Don Peyron: “La gratuità apparente del mondo digitale”


D: In rete tutto sembra gratis? È davvero così? Cosa significa gratuità nella trasformazione digitale?

R: La gratuità è un bene fondamentale e valore del vivere sociale, durante la pandemia abbiamo toccato con mano quanto essa possa essere determinante, ma rischia di essere stravolta nella rivoluzione digitale, divenendo addirittura strumento d’ingiustizia.

Buona parte dei servizi che noi tutti usiamo sono gratuiti o apparentemente tali: dalla casella di posta ai social media, dalle piattaforme per la condivisione di file molto grandi a quelle con cui condividere video e immagini. Servizi apparentemente gratuiti perché, come ormai abbiamo imparato a capire, profilano il nostro comportamento in rete monetizzandolo nelle campagne promozionali che sempre di più intercettano i nostri gusti e bisogni.

Questa gratuità perenne, a cui volentieri ci adeguiamo perdendo parte della nostra privacy, comporta conseguenze non direttamente volute o cercate, ma significative rispetto al tema della giustizia e di una cultura di giustizia.

D: In che senso?

Le reti e piattaforme di file sharing ci hanno educato a un concetto tanto semplice quanto affascinante: tutto ciò che è on-line di fatto è gratuito o dovrebbe esserlo. Di qui è nata una battaglia mai conclusa per la difesa del copyright. Il copyright, com’è noto, ha due profili: quello patrimoniale (cedibile), che concerne lo sfruttamento economico, e quello morale (inalienabile), che è il diritto di essere riconosciuto autore di una determinata opera.

Non solo infatti il lavoro di chi produce contenuti non è riconosciuto in termini economici, ma neppure è riconosciuto e riconoscibile il tratto squisitamente umano dell’essere creatori di una determinata opera.

D: Come possiamo agire quindi?

È opportuno ripartire dalla dimensione morale per un nuovo corso, sia attraverso un tracciamento digitale dell’opera, una firma che non possa essere cancellata, sia attraverso una rimodulazione delle abitudini in rete. Si tratterebbe di introdurre forme di micro pagamenti e transazioni comunque di valore, senza che vi siano necessariamente trasferimenti di denaro, che restituiscano però dignità al lavoro e maggiori certezze per chi mette a disposizione di tutti la propria creazione dell’ingegno.

La tecnologia perché questo avvenga è già disponibile, si tratta di creare una diversa consapevolezza nella società che spiga ad applicarla: se l’infosfera è un bene di tutti, come lo è l’ambiente, questo non autorizza nessuno ad appropriarsi di qualche cosa senza il consenso di chi ne è titolare.

A presto, alla prossima settimana, ed in alto il cuore

Leave a Reply