
Al via stasera al Cinema Massimo Seeyousound, l’unico festival in Italia dedicato al cinema a tema musicale, che prosegue fino all’8 marzo. Ne abbiamo parlato con Paolo Campana, curatore di Long Play Doc e membro di lunga data del festival.
Paolo, come spiegherebbe ad una persona che non lo conosce che cosa sia il Seeyousound?
Prendete i film di cinema, uniteli con la musica. È una formula alchemica perfetta per un festival che ancora a Torino non c’era. Si chiama Seeyousound, cinematica musicale: dalla fiction ai documentari, soprattutto film in cui si parla di fenomeni musicali, di artisti, di band, ma si parla anche tanto di vita attraverso la musica di tutti i generi e di tutte le risme.
Ci sono tanti titoli tra documentari, cortometraggi, lungometraggi e videoclip. Quest’anno l’edizione del 2026 si chiama “Make Some Noise”. Secondo lei, per cosa si contraddistingue questa edizione?
“Make some noise” vuol dire fare rumore. Facciamo rumore perché siamo circondati da un rumore assordante, quello dell’attualità con le guerre, le contraddizioni e la crisi della cultura occidentale. Fare rumore serve per farsi sentire in questa confusione. La musica è l’elemento che ci riconnette a quel che rimane della nostra umanità e ci fa stare insieme in maniera diversa rispetto a un conflitto. Ogni anno cerchiamo di dare un messaggio differente legato all’attualità che stiamo attraversando.

Si occuperà della sezione Long Play Doc con cinque documentari in concorso. Cosa dobbiamo aspettarci da quest’area?
In un certo senso il protagonista è il tempo: il passato e l’uso degli archivi. Abbiamo un film giapponese che riflette sulla storia politica e musicale del Giappone attraverso i caffè dove si ascoltano i vinili, luoghi che sono rifugi dalla modernità alienante. C’è un film tedesco della Berlinale, I Want it All, sulla storia di Gudrun Gut, una sorta di Marlene Dietrich vissuta dal dopoguerra agli anni ’90. Poi abbiamo Butthole Surfers: The Hole Truth and Nothing Butt
di Tom Stern, regista noto per Spongebob e per i videoclip dei Red Hot Chili Peppers e Marilyn Manson. Il film racconta i Butthole Surfers, una band seminale che ha influenzato i Nirvana. È una sorta di “sinfonia stroboscopica” con animazioni e marionette che rappresenta lo spirito post-punk della band come parodia grottesca del sogno americano.

Ma non finisce qui.
Ancora, abbiamo Pauline Black: A 2-Tone Story sulla cantante dei The Selecter. Racconta la sua crescita nella Londra degli anni ’60 e il riscatto attraverso la scena ska e punk contro razzismo e sessismo, fino alla scoperta delle sue origini africane. Infine, Herbie di Patrick Savey, che racconta Herbie Hancock, un “alchimista” capace di traghettare il jazz verso il funk, l’hip hop e la fusion.
Ci sono due titoli “di avvicinamento” (non in concorso) che consiglierebbe di vedere prima del 3 marzo?
Ce ne sono tantissimi. Uno recente è l’Elvis di Baz Luhrmann del 2022, un ottimo modo per avvicinarsi al cinema musicale attraverso la fiction. In alternativa, cito un mio lavoro del 2012, un documentario sulla passione per il vinile che è stato il film ufficiale del Record Store Day 2012 e ha presenziato alla prima edizione di Seeyousound. Si può trovare su una piattaforma di cinema indipendente chiamata Stream. Sono due modi diversi di approcciare la materia: uno classico e di fiction, l’altro documentaristico su un revival che sopravvive ancora oggi tra i giovani.

Infine, ci può dire almeno un motivo per seguire questa edizione di Seeyousound?
Perché la musica ci aiuta a vivere meglio e a pensare meglio la nostra vita.