Marchionne: storie, misteri e intrighi dal sapor d’Oltrecortina

Posted On 27 Lug 2018

Il compagno Leonid Breznev che compare per l’ultima volta in pubblico alla parata per l’anniversario della Rivoluzione Bolscevica, con un’aria tra il sofferente e l’imbalsamato, e muore tre giorni dopo. Il compagno Yurij Andropov che, a causa di un fastidioso raffreddore, scompare dalla circolazione prima che si scopra che, in realtà, è morto anche lui. Giorgio Forattini che disegna per la Stampa una vignetta con lo sfondo della Piazza Rossa e una bara dalla quale esce l’indimenticabile verso “Etcì”. Scene di misteriose sparizioni e misteriosi decessi di carismatici leader d’Oltrecortina, conditi da ancor più misteriose e affascinanti ipotesi di complotto. Scene che – sul fronte sovietico – sembravano mandate in pensione dalla glasnost’ gorbacioviana, e che del resto, parevano ormai impossibili in un mondo in cui poco manca che si continui a twittare anche da dentro la bara, da cui Andropov – secondo Forattini – continuava per l’appunto a starnutire…

Peccato che la storia, nella sua inafferrabile e spesso beffarda ciclicità, sappia riproporre quando meno te l’aspetti la più classica… scena d’altri tempi. Un po’ come certi vestiti inappellabilmente bollati come retrò tornano improvvisamente – e costosamente – ad affollare le vetrine dei negozi. Così, nei pesanti e goffi panni di un imbalsamato leader sovietico ecco riaccomodarsi un manager italo-canadese che ha salvato la Fiat, l’ha fusa con Chrysler, ha rilanciato la Ferrari e si preparava a uscire di scena in maniera graduale e – secondo il suo carattere – assai poco celebrata. In tale quadro, il suddetto manager si reca a Roma il 26 giugno a consegnare al Comandante Generale del Corpo dei Carabinieri una Jeep Wrangler griffata Arma. Poi, nessuno più lo vede; entra in ospedale a Zurigo per un fastidioso dolore alla spalla – che più simile al raffreddore di Andropov non si potrebbe – dopodiché nessuno più lo vede in giro. Si aggrava improvvisamente, ma nessuno sa quale sia la sua malattia…

Nel frattempo, al Cremlino – pardon, a Mirafiori o ormai chissà dove… – si scatenano le ridde sulla successione. Che naturalmente non è unitaria, perché Marchionne – proprio come Breznev – cumulava su di sé numerose cariche, che però in questo caso non saranno più mantenute unite. Così ecco il successore FCA, il successore Ferrari, la successora (bisogna dire così, adesso…?) per CNH. Nel frattempo, le voci sulla salute dell’ormai quasi ex leader si aggravano, si rincorrono, si contraddicono e si sovrappongono con le prime note dei canti funebri, mentre dalle redazioni sprizzano le prime lacrime dei coccodrilli che qualcuno va frettolosamente aggiornando.

Poi, l’annuncio della morte. Note quasi calanti di una sinfonia giunta ormai al quarto movimento, dopo che il minuetto della successione ha più che mai calamitato l’attenzione dell’uditorio globale. Ma dev’essere il trucco scenico di qualche genio mozartiano, che ha già composto l’altisonante epilogo. Tra una biografia e l’altra, tra questo e quel cordoglio, si viene a scoprire che Marchionne si curava da un anno (naturalmente non si sa per che cosa) in quello spesso ospedale in cui poi è deceduto. Al capezzale di Lenin vennero chiamati medici da varie parti d’Europa. Chissà quanti e quali compagni di partito ne erano al corrente.

Roberto Codebò

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