Tav: per la Digos in Valle di Susa usati, negli attacchi ai cantieri, “Ordigni esplosivi” come in Kurdistan


In una recente relazione inviata dalla Digos di Torino all’autorità giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sul centro sociale Askatasuna, sfociata nei giorni scorsi nel rinvio a giudizio di 28 militanti, viene evidenziato che la mobilitazione contro il Tav in Valle di Susa sia diventata “il principale terreno di scontro con lo Stato”.


Gli antagonisti sono arrivati ad utilizzare “tecniche di guerriglia simili a quelle utilizzate in territori di conflitto bellico come il Kurdistan e adattate al particolare contesto boschivo”.

Il dossier mette in evidenza “gli ordigni esplosivi” e gli strumenti utilizzati nel corso degli attacchi al cantiere, tra cui un particolare dispositivo da lancio che per anni è stato un mistero per gli stessi investigatori. Si tratta di ordigni pseudo-bellici e scontri che evocano il conflitto curdo-turco.

Sarebbe stata un’intercettazione del 4 maggio 2020 a permettere agli investigatori di individuare l’utensile. In una conversazione, un militante di Askatasuna spiegava che lo «sparapatate» era portato da «un tipo strano che veniva al campeggio, arrivava, parcheggiava lontano, scendeva a piedi nel bosco e stava sempre bardato».

Tra i vari marchingegni di cui si parla anche il «tubo bomba» usato in Nicaragua: si mette un petardo insieme a una biglia e si spara.

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