Una Storia di Straordinaria Velocità: intervista a Miki Biasion, due volte campione del mondo di Rally


Abbiamo intervistato Miki Biasion, campione del mondo di Rally nel 1988 e 1989 con la Lancia Delta. E’ stato il simbolo della Lancia nel motorsport. Unico italiano a vincere il mondiale di rally, è uno dei più importanti piloti italiani della storia.

Una decina di giorni fa si è conclusa la Mille Miglia, nella quale lei ha partecipato con una Lancia Aurelia. Che tipo di esperienza è stata?

E’ stata un’esperienza particolare perchè ho avuto una macchina dal museo Heritage Hub (la Lancia Aurelia B20 GT) che aveva già partecipato alla Mille Miglia del 1954 e in quello stesso anno aveva fatto anche il Rally di Montecarlo. Dopodichè era stata messa in un museo e un mese fa è stata riesumata e messa in strada dopo alcuni controlli.

Vista l’età della vettura, ha avuto problemi?

Sono riusciuto a portare la macchina fino in fondo alla manifestazione. E devo dire che a parte qualche controllo, l’Aurelia non ha avuto il minimo problema nonostante sia stata una gara impegnativa sia per il chilometraggio che per i grossi problemi legati al traffico. Anche perchè si sono create code durante le ore calde che potevano portare problemi di surriscaldamento.

A questo proposito, questa Mille Miglia, che dalla fine degli anni ’50 ha perso la sua connotazione agonistica, ha ancora un fascino competitivo?

Bisogna precisare che l’evento presenta tante sezioni diverse. A quella che ho partecipato io, l’obiettivo è far viaggiare per le strade italiane molte vetture museali e farle guidare ai vari proprietari che spesso non sono dei corridori professionisti. Di conseguenza non niente a che vedere con quella competizioni in cui correvano Nuvolari e altri piloti.

Passiamo ora alla sua carriera. La sua storia nel rally è legata indissolubilmente al reparto corse di Lancia. Reparto Corse che è stato guidato per decenni da Cesare Fiorio, da molti descritto quasi come una figura mitologica. Che tipo di rapporto aveva con lui?

Fiorio mi ha voluto in Lancia con sè nel 1983 per correre il campionato italiano ed europeo. Questa era una scelta di controtendenza visti i pochi risultati che avevano avuto i piloti italiani a livello mondiale nel mondo del motorsport. Io mi sono guadagnato questa fiducia a suon di risultati. Per questo di lui posso dire che è una persona eccezionale, un grande condottiero.

Da tutti descritto come intelligente e scaltro.

Si, era una di quelle persone che di notte immaginava e ideava le strategia che di giorno si mettevano in atto. Persone che oggi non esistono più perchè anche il mondo dell’automobilismo è cambiato molto. Oggi per le strategia e la gestione ci si affida ai computer e di conseguenza la genialità e l’inventiva dell’essere umano vengono meno.

In alcune interviste, ha dichiarato che la sua vittoria più bella è stata il Rally Safari del 1988. Perchè?

Il gruppo Fiat con i suoi vari marchi aveva tentato per più anni di vincere questa tappa del mondiale, che era la più lunga e la più faticosa del campionato. E proprio per questa sua lunghezza era diventata una tappa molto popolare, seconda solo al Rally di Montecarlo.

Nel 1988 non era la prima volta in cui partecipava a questa tappa.

No, l’avevo già corsa nel 1986 con la Lancia 037, ma non era riusciuto a concluderla per una stupidaggine. Però nel ’88 fu straordinario essere riusciti nel portare a casa questa tappa perchè personalmente avevo anche partecipato alla messa a punto della Delta con cui corsi. Dunque rimane la mia vittoria più bella dopo i due campionati del mondo.

Era una prova anche da un punto di vista fisico, viste le temperature.

Si, era una prova di mille chilometri che si suddivideva in cinque giorni. C’erano delle tappe con temporali e allagamenti e altre situazioni complesse, dunque per evitare i disagi spesso la distanza temporale tra una tappa e l’altra era minima. Per cui si guidava per venti ore di fila e solo tre ore di riposo. Questo era un problema sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista meccanico, perchè talune volte mancava il tempo per l’assistenza tecnica alla vettura.

In tutta la carriera, spesso ha avuto al suo fianco come navigatore Tiziano Siviero, con cui ha vinto i suoi due mondiali.

Con Tiziano eravamo compagni di liceo e abbiamo iniziato a correre insieme, facendo esperienza da zero tutti e due. Abbiamo costruito il nostro equipaggio negli anni lavorando con grande serietà e grande professionalità e tutto questo ci ha premiato negli anni con i risultati.

Quanto è decisiva nei risultati l’alchimia tra pilota e navigatore nel rally?

Diciamo che tra professionisti nel mondo delle corse ci si intende sempre anche se non si intrattengono rapporti di amicizia. Nel nostro caso, il rapporto di amicizia e complicità sicuramente ci ha aiutato molto ad essere competitivi e vincenti.

Nel 1991 lascia la Lancia, che l’anno seguente chiuderà la sezione corse, per andare in Ford. Come ha vissuto questo cambiamento e che esperienza è stata quella con la casa americana?

Io sapevo già che Lancia avrebbe chiuso il reparto corse e dato in gestione per un solo anno le proprie vetture ad una scuderia privata chiamata Jolly Club. Per questo lasciai la casa torinese e scelsi Ford perchè i presupposti erano molto buoni perchè ci sarebbe stato un solo anno di “purgatorio” per entrare in sintonia con la squadra e per migliorare la vettura, la Ford Escort che sulla carta era la macchina più competitiva rispetto a tutte le altre.

Lei infatti riuscì a portare a casa un’altra tappa del mondiale nel 1993, senza però ricentrare il mondiale piloti.

Si, il team non è stato in grado di sfruttare quel vantaggio tecnologico e di prestazioni che la vettura offriva, nonostante alcuni buoni risultati siano comunque arrivati.

Ritornando a Lancia. Secondo lei perchè la Delta sia la macchina che è rimasta maggiormente nell’immaginario collettivo, nonostante abbia vinto anche con la Stratos e con la Fulvia?

La Delta è la vettura più vincente della storia, perchè ha vinto più gare e più mondiali di qualunque altra macchina. Inoltre la Delta, rispetto alla Stratos o alla 037, era una vettura che potevamo trovare nei concessionari a dei prezzi accessibili a tutti.

Rimanendo sempre nel tema Lancia, recentemente è stato annunciato il ritorno nel rally della casa torinese, nel quale lei avrà un ruolo di supporto. Di che cosa si tratta?

La Lancia sta facendo un rientro nel mondo del rally a piccoli passi e in assoluta modestia. Verrà prodotta questa Ypsilon per la categoria Rally4 per poter dare ai giovani piloti la possibilità di cimentarsi. Infatti ci sarà proprio una classifica a parte, in questa categoria, dedicata ai piloti che guideranno la Ypsilon. Inoltre, se il cambiamento dei regolamenti per il 2027 nella categoria principale sarà tale da non spendere cifre folli per partecipare al campionato mondiale, non è detto che Lancia non possa farci un pensierino. Anche perchè Lancia è parte di Stellantis, che ha già un reparto corse con Peugeot e Citroen.

Per salutarci, le chiedo le sue tre auto della vita.

La prima è la Delta S4, la vettura più potente che ho mai guidato. Poi in questa classifica sicuramente inserisco la Lancia Delta, visto che sono il pilota che ha vinto il maggior numero di gare con quella vettura. E infine la Lancia 037 con la quale ho vinto il campionato italiano ed europeo.

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