Radio Blog: “Ho avuto la fortuna di conoscerlo”


Ben ritrovati da Valter Gerbi. Nel nostro radio Blog di questa settimana parliamo di un grande uomo.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di stringergli la mano, di fare quattro chiacchiere mentre lo seguivo, a causa del mio lavoro, nella ricostruzione della sua vita e dei suoi anni trascorsi a Torino per un documentario in fase di preparazione, una decina di anni fa. Un uomo alla mano, semplice, arguto, capace, con una dignità e dei modi che travalicavano l’ordinario e raggiungevano un livello che pochi hanno mai raggiunto. Grande giornalista e divulgatore scientifico, medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, dodici lauree honoris causa, quaranta libri scritti e il merito di saper spiegare e far piacere la scienza a tutti, sconfiggendo la noia “la peggior nemica della cultura”, come amava definirla. Era nato a Torino il 22 dicembre 1928. Iniziò la carriera come cronista radiofonico, divenendo poi inviato e affermandosi successivamente come conduttore del telegiornale Rai, tuttavia resta noto soprattutto come ideatore e presentatore di trasmissioni di divulgazione in stile anglosassone, con cui ha dato vita a un filone documentaristico della televisione italiana. All’età di sette anni iniziò a prendere lezioni private di pianoforte, sviluppando in seguito un interesse per la musica jazz che coltivò e amò sempre. Nel giornalismo scientifico ha seguito uno stile informale, lontano dagli standard seriosi dell’epoca, avvicinandosi al linguaggio del pubblico, catturando l’attenzione con esempi, battute umoristiche e trovate. Riteneva che la maggiore difficoltà della divulgazione scientifica fosse spiegare i concetti complessi in modo semplice, mantenendo l’integrità del messaggio. Affermava: “Quando un lettore (o ancor più un telespettatore) non capisce, la colpa non è sua: ma di chi non ha saputo comunicare. Cioè dell’autore. È stato lui a cacciarlo via. […] quando sono in moviola, se ho dei dubbi sulla chiarezza di un passaggio o di una sequenza, chiamo il primo che passa nel corridoio (un montatore, una segretaria, un passafilm), mostro la sequenza e chiedo il loro parere. Se vedo un’ombra di dubbio nei loro occhi, rismonto e ricomincio da capo. Perché vuol dire che avevo sbagliato io”. Ci ha lasciati il 13 agosto scorso. Grazie Piero Angela per la tua lezione di vita e per tutto quello che ci hai insegnato.

È tutto anche per questo settantaquattresimo appuntamento. Inviate le vostre osservazioni alla mail di radio blog redazione@zipnews.it A risentirci e buon ascolto.