Paaolina Bonaparte: quaranta giorni torinesi da non dimenticare

Posted On 09 Ott 2018

«Toccata e fuga», ben si potrebbe dire. Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie del pincipe Camillo Borghese, soggiorna a Torino appena quaranta giorni, dall’aprile al giugno 1808. Periodo sufficiente però per prodursi in un’indimenticata performance teatrale, far innamorare mezza città, tradire sistematicamente il marito e posare per una statua che, per opera di Antonio Canova, ne immortalerà le meravigliose fattezze. E per avere come dama di compagnia la mamma di Camillo Cavour, la cui famiglia anche così consoliderà quel posto al sole in nome del quale Cavour stesso sarà poi artefice dei destini d’Italia.

Paolina e le sue sorelle

Quando si parla di un o di una Bonaparte, è d’obbligo iniziare con un minimo di albero genealogico. Paolina – lo abbiamo già ricordato – era sorella di Napoleone, e dunque figlia di Carlo Buonaparte (prima che la “u” andasse persa…) e di Letizia Ramolino. Una delle molte, verrebbe oggi da dire; in tutto, cinque fratelli e tre sorelle. Qui, ci limitiamo a ricordare il ramo femminile:

  • Maria Anna Bonaparte, nata a Ajaccio il 3 gennaio 1777
  • Maria Paola Bonaparte, nata a Ajaccio il 20 ottobre 1780;
  • Maria Annunziata, nata a Ajaccio il 25 marzo 1782.

Non sono però questi i nomi con i quali le tre passeranno alla storia. Contrariamente a quanto avvenne per i figli maschi, le figlie furono subito chiamate con nomi diversi. Indi Maria Anna sarà per tutti Elisa; Maria Paola diverrà semplicemente Paolina; e Maria Annunziata, dal canto suo, sarà chiamata semplicemente Carolina.

In un’epoca che lasciava poco o nullo spazio alle donne per una carriera autonoma, le tre sorelle diverranno celebri con riferimento ai rispettivi mariti. Sul punto, il primato spetta senza dubbio a Carolina, che, al seguito del marito Gioacchino Murat, sarà regina di Napoli e all’ombra del Vesuvio eserciterà una sovranità effettiva, tra calcoli machiavellici, lusso sfrenato e pensieri poco fraterni a Napoleone, quando, nel 1814, darà il suo contributo alla caduta dell’impero…1. Viene ricordata alla popolazione partenopea da piazza Carolina, piccola ma di grande transito “pizzicata” com’è nientemeno che tra Piazza del Plebiscito e Via Chiaia.

Elisa, dal canto suo, andrà invece in sposa al nobile còrso Felice Baciocchi; i due saranno nominati da Napoleone principi di Lucca e Piombino2; indi, in virtù di una progressiva serie di annessioni territoriali, saranno granduchi di Toscana. Così come Carolina, anche Elisa sarà tutt’altro che première dame e eserciterà un’azione di governo assai più effettiva di quella del marito sin dai tempi in cui i due – come visto – regnavano in quel di Lucca; non a caso proprio qui uno degli ingressi delle mura cittadine si chiama “porta Elisa”, nome che dal 1935 etichetta anche l’adiacente stadio calcistico.

Tutto diverso, va detto subito, per quanto riguarda Paolina. Per universale ammissione la più bella delle tre sorelle, al punto dal possedere una sorta di appeal mediatico ante litteram, avrà sempre tendenze tra l’ozioso e il capriccioso, e comunque non certo orientate a un ruolo politico effettivo. Non a caso, nessuna via, piazza o altro è rimasta a lei intitolata, dopo che in quegli anni era stata ribattezzata rue Pauline nientemeno che la futura via Roma3. Come stiamo per vedere, i suoi influssi sulla storia piemontese e italiana saranno dunque soltanto incidentali, ma non per questo di scarso rilievo.

Prima di Torino

Aveva già ventisette anni e mezzo, Paolina, quando giunse in quel Torino; età che a quell’epoca era più che sufficiente per essere già stata sposata, essere già rimasta vedova, ed essersi già risposata. Era nata – lo sappiamo già – nell’ottobre del 1780. Il 14 giugno 1797 – a sedici anni e mezzo! – si era sposata in terra lombarda con Victor Emanuel Leclerc, generale delle armate di Napoleone, il quale, pur se appena ventisettenne e ancora lontano dall’apice del suo potere, era già dominus di ogni strategia matrimoniale all’interno della sua famiglia. Nell’ottobre del 1798, Paolina dà alla luce il primogenito Dermide. Indi segue il marito nel quadro del suo trasferimento a Parigi, e l’ineguagliabile atmosfera della capitale francese – pur se così diversa dai giorni nostri – produce effetti inevitabili sulla vocazione di Paolina all’infedeltà coniugale, cui per nulla la pressoché cieca obbedienza di Leclerc ai comandi di lei4. Per calmare le acque, Napoleone si trova costretto a spedire sorella, cognato e nipotino nientemeno che in quel di Santo Domingo, con la scusa di demandare a Leclerc il compito di sedare una rivolta della popolazione locale.

Nel frattempo, però, non si sedano affatto gli istinti di Paolina, che riuscirà a tradire il marito persino durante il viaggio in nave. Improvvisamente, il generale Leclerc muore di malattia nella notte tra il primo e il 2 novembre 1802; a seguito delle spoglie del marito, Paolina fa ritorno a Parigi. Tra un’avventura amorosa e un’altra, fa conoscenza con Camillo Borghese, nobile romano bello e alquanto frivolo educato dal padre ad amare la Francia. Amerà subito anche Paolina, tanto che i due si sposeranno il 23 agosto 1803 senza neppure attendere il consenso di Napoleone, che perciò andrà su tutte le furie. Stabilitasi a Roma, Paolina diviene signora assoluta di Palazzo Borghese tra sfarzo, noia e infedeltà coniugale; anche perché il marito nel frattempo si reca sempre più spesso a Torino, dove vieppiù riveste funzioni funzioni di spicco per conto del potente cognato. Gli anni romani di Paolina trascorrono così in maniera per un verso troppo rapida e per un altro troppo lenta, segnati nel 1804 dalla morte del figlio Dermide.

Torino nel 1808

Nel 1808, anno in cui – come stiamo per vedere – giungeranno Camillo e Paolina, Torino è una città che si dibatte tra crisi occupazionale e calo demografico. Conseguenze ineluttabili della perdita del rango di capitale, a seguito di una sequenza assai rapida di eventi, turbolenti come il ciclone dello strapotere napoleonico che, sull’onda lunga della Rivoluzione Francese, si abbatte sull’Europa.

Va ricordato, del resto, che il Regno di Sardegna è il primo stato europeo a toccar con mano l’arguzia militare e politica del futuro Primo Console e Imperatore. Il quale, al comando di una Armée d’Italie ritenuta in Francia debole e precaria, il 28 aprile 1796 riesce a imporre ai Savoia l’armistizio di Cherasco, con il quale il Regno di Sardegna si obbliga a una neutralità di fatto tutta sbilanciata in favore dei francesi, che del resto insediano una guarnigione nella Cittadella di Torino.

Il 9 dicembre 1798, le truppe francesi del generale Joubert costringono re Carlo Emanuele IV a recarsi in esilio in Sardegna (da dove non farà più ritorno). Il Piemonte diviene una delle “repubbliche sorelle” della Francia, con il nome di Repubblica Subalpina.

Il 26 maggio 1799, le truppe austro-russe al comando del generale Suvorov conquistano Torino, inaugurando una nuova occupazione che approfitta della lontananza di Napoleone, impegnato nella campagna d’Egitto.

Il 9 novembre 1799, con il colpo di stato detto “del 18 brumaio” dalla data del calendario rivoluzionario allora in vigore, Napoleone – tornato dall’Egitto – si reimpadronisce del potere in Francia e inizia immediatamente la riconquista dei territori perduti. Il 14 giugno 1800, con la battaglia di Marengo, ha termine l’occupazione austro-russa e i francesi tornano padroni del Piemonte. Viene restaurata la Repubblica Subalpina, che l’11 settembre 1802 cede il posto alla vera e propria integrazione nella République. Conseguentemente, il territorio piemontese subisce la caratteristica suddivisione amministrativa in dipartimenti. In particolare:

  • Dipartimento del Po, con capoluogo Torino;
  • Dipartimento della Dora (Baltea), con capoluogo Ivrea;
  • Dipartimento della Sesia, con capoluogo Vercelli;
  • Dipartimento di Marengo, con capoluogo Alessandria;
  • Dipartimento della Stura, con capoluogo Cuneo.

Sull’onda delle ulteriori conquiste napoleoniche e delle relative risistemazioni territoriali, nel 1805 anche l’ex Repubblica di Genova viene annessa alla Francia, che nel frattempo da repubblica è divenuta impero. Analogo destino tocca nel 1808 al Ducato di Parma. Ne derivano i seguenti ulteriori dipartimenti:

  • Dipartimento degli Appennini, con capoluogo Chiavari;
  • Dipartimento di Genova, con capoluogo Genova;
  • Dipartimento di Montenotte, con capoluogo Savona;
  • Dipartimento del Taro, con capoluogo Parma.

Con provvedimento del 24 febbraio 1808, i nove dipartimenti ora elencati vengono assoggettati al neoistituito Gouvernement général des département au delà des Alpes, con sede a Torino5. A capo di tale governo viene nominato Camillo Borghese, il quale dunque deve trasferirsi sulle rive del Po. Nonostante la crisi coniugale ormai irreversibile, Napoleone statuisce che egli debba essere accompagnato da Paolina.

L’arrivo di Paolina a Torino

Alla notizia di dover seguire Camillo a Torino, Paolina cade vittima di un esaurimento nervoso che la prostra gravemente6; per rimettersi, soggiorna per qualche tempo a Nizza e proprio di lì intraprende il viaggio verso Torino, che passerà alla storia per i continui capricci della principessa e per l’impressionante mole di bagagli che, sulle precarie strade dell’epoca, devono essere trasportati a suo seguito7.

Dopo una sosta a Limone a una Racconigi – dove avviene l’effettiva presa in carico del potere8 – l’ingresso di Camillo e Paolina in Torino avviene solennemente il 22 aprile 1808, tra salve di cannone e campane a martello9. Camillo scrive al prefetto del Dipartimento del Po: «Je me plais à vous annoncer moi même que j’ai pris possession des fonctions qui me sont attribuées par le Décret Impérial du 24 fevrier 1808»10. Tutto diverso per Paolina, la quale a Torino si annoierà terribilmente:11. Se non si divertiva a Parigi, possiamo immaginare il suo personale impatto con la “riservatezza” sabauda… Riservatezza peraltro non dimostrata dall’arcivescovo mons. Giacinto della Torre, aperto adulatore di Napoleone nonché ammiratore della di lui più avvenente sorella, per lo meno a giudicare da certi toni assai più profani che sacri del saluto formulatole ufficialmente di fronte a Palazzo Chiablese12: “Tenera sposa del più felice dei Principi, figlia cara della più fortunata delle madri, degna sorella del più grande degli eroi, del più potente dei monarchi, ricca infine di tutti i doni del cuore dello spirito, della natura e del cielo”13.

Proprio Palazzo Chiablese prima dimora torinese dei due illustri personaggi: ivi, Paolina si prende l’appartamento rivolto verso Place Impériale, nuovo nome di Piazza Castello14. I due, inoltre, hanno a disposizione la Palazzina di Stupinigi per le gite fuori porta15 e Palazzo Reale per i ricevimenti ufficiali). Dal canto loro, le autorità civili festeggiano l’arrivo di Camillo e Paolina con un gran ballo a Palazzo Carignano16, in cui Paolina aprirà le danze sulle notte della Monferrina17, da lei stessa richiesta a scena aperta in luogo di una melodia francese secondo un coup de théâtre accuratamente studiato a tavolino18. Il tutto molto gradito ai torinesi, che acclamano “Vive la France, vive l’Empéreur” e si innamorano immediatamente di quella bellissima ventisettenne, che ammireranno particolarmente da vicino alla domenica durante le sue passeggiate al Valentino19.

I Borghese e i Cavour

Nei secoli passati – e molto ancora nel primo Ottocento – era d’uopo che le vicende politiche si intrecciassero strettamente con quelle personali, familiari e amorose dei suoi protagonisti, e da esse largamente dipendessero. In tal senso, nel quadro di un ambiente tutto sommato provinciale, l’arrivo di una sorella di Napoleone e di un nobile romano “infeudato” da quest’ultimo significava l’inizio, da parte del notabilato locale, di un’autentica gara per ottenere un posto al sole; al quale, per l’appunto, si poteva (quasi) indifferentemente giungere mediante la nomina a una carica politica, oppure conquistando la poltrona di dama di compagnia della nobildonna di turno… Proprio questa “carica”, per quanto riguarda Paolina Bonaparte, viene conquistata da donna Adele de Sellon, apice di uno staff personale della principessa composto altre undici dame di compagnia, da sedici dame e da quattro scudieri20. Nata a Ginevra, aveva con Paolina l’agio di potersi esprimere con naturalezza in francese; agio che peraltro era a quel tempo comune ai notabili sabaudi, i quali parlavano probabilmente francese tutti meglio della stessa Paolina, che, nata in una Corsica ceduta alla Francia solo pochi anni prima, aveva con la lingua dei nuovi padroni probabilmente le stesse difficoltà del più celebre fratello… Questioni linguistiche a parte, notiamo che Adele, il 17 agosto 1805, era convolata a giuste nozze con il marchese Michele Benso di Cavour. Dalla coppia nascerà il 10 agosto 1810 un bimbo al quale non a caso sarà posto nome proprio Camillo; non a caso, perché suo padrino di battesimo sarà proprio Camillo Borghese, ormai in versione single perché Paolina, come stiamo per vedere, se n’è già andata da un pezzo.

Al di là di ciò, resta in questa storia la curiosità legata al fatto che uno degli uomini più celebri della storia d’Italia tragga il proprio prenom da una coppia che, di per sé, a Torino non ha lasciato grandi memorie, al pari del resto di una parentesi napoleonica che volle essere obliterata da una restaurazione che proprio ad opera dei Savoia conobbe una delle sue forme più retrive. Peccato solo che, senza quel posto al sole alla corte di Paolina, la famiglia Benso di Cavour non si sarebbe mai conquistata, nella Torino napoleonica, un ruolo sociale e politico che il marchese Michele seppe poi mantenere molto bene dopo il 1815, quando sarà sindaco e poi vicario della città21, e trasmettere al figlio. Morale: i protagonisti di quella restaurazione che voleva far dimenticare Napoleone spesso non erano altro che i politici maturati all’ombra di Napoleone stesso, o dei suoi prossimi congiunti. In politica, del resto, colori e bandiere cambiano quando cambia il vento, ma i personaggi sotto sotto restano sempre gli stessi…

La statua di Paolina

Abbiamo già notato che Paolina, contrariamente alle sue sorelle, non esercitò mai un ruolo politico fattivo accanto al marito o in sua temporanea sostituzione. E abbiamo già notato, soprattutto, che Paolina non legò mai con la città, tanto che i suoi influssi sulla sua storia di Torino sono – per così dire – indiretti. Simbolo di tutto ciò – in un certo senso – è il fatto che il principale ricordo biografico degli anni torinesi di Paolina sia legato alla celeberrima statua di Antonio Canova oggi in esposizione a Villa Borghese, a Roma. Realizzata in quello 1808 in cui la principessa giunse a Torino, la scultura ritrae Paolina nell’attitudine di una Venere vincitrice e in una posa nuda e sensuale che all’epoca fece fioccare non poche critiche, soprattutto in virtù della supposizione – mai storicamente confermata – che Paolina avesse veramente posato nuda per Canova. La statua fu presentata a Torino a Camillo Borghese, che l’aveva commissionata, che la imbosca in un remoto appartamento22 e che la paga la non indifferente cifra di seimila scudi; curiosamente, su questo punto di conserva il dettagliato compte de ce que coûte le piedestal de la statue de madame la princesse Borghese23.

La fuga

Si può proprio dire che il soggiorno torinese di Paolina sia durato lo stretto necessario per posare per Canova. Già da quasi subito aveva abbandonato Palazzo Chiablese per stabilirsi a Stupinigi. Ivi, il 30 maggio 1808 riceve la visita del fratello Luciano, in viaggio da Napoli verso Bayonne24 per incontrare Napoleone, poi dell’altro fratello Giuseppe, in viaggio verso la Spagna25. Entrambi i fratelli manifestano la propria preoccupazione per lo stato di salute della sorella, la quale, pochi giorni dopo la seconda visita, si sente male nella notte. Il suo medico personale, l’«eccellente»26 dott. Vastapane, conferma il pessimo stato di salute a suon di imbarazzanti diagnosi proctologiche, che continueranno nei bollettini spediti a Torino quando Vastapane accompagnerà Paolina a Aix-les-Bains27, dove giunge il 6 giugno e dove viene raggiunta dalla madre. Destinazione osteggiata da Napoleone, il quale aveva imposto Pré Saint Didier in Valle d’Aosta28; la conferma del divieto da parte del potente fratello giungerà a Torino troppo tardi…29.

Il malessere di Paolina crea viva preoccupazione all’interno della famiglia; dall’Olanda di cui è re, Luigi Bonaparte spende per la sorella parole tra le più affettuose; non ci casca invece Elisa, che, in una lettera a Luciano, sostiene apertamente la tesi della messinscena30. Ad ogni modo il 12 luglio Paolina parte per Lione, e da qui raggiunge Parigi. Ivi il 14 agosto giunge da Bayonne l’Empéreur, in tempo per illuminare Parigi il giorno successivo in occasione del proprio trentanovesimo compleanno e – ciò che qui ci interessa – per ricevere Paolina in un colorito colloquio in cui i due riscoprono le vecchie complicità tra fratello e sorella31, in nome delle quali la riunione ha per Paolina esiti particolarmente concreti: uso esclusivo del castello di Neuilly, appena lasciato libero da Carolina in partenza per Napoli32; rendita annuale di seicentomila franchi, che presto diverrano circa un milione e mezzo33; autorizzazione a separarsi definitivamente da Camillo Borghese. Fine della breve avventura torinese di Paolina: l’Hôtel Charost – suo tradizionale quartier generale parigino – manda a chiedere a Torino il guardaroba personale della principessa. Con esso viaggeranno verso le rive della Senna anche la baronessa di Mathis (poi protagonista di una tresca nientemeno che con lo stesso Napoleone34) e – guarda un po’! – la contessa di Cavour, che suggella così i successi diplomatici della famiglia35. Il principe Camillo se ne resta solo a Torino, in compagnia della statua di Canova nonché di qualche dama che volentieri si presta a consolarlo36. Mantiene intanto rapporti epistolari con l’ormai ex cognata Elisa, se non altro nella di lei natura di Granduchessa di Toscana, ad esempio in materia di affari di culto37. Rivedrà Paolina a Pargi nel marzo del 1811, in occasione del battesimo del figlio di Napoleone38. Ma l’incontro sarà gelido; per vedere il meno possibile Camillo, Paolina si rifugerà a Neuilly39.

Epilogo

Negli anni successivi, le vicende di Paolina sempre più strettamente si intrecciano con quelle del fratello, che vede in lei l’unica tra i suoi prossimi congiunti a non venire da lui principalmente in cerca di gloria e denaro, forte com’era del resto dell’eredità ricevuta da Leclerc40 e di certi preziosi della famiglia Borghese41. Tra una corte e l’altra, tra un amante e l’altro, sarà poi l’unica a seguire Napoleone nell’esilio dell’Elba; l’avrebbe seguito anche a Sant’Elena, se gli inglesi gliel’avessero permesso. Morirà quarantaquattrenne a Firenze il 9 giugno 1825 di tumore al fegato, stavolta non certo frutto di un’abile e capricciosa messinscena. È sepolta a Roma, in Santa Maria Maggiore; non a caso, lì accanto una via porta proprio il suo nome. A conti fatti, a Torino rimase meno di due mesi; ma senza quella dama di compagnia, che la seguì anche a Parigi, forse la storia dell’Unità d’Italia sarebbe stata leggermente diversa…

1TURQUAN, Les sœurs de Napoléon, Paris, Tallandier, 1908, pp. I e 486.

2DI BUGNANO, Napoleone aveva tre sorelle…, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 1998, p. 37.

3ARRIGONI, Paolina Bonaparte allo specchio, in Minerva Medica n. 43 del 30 maggio 1962 (vol. 53), p. 23.

4TURQUAN, cit., p. 141.

5Analoga definizione avrebbe potuto essere applicata agli ulteriori dipartimenti nei quali vennero divise le conquiste francesi in Italia centrale. Nondimeno l’etichetta “au delà des Alpes” continuò a essere utilizzata soltanto per i territori già citati.

6DE FUNES, Paolina Bonaparte Venere imperiale, Torino, Italiana Periodici, 1971, p. 135.

7GIOVANNETTI, Paolina Bonaparte, Roma, Formiggini, 1926, p. 29.

8TURQUAN, cit., p. 250.

9SPINOSA, Paolina Bonaparte l’amante imperiale, Milano, Rusconi, 1982, p. 165.

10Lettera del 26 aprile 1808, AST, Corte, Carte d’epoca francese, m. 47.

11RESSA, Storia del Piemonte a fumetti, Torino, ed. La Stampa, 1993, p. 191.

12DE FUNES, cit., p. 150.

13ARRIGONI, cit., p. 23.

14TURQUAN, cit., p. 250.

15PISCHEDDA, Filippina di Cavour dama d’onore di Paolina Bonaparte, in BRACCO (a cura di), Ville de Turin (1798-1814), Torino, Collana Blu, 1990, p. 111.

16DI BUGNANO, cit., p. 91.

17FRASER, Paolina Bonaparte, la Venere dell’impero, Milano, Mondadori, p. 182.

18D’ALMÉRAS, Paolina Bonaparte, Milano, Dall’Oglio, 1959, p. 194.

19TURQUAN, cit., p. 259.

20CHASTENET, Paolina Bonaparte – la fedele infedele, Milano, Mondadori, 1997, p. 136.

21Nelle veste di vicario – che fungeva anche da capo della polizia della città – viene ricordato con tinte colorite da San Giovanni Bosco, per via dei tentativi compiuti da Cavour padre di convincere il futuro Santo a chiudere le proprie opere per la gioventù, ritenute contrarie all’ordine pubblico. V. TERESIO BOSCO (a cura di), San Giovanni Bosco – Memorie, Torino, LDC, 1987, pp. 131 e 148.

22GIOVANNETTI, cit., p. 32.

23AST, Corte, Carte d’epoca francese, m. 47.

24DI BUGNANO, cit., p. 92.

25FRASER, cit, p. 183.

26Così D’ALMÉRAS, cit., p. 199.

27TURQUAN, cit., pp. 262 ss.

28PARDUCCI, Il matrimonio di Camillo Borghese con Paolina Bonaparte nel carteggio di Luigi Angioini, diplomatico toscano… in La Vita Italiana, anno XX, settembre e dicembre 1932, pp. 45 s. In precedenza, l’Imperatore aveva addirittura vietato alla sorella di uscire senza il suo permesso dal Dipartimento del Po. Si tenga presente che in quel momento Pré Saint Didier faceva parte del Dipartimento della Dora. V. SPINOSA, cit., p. 173.

29PISCHEDDA, cit., p. 116. Dal canto suo, Camillo non si era opposto alla partenza di Paolina senza previa esplicita autorizzazione da parte di Napoleone visto che, su questo punto, aveva ricevuto le rassicurazioni di Giuseppe. Questi, durante la sua recente visita a Torino, aveva garantito che sarebbe stato lui ad assumersi le responsabilità del caso. V. FRASER, cit., p. 184.

30SPINOSA, cit., p. 174.

31ROMANO, Paolina Bonaparte impudica sorella di Napoleone, in I giaguari, n. 9, giugno 1968, p. 107.

32Proprio l’ulteriore abbellimento del castello di Neuilly, senza soluzione di continuità rispetto a quanto fatto in precedenza, da Carolina, sarà una delle principali occupazioni di Paolina negli anni seguenti. Il castello sarà poi dato alle fiamme durante i disordini del 1848; ne sopravvive, attualmente, una sola ala. V. CHASTENET, cit., p. 138.

33Per dare l’idea di che cosa potesse rappresentare una simile somma, possiamo – senza pretesa di precisione e basandoci su alcuni stipendi medi dell’epoca – abbozzare che essa valesse qualcosa come cinquanta milioni di Euro di oggi.

34CHASTENET, cit., p. 138.

35FRASER, cit, p. 184.

36GIOVANNETTI, cit., p. 32.

37Lettera del 9 settembre 1812, AST, Corte, Carte d’epoca francese, m. 47.

38Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte, re di Roma, unico figlio legittimo di Napoleone, nato dal suo matrimonio – il secondo – con Maria Luisa d’Austria. Avendo visto la luce per l’appunto nel 1811, aveva soltanto tre anni all’atto della prima abdicazione del padre, e soltanto quattro quando questi abdicherà definitivamente. In entrambi i casi sarà per un brevissimo lasso di tempo riconosciuto come imperatore dei francesi (proprio in virtù di ciò, nel 1852, suo cugino Carlo Luigi assumerà il medesimo titolo col nome di Napoleone III). Nato da un matrimonio che voleva consolidare l’alleanza tra Francia e Austria suggellata dal trattato di Schönbrunn, Napoleone II sarà politicamente e umanamente vittima del rapidissimo dissolversi di quella troppo illusoria alleanza. Con la definitiva sconfitta del padre proprio ad opera – tra gli altri – dell’Austria, egli venne portato a Vienna e ivi tenuto tassativamente avulso dalla vita politica, specialmente quando i francesi inneggiavano a lui nel quadro della rivoluzione del 1830, che porterà alla destituzione di Luigi XVIII. Napoleone II morirà di polmonite a Vienna, a soli ventun anni, il 22 luglio 1832.

39DI BUGNANO, cit., p. 94 .

40CHASTENET, cit., p. 137.

41GIOVANNETTI, cit., p. 36.

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