My Name is Orson Wells, la nuova mostra alla Mole Antonelliana


Dal 1° aprile al 5 ottobre 2026, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, alla Mole Antonelliana, ospita la prestigiosa mostra MY NAME IS ORSON WELLES. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud.

La storia di Orson Welles alla Mole

La mostra si sviluppa sulla rampa elicoidale ed è suddivisa in 5 aree tematiche (1915-1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969-1985 Un re senza regno) che e offrono uno sguardo approfondito su una delle figure più innovative e controverse della storia del cinema, restituendo al pubblico la complessità di un artista difficile da incasellare.

I materiali in mostra costruiscono un racconto che va oltre la semplice celebrazione dei suoi film più noti. Al centro emerge il processo creativo di Welles, caratterizzato da una continua sperimentazione e da una tensione costante verso il superamento dei limiti imposti dall’industria cinematografica. Fin dagli esordi con Quarto potere, il regista si distingue per la capacità di innovare il linguaggio cinematografico, imponendo una visione personale e radicale che, insieme a tutte le sue contraddizionine rafforza il fascino e la portata.

Oltre ai materiali dell’esposizione parigina, la mostra accoglie il fondo Welles del Museo Nazionale del Cinema, che comprende, tra gli altri, il certificato di nascita, diverse pagine di sceneggiature con commenti, foto soggetti e manifesti originali. La mostra espone poi per la prima volta le tavole disegnate e colorate da Guido Crepax, dedicate a La Storia immortale, racconti di Karen Blixen messo in scena da Welles.

Le parole del curatore

“La mostra «My Name is Orson Welles», prodotta dalla Cinémathèque française, trova nell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana una cornice perfetta, all’altezza della grandezza del personaggio – racconta Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française. Orson Welles è lui stesso piena incarnazione del cinema e ho motivo di ritenere che gli avrebbe fatto molto piacere occupare gli spazi del Museo  Nazionale del Cinema di uno dei suoi paesi d’adozione, l’Italia”.

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