Don Peyron: “La tecnologia impatta sul pensiero e sul senso”


D: siamo abituati a pensare che la tecnologia incida sulle cose che facciamo è davvero solo così?

R: No, la tecnologia digitale impatta molto di più sul mondo in cui pensiamo rispetto al modo in cui facciamo le cose. Anche se sembra secondario questo è l’aspetto principale. Le tecnologie digitali nascono tutte come tecnologie legate alle informazioni ed ai modi che abbiamo di trasmetterle. Questo impatta sul modo in cui conosciamo la realtà, la interpretiamo e ci poniamo poi di fronte ad essa prendendo delle decisioni. La tecnologia ha sempre più penso nel modo e nei tempi in cui diamo senso alle cose ed agiamo su di esse. Questo spiega in buona parte l’allontanamento delle generazioni tra loro e la fatica di comprendersi.

È un problema che tutte le generazioni hanno sempre affrontato: vecchi che non capiscono giovani e giovani, ormai divenuti vecchi, che non capiscono i nuovi giovani. Questo normale salto e conflittualità oggi assume delle valenze del tutto nuove che assottigliano moltissimo la possibilità a cui corrisponde la necessità di un dialogo tra generazioni senza il quale non resta che il conflitto con reciproche accuse.

D: quindi se stiamo cambiando così in fretta che cosa possiamo fare?

R: non dobbiamo necessariamente rallentare, dobbiamo sapere che stiamo cambiando e farcene carico. Un grande pensatore del nostro tempo, Edgar Morin, dice: “La riforma del pensiero è un problema antropologico e storico chiave. Ciò implica una rivoluzione mentale ancora più importante della rivoluzione copernicana. Mai nella storia dell’umanità le responsabilità del pensiero sono state così enormi. Il cuore della tragedia è anche nel pensiero”.

I tempi che viviamo ci impongono di dialogare di più tra generazioni e recuperare insieme terreni comuni in continenti nuovi, esplorare il futuro già presente mano nella mano. Il libro dell’Apocalisse esprime questo con frasi molto poetiche: i vecchi faranno sogni ed i giovani avranno visioni. Un bel modo per stare insieme in questa casa comune digitalizzata.

In alto il cuore.

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