Don Peyron: “I social ci rendono meno individualisti”.


D: Parliamo anche di amore e sentimenti nella trasformazione digitale

R: Dobbiamo innanzitutto spezzare una lancia rispetto al mondo dei social media, per altri versi stigmatizzabili per diverse questioni. Il progetto Why We Post, coordinato dallo University College London (Ucl), ha dimostrato errate alcune precomprensioni nei loro confronti. Il progetto, che ha visto sul campo un team di antropologi in diversi contesti sociali e in diverse aree del mondo, ci consegna un’immagine positiva dei social, racchiusa in 15 scoperte.

Tra esse alcune appartengono alla sfera affettiva: i social ci rendono meno individualisti, non stanno rendendo il mondo più omogeneo e hanno – questo lo immaginavamo – un impatto profondo sulle relazioni affettive, in particolare nelle società altamente conservatrici. Questi strumenti, oltre ad allargare la cerchia delle persone con cui entrare in relazione, permettono di dilatare i tempi di risposta – uno studio ha indicato in quattro ore la soglia migliore – e danno la possibilità a chi è più timido di avere le energie e il coraggio per farsi avanti, procedendo per gradi. Potremmo continuare a lungo, ma ci affacciamo solamente per esprimere un doveroso giudizio iniziale: continuano a non poter essere delle strategie comunicative a garantirci felicità.

D: E fuori dai social? amore e amicizia chiedono autenticità

Amore e amicizia sono degni di tale nome, solo a condizione che siano improntati alla durevolezza: l’amore non si può disconnettere, né riconnettere a piacimento. Se le storie sui social durano 24 ore, le storie nella vita vanno cercate e custodite per durare tutta una vita. Il paradosso della rivoluzione digitale è che mentre i social network permettono di apparire un po’ diversi da quello che si è realmente, un algoritmo invece può scovarci e metterci più a nudo di quanto davvero non si voglia o non si possa. L’amore e l’amicizia, in sintesi, non sono beni computazionali, né merce, né prodotto: dunque è illusorio pensare che un algoritmo possa davvero scegliere per noi esimendoci dall’esercizio della libertà, con i rischi, responsabilità e fascino annessi.

Amore e amicizia sono fatti di vedo e non vedo, di rischio e di oblatività: ogni volta che tentiamo di incasellarli e di prevedere quello che potrà accadere non facciamo altro che avverare la profezia che vogliamo scongiurare.

In alto il cuore.

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