
Alla scoperta dell’ultima nata tra le bottiglie dei Marchesi Alfieri, un bianco di struttura capace di evolvere con il tempo.
Dopo una breve parentesi negli anni ’90 in cui produceva un bianco da vitigno internazionale, Marchesi Alfieri inaugura un nuovo capitolo della propria storia con il Colli Tortonesi Derthona Timorasso.
L’azienda è una Tenuta di 21 ettari vitati attorno a San Martino Alfieri (AT), con la Barbera a fare la parte della protagonista. Vanta anche 5 ettari a noccioleto, 21 a bosco, 10 prativi in conduzione, 76 di campi coltivati concessi in affitto e ben 5 di parco storico.
Ho parlato recentemente della sua realtà. QUI.

Dopo oltre trent’anni dedicati all’eccellenza dei vini rossi piemontesi Marchesi Alfieri apre una porta su un progetto che rappresenta contemporaneamente una sfida tecnica, un arricchimento della gamma e una naturale evoluzione.
«Siamo partiti dalla volontà di produrre un bianco che fosse espressione autentica delle terre del Piemonte, con spiccata personalità e capacità di evolvere nel tempo – racconta l’enologo Mario Olivero -. Il Timorasso ci aveva sempre incuriosito perché è un vitigno che sposa la nostra filosofia di vini strutturati, con buona freschezza acida, capaci di esprimere complessità in bottiglia».
Ho scritto più volte la storia di questo vitigno dei colli tortonesi, abbandonato a causa delle basse rese e rinato a fine anni ’80 grazie ad un pugno di vigneron tanto ostinati quanto capaci. QUI.

Marchesi Alfieri ha individuato le condizioni ideali per il proprio Derthona nel comune di Monleale (AL): alcuni ettari con esposizione a est, in parte già vitati e in parte con innesto di nuovi impianti, a 350-400 metri di altitudine. Un approccio che rispecchia la filosofia aziendale, attenta a coniugare innovazione e tradizione, sguardo contemporaneo e memoria del territorio.
«La scelta del vigneto è nata da una riflessione condivisa, ma la decisione finale è stata della famiglia – spiega Giovanna San Martino di San Germano, oggi alla guida di Marchesi Alfieri insieme alle sorelle Emanuela e Antonella e alle nuove generazioni -. Abbiamo voluto investire in un territorio di confine, dove boschi e vigneti convivono in equilibrio e la sostenibilità non è un concetto astratto».
Ho già raccontato QUI quel territorio meraviglioso.
Le uve, non diraspate, sono pressate intere per preservare la delicatezza aromatica. La fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata, in parte ad acino intero, con la tecnica del batonnage e nove mesi di affinamento sulle fecce fini per donare al vino complessità e struttura.
L’annata 2023 è la prima ad essere in vendita ma non è ancora frutto del nuovo investimento, bensì di uve comprate in una vigna vicina.

L’ho assaggiato per la prima volta a Torino in occasione di Grandi Langhe. Era fine gennaio 2026 e quella bottiglia mi era parsa ancora timida ma promettente.
A distanza di cinque mesi ho potuto risentirlo in tutta calma nelle cantine di San Martino ed era già tutt’altra cosa.
Degustato in formato magnum aveva un profilo olfattivo fortemente minerale, ricco e complesso. Mi ha colpito per sapidità e per gli affascinanti accenni di idrocarburi in formazione. Un vino verticale ma allo stesso tempo fresco nelle note di agrumi e frutti tropicali, vellutato grazie ad una notevole pienezza al palato. Lo si compra con 25 euro in vendita diretta.
Il valore aggiunto del timorasso dei colli tortonesi è la sua capacità di saper dialogare con il tempo, aspetto che consente di poter dimenticare per un po’ le bottiglie in cantina senza aver fretta di stapparle.
È particolare la scelta dell’etichetta, di colore blu carta da zucchero per richiamare le caratteristiche marne del tortonese, terreno d’elezione del vitigno.

DOVE
MARCHESI ALFIERI
p. za Alfieri 28 – San Martino Alfieri (AT)
Fabrizio Bellone