Un viaggio tra le Sbarbatelle d’Italia: passione, competenza e tanta qualità


Alcune riflessioni su un movimento ricco di entusiasmo. I migliori assaggi e le belle sorprese offerte dalle giovani gemme dalle radici profonde.

Il recente raduno nazionale delle Sbarbatelle è stato un successo.

Si sono ritrovate tutte insieme un weekend di fine giugno a San Martino Alfieri. Il primo fine settimana dell’estate, sole e caldo mitigati dal fresco degli alberi secolari del parco del Castello.

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Ho atteso volutamente qualche giorno prima di commentare la manifestazione, per rielaborare con calma le emozioni e ristabilire il giusto distacco.  

Ora penso di poterlo affermare senza condizionamenti di alcun genere: le vignaiole under 35 italiane sono una potenza, in virtù della loro competenza, di un entusiasmo senza filtri, di una qualità produttiva evidente.

Alcune tengono saldamente in mano le redini della propria azienda, con posizioni di vertice. Altre stanno ancora crescendo nella formazione e nell’esperienza personale, per costruire il proprio futuro. Tutte sono coinvolte nella condivisione di progetti e consapevoli dell’importanza del proprio ruolo.

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Più che un evento Sbarbatelle è un fenomeno identitario, una manifestazione unica nel panorama delle degustazioni italiane, interamente condotta in prima persona da giovanissime donne.

È questo il segno distintivo, il punto di forza che le lega e che permette ad un pubblico di winelovers curiosi di avvicinarle, conoscerle, ascoltarle.

È un’identità forte, che le caratterizza come un marchio di fabbrica. Le unisce da ogni parte d’Italia, le rende amiche, le convince che dalla collaborazione può nascere solo qualcosa di bello e utile per tutte.

Un secondo aspetto che rende unica la rassegna è la location. Il parco del Castello dei Marchesi Alfieri è meraviglioso, così come l’orangerie e gli altri spazi utilizzati. È un luogo fresco, di ampio respiro, nel quale ci si sente accolti.

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Certo, qualche limite esiste. Penso, ad esempio, alle regioni di provenienza delle Sbarbatelle. Il Piemonte rappresenta circa il 50% delle presenze, quasi tutte a cavallo delle province di Alessandria, Asti e Cuneo.

Si potrebbe pensare che si tratti di un fenomeno localistico. In fin dei conti si parla di un raduno nazionale che si svolge sempre in Piemonte.

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Se è vero che un’identità si costruisce dal poco e dal piccolo, è altrettanto innegabile che le Sbarbatelle siano giovani di nascita come gruppo, così come lo sono di età. Strutturarsi in associazione e presentarsi al mondo del vino è più facile partendo da piccoli numeri e da territori limitrofi.

In questo caso quel limite si trasforma in un punto di forza. Aver saputo aggregare fin da subito altre giovani donne da quasi tutte le regioni del Paese è stata un’operazione di grande merito, che ha aggiunto interesse e curiosità alla manifestazione.

Quindi, se il limite è rappresentato dalla eccessiva concentrazione piemontese, esso diventa anche il punto di forza, perché stimola il pubblico ad approcciare con maggiore voluttuosità le etichette delle altre regioni. Questo aumentato interesse per i vini più lontani e raramente assaggiati ha il risultato finale di invogliare altre produttrici ad entrare nel gruppo, incrementando la percentuale di Sbarbatelle dal resto d’Italia.

È quello che è capitato anche a me nella due giorni di San Martino Alfieri. Non potendo degustare professionalmente tutto quanto è presente, sei spinto a scegliere. Sei portato ad avvicinare altre realtà, perché vivi quella produttrice veneta, marchigiana o campana quasi come una paladina della sua terra, un avamposto che negli anni potrà soltanto crescere.

Quante altre Sbarbatelle esistono senza sapere di esserlo? Questa è la scommessa: scovarle, farle uscire allo scoperto. Mantenendo, almeno per ora, la testa in Piemonte con il prezioso apporto organizzativo della delegazione astigiana Ais.

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SBARBATELLE IMPERDIBILI

Devo innanzitutto scusarmi per non essere riuscito a passare da tutte. In particolare, ho saltato molto Piemonte che già conoscevo e apprezzavo.

Alcuni vini di Alessandra, Beatrice, Elena, Elisa, Giorgia, Giovanna, Francesca, Maria, Paola, Vittoria sono davvero ottimi e di quasi tutti ho già parlato su queste pagine.

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Qui oggi voglio proporre una piccola rassegna di emozioni. Una sola etichetta piemontese, che non avevo ancora assaggiato. Poi qualche chicca interessante in arrivo da posti più lontani.

Vini minori, forse, ma proprio per questo meritevoli della giusta attenzione.

GIULIA ARRIGHI – ARRIGHI ISOLA D’ELBA

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Se siete in vacanza all’isola d’Elba non potete mancare una visita a questa azienda di Porto Azzurro, a due passi dalla spiaggia di Barbarossa. L’IGT Toscana Bianco Valerius 2021 è un’Ansonica che matura in anfora di terracotta. La caratteristica di questo vino sta nella discreta aromaticità del vitigno e nell’affinamento, che avviene in quattro diverse tipologie di anfora, con assemblaggio finale. Ha un ottimo sorso.

L’Elba Aleatico Passito 2021 è un capolavoro. Fa 15 giorni di appassimento in cassette all’aperto, con una resa del 30%. Ha un’aromaticità speciale, è intenso di dattero e di mora, con una spalla acida consistente che bilancia perfettamente i 160 grammi di zucchero residuo. È un vino che ha il sorriso di Giulia e il carattere di questa splendida isola.

MARTINA D’AMBRA – CASA D’AMBRA ISCHIA

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L’Ischia Forastera 2021 porta con sé i profumi di macchia mediterranea che pervadono l’isola e la morbidezza avvolgente della sua carica glicerica. In bocca è pieno di gusto.

L’Ischia Biancolella Tenuta Frassitelli 2021 ha bella intensità olfattiva, note suadenti e freschezza sostenuta. Arriva da un vigneto a 650 metri a picco sul mare, vendemmiato grazie ad una monorotaia. Da provare.

GIULIA FRANCHETTO – FRANCHETTO TERROSSA (VR)

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Il Lessini Durello Metodo Classico Riserva 2014 è uno spumante verticale, di ottima complessità. Questo Dosage Zero da uve Durella affina 72 mesi sui lieviti ed è un ottimo prodotto che può costare intorno ai 25€ in vendita diretta.

VIRGINIA LO RIZZO – TENUTE TOZZI CASOLA VALSENIO (RA)

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Mi è piaciuto molto il Merlot Ravenna IGP Franco 2019, al primo anno di produzione. Non conoscevo né il paese, né la tipologia e devo ringraziare Virginia per avermi informato. Nasce a 500 metri sul livello del mare, nel Parco Regionale Vena del Gesso. È intenso, pieno, giustamente erbaceo. Prodotto in 3 mila esemplari, va in bottiglia dopo 10 mesi di barrique. Costa 13€ in azienda in vendita diretta.

MONICA MONTICONE – CASCINA REY ASTI

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Il Grignolino d’Asti Il Bisbetico Indomato 2020 mi ha riportato ai bei ricordi di vendemmia di troppi anni fa. Amo il Grignolino in acciaio quando è così piacevolmente fruttato e tannico il giusto. Qui poi c’è anche una buona estrazione di colore, frutto della fermentazione sulle bucce di circa una settimana. Nasce su un terreno sabbioso e svolge spontaneamente la malolattica. È veramente buono, ad un costo in vendita diretta in cantina di 8€.

NOEMI PIZZIGHELLA – LE GUAITE DI NOEMI MEZZANE DI SOTTO (VR)

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Godersi un Amarone della Valpolicella 2011 sotto il sole in piena estate non è facile, ma con quello di Noemi ci sono proprio riuscito. Presenta belle note erbacee e tannini morbidi. Ti lascia la bocca pulita, senza voler essere piacione a tutti i costi. È frutto di tre mesi di appassimento, cui seguono quattro anni di barrique nuove francesi. Poi ancora sei anni di bottiglia prima di essere commercializzato. Buonissimo.

REBECCA VALENT – BORGO STAJNBECH PRAMAGGIORE (VE)

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Da una zona spesso poco valorizzata nella qualità ecco in arrivo tre vini che ho trovato molto gradevoli e che Rebecca mi ha permesso di scoprire.

Il Lison Classico 150 2020 è un Friulano in purezza affinato in acciaio, floreale, molto longevo.

L’IGP Tre Venezie Bosco della Donna Sauvignon 2021 è vinificato in acciaio e dotato di ottima finezza. È varietale, giocato su sentori di sambuco, salvia e peperone verde.

L’IGP Tre Venezie Stajnbech Bianco Chardonnay 2020 matura in barrique nuove di rovere francese. Le note dolci del legno sono ottimamente armonizzate e donano bella morbidezza al vino.

MARIANNA VELENOSI – VELENOSI ASCOLI PICENO

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Non le Marche dei Castelli di Jesi o di Matelica, ma quelle picene dell’Offida. Grazie a Marianna per la degustazione di due sue splendide etichette.

L’Offida Pecorino Villa Angela 2021 è buonissimo. È fruttato di pesca bianca, con sentori di ortica ed erbe aromatiche. Scende dritto, verticale, con grande sapidità.

L’Offida Rosso Ludi 2018 è un Montepulciano di bella struttura e tannini, con l’aggiunta di un 15% di Merlot e Cabernet Sauvignon che portano una gradevole nota erbacea.

Fabrizio Bellone

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