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Pragelato: echi nordici ai trionfi della Brignone

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“Voglio esserci anch’io, in mezzo a tutti i cuori del mondo”. Sembrano riechieggiare oggi in quel di Pragelato le note dell’inno dei volontari di Torino 2006, che quasi quattordici anni fa risuonava  quotidianamente qui come negli altri siti di gara. Mentre molti altri di essi, in questi quasi tre lustri, hanno già potuto nuovamente respirare il profumo di quella meravigliosa avventura, a Pragelato quel vento a cinque cerchi non era ancor mai tornato. Oggi, regina per un due giorni del centro fondo costruito quell’occasione è nientemeno che Stefania Belmondo, che ora, mentre scriviamo, è a pochi metri da noi ad assistere in tv al trionfo di Federica Brignone, a otto chilometri da qui.

Coppa Europa di sci da fondo a Pragelato, Coppa del Mondo di sci alpino a Sestriere. Non sappiamo francamente se e quanto tale unità di tempo, di luogo e di azione sia stata voluta. Di certo, da giorni quassù le strade erano solcate da targhe e automezzi di ogni targa e colore… Due località confinanti, sciisticamente comunicanti per mezzo della funivia Traverses-Banchette, che oggi davvero cantano un unico concerto sulla melodia di qui jingle olimpici che abbiamo ricordato in apertura.

Se per Sestriere la Coppa del Mondo è rito ricorrente col vizio di qualche Mondiale, per Pragelato è un sogno sempre meno proibito. Punto di passaggio obbligatorio verso tale meta proprio la Coppa Europa di oggi, che poi è tale per modo di dire. Da un lato, essa può essere vinta soltanto dagli atleti dei Paesi alpini, ma in un’accezione delle Alpi che francamente non avevamo mai sentito e che finisce per comprendere anche… la Spagna (geografia molto più politica che fisica, insomma…); d’altro canto, alla competizione possono partecipare anche gli atleti degli altri Paesi europei e non soltanto, che qui collezionano punti per le classifiche di categoria. Presenti dunque estoni, canadesi, australiani e compagnia bella; non manca che il fondamentale apporto dei Paesi nordici (ma in questi giorni abbiamo già percepito la presenza dietro le quinte dei norvegesi), affinché tutto ciò si trasformi nella Coppa del Mondo.

Sogno sempre meno proibito, come già notavamo. Stefania Belmondo ai nostri microfoni ha espresso ottimismo sul punto, fotografando idealmente una Pragelato che ha risposto positivamente allo sforzo organizzativo. Non saranno però necessari meno di due o tre anni per sapere se tale profezia si avvererà, spostando per un lungo attimo, nuovamente e ancor più intensamente, i riflettori italiani del fondo dai consueti e meravigliosi palcoscenici delle Dolomiti.

Un anello di cinque chilometri, che le donne devono percorrere tre volte e gli uomini sei volte. Tre categorie di età: senior, under 23 e under 20. Oggi è giorni di tecnica classica: sci uniti nell’apposito binario, l’unica possibile fino a una trentina di anni fa quando qualcuno decise di cominciare a pattinare in gara e, dopo i consueti dibattiti regolamentari, nacque la tecnica libera. Oggi quest’ultima la fa da padrona, ma il programma odierno restituisce il fascino delle origini a una disciplina che è la vera culla dello sci. Soltanto nel 1927 – lo ricordiamo – venne l’idea di bloccare i talloni dando origine a slalom e discesa; ancora oggi in diversi Paesi – dalla Russia in poi – quando si dice “sciare” si intende per default lo sci da fondo. Ecco perché la tecnica classica – nomina sunt consequentia rerum – evoca particolari suggestioni ed emozioni storiche, anche se oggi viene praticata con uno stile che sfrutta le straordinarie prestazioni atletiche dei fondisti di oggi, ormai dunque lontana dal quell’antico passo quasi danzato che era ancora chiaramente percettibile nel nostro immarcescibile Maurilio De Zolt.

Mentre dal centro fondo attraversiamo la pista per recarci verso uno dei passaggi più significativi, gli atleti che stanno sul percorso di allenamento si mescolano ai tecnici, ai parenti, ai giornalisti e ai tifosi; tutti quanti liberi di sfiorare gli atleti al loro passaggio, proprio come nel ciclismo. Un gruppo di supporters francesi tiene alta la bandiera della République e saluta il passaggio degli sciatori non solo con trombe e campanacci, ma addirittura accendendo una motosega… Rumorosa magia di una disciplina che sa essere classica non solo nella tecnica, ma anche nel modo di fare della gente, e soprattutto degli addetti ai lavori.

Roberto Codebò

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