Vermouth e gin su misura, in attesa di lanciare un glogg sul mercato nordico


Alla scoperta di The Spiritual Machine e del suo modello di creazione di una bevanda alcolica personalizzata. La realtà torinese condotta da Matteo Fornaca e Matteo Dispenza lavora con chef e cantine per sviluppare unicità e innovazione. L’intervista con Matteo Fornaca e il calendario del format Esperienze.

The Spiritual Machine è una startup innovativa nata a Torino nel dicembre 2017 con l’obiettivo di rivoluzionare il mondo degli spirits artigianali, rendendo accessibile a chiunque la creazione di una propria linea di alcolici.

Guidata da Matteo Fornaca e Matteo Dispenza, ha un’idea di base semplice, ma allo stesso tempo ambiziosa: trasformare un settore tradizionale come quello del beverage in un campo aperto all’innovazione, alla personalizzazione e alla partecipazione.

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L’IDEA E LA SUA REALIZZAZIONE

L’azienda non è una distilleria, ma connette in rete un laboratorio interno, distillerie partner e professionisti del settore. Il suo modello è flessibile e tende a sviluppare prodotti su misura, come gin, vermouth, amari o bitter. In questo modo anche piccoli produttori, ristoratori o imprenditori possono arrivare ad avere la propria bevanda alcolica.

The Spiritual Machine accompagna il cliente lungo tutta la filiera, dall’idea iniziale fino alla vendita finale.

Il primo ambito di lavoro è la creazione e lo sviluppo del prodotto, dalla ricetta fino al prototipo e alla produzione; il secondo è la consulenza strategica e di mercato; il terzo riguarda il supporto commerciale e logistico.

L’azienda non si limita a lavorare sulla creazione di bevande alcoliche, ma ha sviluppato una serie di percorsi immersivi che rientrano in un format chiamato Esperienza.

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Si tratta di un calendario di date per scoprire, degustare e creare, volta per volta, un alcolico, un gianduiotto o un gelato. Non uno qualunque, ma il proprio.

Info: www.esperienza.cominfo@esperienza.com

L’INTERVISTA CON MATTEO FORNACA

Incontro Matteo Fornaca nei suoi uffici di piazza Teresa Noce a Torino e gli chiedo subito come è nata The Spiritual Machine.

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«Siamo partiti recuperando un marchio storico di vermouth e realizzando dei kit per consentire a chiunque di fare la propria bevanda alcolica in modo veloce, sicuro ed economico. Poi abbiamo trovato la nostra strada: creare bevande alcoliche personalizzate con un modello diverso da una distilleria».

Com’è scattata la molla?

«Un’azienda di Pesaro ci ha chiesto di realizzare un vermouth partendo da un suo prodotto. Abbiamo compreso subito che sarebbe stato unico ed innovativo permettere a mille persone di realizzare altrettante bottiglie, piuttosto che tentare di farne e venderne 100 mila delle nostre, in attesa di essere acquistati da qualche grande gruppo».

Qual è la tipologia di professionisti che si rivolgono a voi?

«Oggi lavoriamo nella regalistica, direttamente con gli chef, oppure con le cantine che vogliono aggiungere un prodotto a catalogo senza troppi pensieri. Al momento una ventina di ristoranti, una cinquantina di cantine e qualche altro soggetto».

Parliamo delle cantine.

«Cerchiamo quelle che vogliono sviluppare spirits a base vino, interessate a lavorare con un partner che fornisce un prodotto di alta qualità, occupandosi di tutto. A loro suggeriamo di assicurarci un buon bianco di base, ma lasciamo libera la scelta su che cosa darci. C’è chi ci dà il più semplice che ha, chi qualche avanzo di magazzino, chi vuole sviluppare qualcosa di alta fascia partendo da etichette di punta».

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Come si svolge il vostro lavoro?

«Chiediamo sei bottiglie e cominciamo a sviluppare l’idea. Ci sono produttori che non danno indicazioni, altri che indicano le botaniche che desiderano trovare, poi ci sono le competenze che abbiamo sviluppato noi in questi anni. Sul vino che la cantina ci fornisce per noi è fondamentale fare un prototipo del prodotto che sarà. Sviluppiamo dei campioni e li sottoponiamo al loro esame. Quando definiamo il prodotto partiamo da un ordine minimo di 500 bottiglie, che per un’azienda significano circa 280 litri di vino. Un investimento da 5 mila euro circa».

Generalmente come viene utilizzato il vostro prodotto?

«Le destinazioni principali sono le degustazioni in cantina, spedizioni a bar e ristoranti con i quali l’azienda collabora, la distribuzione all’estero».

Non avete una distilleria interna.

«Lavoriamo con diverse distillerie sul territorio a seconda del prodotto».

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Che cosa ne è della ricetta?

«La ricetta resta a noi, facciamo un gran lavoro di ricerca e di sviluppo per arrivarci. Ci piace anche che sia indicato in etichetta che il prodotto finale ha avuto il nostro apporto».

La mancata proprietà della ricetta non rappresenta un limite per il vostro cliente?

«Normalmente può capitare quando si arriva a volumi molto alti. In questi casi discutiamo insieme della cessione, perché per noi conta di più il valore del cliente che quello della ricetta in sé. L’importante è che il cliente sia soddisfatto, continuare un rapporto di lavoro è più rilevante del mantenimento di una proprietà intellettuale».

Che relazione avete con i ristoratori?

«Lavoriamo molto con gli chef stellati. A Claudio Sadler facciamo un vermouth con una base di moscato secco, per Andrea Aprea abbiamo realizzato un amaro e stiamo definendo un vermouth. Lo servono al ristorante, lo utilizzano durante eventi, o lo regalano come un prodotto personalizzato».

Quale potrebbe essere la creazione del futuro, quella da non farsi scappare?

«A me piacerebbe spingere sul glogg (la versione scandinava del vin brulè, n.d.r.), sul mercato nordico potrebbe essere una bella scommessa. C’è interesse e non lo fa nessuno».

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DOVE

The Spiritual Machine

Piazza Teresa Noce 17 D – Torino

tel. 0110120770 – 3929925305

www.thespiritualmachine.com

Fabrizio Bellone