Radio Blog: “I campioni dello sport non sono macchine da guerra, ma esseri umani, come tutti noi: possiamo chieder loro prestazioni olimpiche e gioire delle loro vittorie, ma non dimentichiamoci dell’altro lato della medaglia”


Ben ritrovati da Valter Gerbi. Nel nostro radio Blog di questa settimana parliamo di tennis, ciclo e incidenti nell’acqua.

Momenti di grande paura nel corso della finale del singolo libero di nuoto sincronizzato, ai Mondiali di nuoto a Budapest: l’atleta statunitense Anita Alvarez è svenuta in acqua, colta da un malore subito dopo aver terminato il proprio esercizio. E’ rimasta per qualche secondo sott’acqua, fino a quando la sua allenatrice si è tuffata nella vasca per soccorrerla. Trasportata in infermeria, è stata dichiarata fuori pericolo. Durante le gare di nuoto, nella stessa manifestazione, la campionessa del mondo dei 100 rana Benedetta Pilato ha spiegato ai giornalisti che la gara vinta non è stata veloce come avrebbe desiderato perché era in pre-ciclo, “Non avrei dovuto secondo il calendario – ha precisato – ma mi ci sono ritrovata e non stavo proprio benissimo”. Qinwen Zheng, dopo la sconfitta all’ultimo Roland Garros, l’open di Francia di tennis, contro Iga Swiatek, ha motivato con i «crampi premestruali» la fatica di reagire. Perché sottolineare questi episodi? Per ricordare, ancora una volta, che i campioni non sono macchine da guerra, ma esseri umani, come tutti noi: possiamo chieder loro prestazioni olimpiche e gioire delle loro vittorie, ma non dimentichiamoci dell’altro lato della medaglia. Ci sono i momenti “no”, ci sono periodi complicati, specie per le donne, ci sono sport che mettono a dura prova i nostri organi e gli incidenti, come abbiamo visto, in quasi tutti gli sport, sono sempre dietro l’angolo e non sempre finiscono bene, anche se i soccorsi sono immediati. Ci sono, è vero, i controlli medici preventivi e quelli periodici e i test medici durante le gare, ma non sempre tutto il sistema è sufficiente e, come nel caso della nuotatrice Pilato o della tennista cinese passa in cavalleria anche ricordarsi che prima di essere atlete sono donne, semplicemente, geneticamente, donne: suvvia, un po’ di rispetto, non vi pare?

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